elisa con letizia

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 Nella telefonata mi prese un colpo, un mezzo accidente.

Pina, ma sei proprio sicura? Non ho mai messo mano a una Proposta di legge!

Dico che a te tocca. E sento che sarà la cosa giusta per noi tutte. Non lo so, lo sento.

Ecco, la Delegata sentiva.

Allora è arrivato il momento di scrivere qualcosa che ho detto tante volte solo come accenno.

Per le feste di Natale 2006, una donna molto cara mi aveva regalato l’ultimo cd di una cantante che amo moltissimo.

Elisa, come e più di Prestigiacomo, non conosce il guaio vero che ha fatto. Non lo conoscerà mai fino al giorno in cui mi deciderò a dirglielo di persona.

Ascolto quel cd, durante le feste e dopo. Lo ascolto e lo riascolto.

Una canzone mi resta nella mente. Perseguita i pensieri. Qualcosa che non c’è. La conosco a memoria, potrei trascrivere interi pezzi, andando a random. 40

Sarà la musica, la musica prima di ogni altra cosa a farmi dire sì. La musica e l’incoscienza. O forse una larvata coscienza che forse sì, si poteva fare.

Con le donne di cittadinanze ero alle prese con i primi mesi del nostro Parlamento.

Come un’illuminazione, penso che è da lì che dobbiamo ripartire.

Non dalle mille grandi e piccole trappole del burocratese ministeriale e parlamentare dei giorni nostri, ma dalla Costituzione.

Dalle parole scritte e ancor di più da quelle quasi celate in tanti discorsi per arrivare all’articolo 51 come noi lo conosciamo.

Come lo conosciamo nella parte originaria. Lasciando perdere la riformina da riformatorio del 2003 intervenuta per aggiungere il nulla.

La riprova che aveva aggiunto il nulla, o comunque qualcosa di non cogente, la Ministra Prestigiacomo la ebbe anche prima di versare lacrime cocenti, due anni dopo, quando nel 2005 l’intero Parlamento, destra centro e sinistra, se ne fregò altamente di una riforma costituzionale (sulla carta) fatta per consentire le quotine!

Tornando alla mia decisione: ok, mi dico, prenderò un anno sabbatico dallo studio; ok, sconvolgo i piani di lavoro di ricostituente in cittadinanze.

Mollo tutto e prendo a navigare tra parole di Commissioni e Sottocommissioni. In solitaria, per il momento. Non me la sento di coinvolgere altre in un attraversamento che può farci perdere la destinazione. Non ho voglia di trascinare nessuna in qualcosa che non so bene neanche io dove mi porterà.

All’inizio, mi sembra di essere proprio come una barca a vela piccola piccola che parte per una transoceanica. Sola, con tanta acqua a bordo per la mia sete. Siccome non so dove andrò a parare, tengo per me viaggio e bussola.

Con Stefania Guglielmi avevamo già studiato tutti i progetti di legge sulle quote. Tutti, nessuno escluso. Tutti, provenienti da maggioranze e opposizioni avvicendatesi dal 1993, dalla legge sulle amministrative con le prime quote, cadute poi sotto la mannaia della Corte Costituzionale.

La prima soluzione possibile, copiare pari pari le proposte con un linguaggio decente e sostituire al 30 un bel 50, la scartiamo subito, ma ancora non sappiamo come fare.

Studiamo tutto, veramente tutto. Incluso il progetto Prestigiacomo bocciato nel 2005, misere quote corredate da montagne di carta patinata, abbellite da paroloni come drafting legislativo e altro del genere. Per non dire delle trascrizioni di dibattiti parlamentari 2002-2003 che sono uno schifo. Altro che Costituente! Leggere per credere.

C’è ancora tutto sul web, basta cercare, ci sono tutti i nomi e i cognomi, da destra a sinistra. O da sinistra a destra, come è giusto leggere in occidente.

Toni del dibattito parlamentare a parte, si tratta di proposte di legge tutte parziali, parlo intanto del piano giuridico, nel senso che si occupano chi della Camera, chi del Senato, chi di entrambi, ciascuno a compartimenti stagni. E si tratta inequivocabilmente di quote, incluse le più ardite del 50%.

Studiamo anche il parere fornito da Carlassare alla regione Friuli che poco prima, forte del suo Statuto speciale, aveva voluto una verifica sulla costituzionalità di un 50%. Sì, la stessa Carlassare, una delle esperte che declineranno l’invito di Udi per motivi vari.

Tornando a me, parto con la barchetta ricostituente e allo stesso tempo prendo a scrivere di getto Che Storia… per fermare i pensieri. Solo dopo, la trasformerò in un resoconto in corso d’opera a puntate per il sito, dalla primavera 2007. Un resoconto interrotto, perché c’era tanto altro da fare.

Studiamo tutto e una buona parte di quel tutto, col titolo Storia di parole, opere e congiunzioni per ora si trova in forma cartacea nel Fondo MAC 2010 per l’Archivio centrale, comprese le stampe di alcuni Lavori della Costituente, che ancora e ancora valgono.

Nel frattempo, in quegli inizi del 2007 e per frattempo intendo una corsa di poco più di un mese, fino al Primo Seminario alla Sala Olivetti di febbraio, la mia barca va a cercare le parole di Padri e Madri, senza sapere di preciso cosa mi diranno dal 1946 e dintorni, ma sento che qualcosa c’è.

Sento, proprio come diceva Pina. Un sole c’è da qualche parte nelle carte, lo vedrò prima o poi, miracolosamente. Miracolosamente, proprio come cantava Elisa.

Letizia Gianformaggio è andata via da questa terra nel 2004. Non era una costituzionalista. Era una filosofa del diritto. Avevo già letto lei e su di lei. Letta anche la recente pubblicazione postuma Eguaglianza, donne e diritto a cura di Facchi, Faralli e Pitch, editata dal Mulino nel 2005.

Non sono una d’accademia. Non darò altro tipo di informazioni così dettagliate. Men che meno bibliografia. Tuttavia, con gli altri di Letizia quel testo merita di essere letto. Oggi andrebbe letto col cuore puro da chi ieri, prendendo a pretesto differenza sessuale e disparità, ha tentato di screditare una Campagna per la Democrazia paritaria.

Tra un po’ scriverò anche di questo. E invece, per dirla con le stesse parole di Letizia, il punto vero è di prendere sul serio l’uguaglianza!

Fatto sta, per tornare ai primi del 2007, che mentre la mia barchetta va e viene dalla Costituente, ogni tanto mi capita di fare cose strane, tipo allontanarmi da quel pc dove avevo deciso di restare incollata per giorni e giorni, andare alla finestra, guardare fuori i tigli con le foglie morte, alzare lo sguardo verso un punto lontano all’orizzonte e dire a bassa voce: che dici, Letizia? sto sbagliando tutto?

Quando mi sento in forma, mi capita di sentirle rispondere: secondo me no, vai pure. Dopo un po’, la vedrò come un delfino accanto alla barca.

Letizia compagna di viaggio e suggerimenti di rotta, importante né più né meno dell’altro delfino, ogni tanto in disparte, Elisa.

Potrà sembrare assurdo, ma è così che è andata.

Nessun file digitale, nessun rimando di note tra parentesi per questo pezzo piccolo così, inversamente proporzionale all’importanza.

Più piccolo di quello per Elisa. Nessun file nella Cisterna, basterà usare i motori di ricerca, con letizia.

vai

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NOTE

40 Il file per elisa si trova nella cartella varie ed eventuali 2007 [06].
N.B. i riferimenti in nota attengono a file contenuti nella Cisterna.
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