l’undicesimo

Ritorno alle origini. Al volo. Il filo rosso parte da lì.

Sono entrata nell’Udi nell’aprile del 1985. Pochi mesi prima avevo conosciuto a Lecce Pina Nuzzo.
Questo fatto per me è stato determinante sia per decidere di appartenere ad una Associazione che mi era pressocchè sconosciuta, sia per decidere di rimanerci nonostante le difficoltà iniziali.

Quando l’ho conosciuta, l’Udi era reduce da 3 anni dalla sua storica decisione di azzerare l’assetto organizzativo,  annullare tutte le cariche dirigenziali, cancellare ogni forma di rappresentanza e infine, almeno sulla carta, ripudiare ogni legame con i partiti della sinistra italiana.

Tutto questo per me era dirimente e tutto questo era incarnato da Pina.

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1978 modena – 8 marzo unitario
udi e collettivi femministi
al microfono pina nuzzo

Si deve sapere che dal 1945 l’Udi era strettamente legata al Partito Comunista Italiano. Non è mia intenzione qui dipanare i come e su tutto i perché di una vicenda molto intricata e densa di avvenimenti. Vicenda poco narrata e ancor meno storicizzata. Certamente vicenda piena di conflitti e altrettante prese di posizione dove via via le donne dell’Udi tra mille difficoltà e contraddizioni si andavano affrancando da un legame che, se all’inizio era stato vitale, nel corso del tempo aveva mostrato le sue molteplici implicazioni negative: banchi di prova di tale difficoltà di rapporto furono la vicenda del divorzio prima e dell’aborto poi.
L’Udi dal 1945 aveva una organizzazione identica a quella di un Partito, con sedi locali, comunali, provinciali e regionali, con le Delegate a Congresso e ogni discendente conseguenza sul piano organizzativo e politico, per non dire delle implicazioni legate alle vicende personali delle donne Udi in carne ed ossa. Quest’ultimo è senza dubbio l’aspetto rimasto più nell’ombra.
Per ora basti sapere che dal 1945 ogni donna che in Italia ha assunto cariche politiche istituzionali e/o  di partito in Italia, se proveniente da ambienti di sinistra, aveva fatto gavetta nell’Udi. Da Nilde Jotti a Giglia Tedesco, da Adriana Seroni a tantissime altre.
Scrivo storica decisione perché si trattò di una presa di posizione grave che ha segnato indelebilmente la vita associativa Udi e le esistenze individuali di molte donne Udi, ma poco o niente è stato mandato alla Storia di tale decisione, per motivi vari.
In ogni caso, fu assunta a larghissima maggioranza nell’XI° Congresso Udi del 1982:
- Congresso molto partecipato dove vennero affrontati i nodi principali della politica delle donne in Italia, primo fra tutti la sua autonomia da ogni ingerenza esterna;
- Congresso  così denso ed evocativo per le decisioni assunte da essere indicato da quasi tutte quelle che lo citavano con la sola locuzione l’undicesimo.
I punti salienti di tale decisione si trovano nei numerosi Atti presenti in Archivio Centrale e su tutti in un testo corposo intitolato Udi: laboratorio di politica delle donne.1
A me qualcosa hanno detto alcune delle donne che promossero e/o parteciparono attivamente all’undicesimo.
Tra queste la stessa Pina Nuzzo, con cenno a dettagli e risvolti di una decisione partita da chi componeva allora la Segreteria nazionale dell’Udi e poi recepita dalla maggioranza delle Delegate a Congresso. Nell’Udi come dappertutto gli eventi più significativi sono sempre stati determinati dal connubio tra dimensione collettiva e presenza di individualità particolari.
Nel caso dell’undicesimo le decisioni assunte da quelle donne ricaddero direttamente e in modo pesante sulla vita di alcune di loro. Nuzzo per esempio nel 1982 ricopriva carica istituzionale nell’Udi di Modena, era come si suol dire una funzionaria, aveva uno stipendio e un potere di rappresentanza che furono, come per tutte le altre, azzerati in un colpo solo con l’undicesimo.
Un corollario non di poco conto di quella storica decisione del 1982, del resto, era stata la restituzione (e definitivo rifiuto per il futuro) del finanziamento che Udi riceveva annualmente dal PCI: se non ricordo male parliamo di una cifra che allora si aggirava sui 200 milioni di lire.

1
Vedi qui la nota 89.

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