autoconvocarsi a breve

Fin dall’inizio, la nuova diligenza Udi darà dimostrazione di discontinuità di bassa lega.

Il tutto acuito dal fatto che si tenterà di spacciare anche l’inverosimile come qualcosa che ha a che fare con la tradizione Udi, financo quella dell’undicesimo.

Ho già detto delle parole con cui esordiscono nel loro incarico le 2 Responsabili, quelle sulla continuità, quelle dove si ringrazia Pina Nuzzo.

A superarsi però sarà chi scriverà (a proposito, chi è che scrive?) a nome del nuovo Coordinamento Udi.

In premessa vi è da ricordare che, tra le altre cose, nell’undicesimo si era deciso che le Assemblee Udi da quel momento in poi sarebbero state tutte e sempre autoconvocate. 
Nel senso che la prima dopo il Congresso del 1982 avrebbe convocato la successiva, e così via.
Un accenno al senso delle tante auto-cose Udi l’ho fatto già in a carte scoperte.
Ebbene, nella loro prima missiva – datata 28 ottobre 2011 – le nuove diligenti informano tutte che… il Coordinamento si autoconvocherà a breve. 
Appena ho letto non ho potuto reprimere la risata.
 Autoconvocarsi a breve.
Come dire… convocarsi da sole? Mah!
Traduzione alta del senso dell’autoconvocarsi, non c’è che dire!
Traduzione giusto nel solco della tradizione!
Ora che ci penso, la parola tradimento ha la stessa radice.


Questo, con altro, mi spingerà a comporre Caracalla, dove scrivo che, con tutta probabilità, anche l’Assemblea prossima ventura si sarebbe autoconvocata dal nulla, da sola. Per opera di un qualche santo spirito.

Va detto che nello Statuto Frankestein la parola autoconvocazione scompare, con altro.
E pure, quelle donne continuano a usare maldestramente parole che non conoscono.
Non le conoscono per non averle mai praticate.
E non le conoscono autenticamente neanche quelle tra loro – e ce ne sono – che hanno fisicamente preso parte ad Assemblee autoconvocate, nel passato.
Ma facevano finta anche lì. Non c’è altra spiegazione.

Una cosa nella quale compare fin da subito una vera discontinuità nell’operato della nuova diligenza sarà la gestione della posta elettronica.
Cito un episodio che mi riguarda direttamente.

Il 6 maggio 2012, all’ennesima mail in chiaro da parte delle maldestre gestore dell’indirizzo di posta elettronica udinazionale@gmail.com, decido di diffidare. 1

Da quel momento, con sommo mio gaudio, non ricevo più missive, nè in chiaro, nè in recipiente anonimo, da parte di quelle donne.
Non le ricevo, ma a volte mi capita di venire informata di qualche gustoso retroscena. (continua)

vai

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1
Ecco l’integrale della mail inviata il 6 maggio 2012 a udinazionale@gmail.com:

Gent.ma Sig.ra Vittoria Tola,
non la conosco e non è mai intercorso tra noi alcun contatto mail.
Ella è venuta in possesso del mio indirizzo mail nel dicembre 2011 nella Sua veste  di rappresentante legale dell’Associazione Udi con sede alla via Arco di Parma 15 in Roma, qualità in virtù della quale è anche responsabile dell’indirizzario riferito all’indirizzo mail udinazionale@gmail.com.
La sottoscritta è stata a suo tempo inserita nel suddetto indirizzario – composto da iscritte e non iscritte alla suddetta Associazione - dalla rappresentante legale che l’ha preceduta.
Nella gestione precedente, le comunicazioni mail alle iscritte oppure ad un indirizzario più ampio, come nel caso di comunicati stampa, sono state inviate sempre usando il così detto ”recipiente anonimo”, che altro non è se non il comunissimo conosciuto accorgimento da adottarsi nelle comunicazioni mail generalizzate, a garanzia della privacy individuale.
Nella gestione precedente, ho ricevuto mail con indirizzi di destinatarie in chiaro solo nei seguenti casi:
1) su mio consenso espresso;
2) invii a gruppi ristretti, le cui componenti si conoscevano e hanno preventivamente approvato.
Giorni fa dall’indirizzo mail udinazionale@gmail.com ho ricevuto comunicazioni inviate con decine e decine di indirizzi in chiaro, alcuni da me conosciuti, altri no. Alcune delle suddette mail risultano firmate da Lei, altre sono senza alcuna firma. Tale comportamento non solo sovverte la prassi precedente, ma sopratutto – non essendo la sottoscritta neanche iscritta all’Associazione – viola nei miei confronti le più comuni norme in fatto di privacy.
Ho avuto conferma da altre donne che non si tratta di un caso sporadico, ma di un vezzo costante, non importa se frutto di ignoranza della legge, sciatteria, imperizia tecnica o altro.
Ciò che conta è la violazione oggettiva nei miei confronti di cui Ella è responsabile, anche per i casi in cui abbia delegato altre donne all’uso dell’indirizzario.
Per conseguenza, mi vedo costretta a diffidarLa dal perseverare in tale comportamento, preannunciandoLe fin da ora azione legale.
Distinti saluti
Milena Carone

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