madonnina dei dolori

Affronto una cosa che è rimasta dentro di me a lungo e che non è uscita a carte scoperte. Solo un piccolo cenno con omissis nella Cisterna. Una cosa che mi ha fatto male.

Ho provato dolori in Udi.
Quelli più forti non li hanno provocati le ondine anomale.
Nè le querele al vento.
Perchè conoscevo abbastanza bene la natura di certi mulini.
Quando il loro prodotto si è cosparso come farina anche su di me.
Non nutrivo speranze.
Non sono rimasta disillusa e neanche tanto amareggiata.
Solo, quanto basta, incavolata.

Nel dolore che vado a dire invece ci sono rimasta un bel po’.
Non si tratta tanto di svelare un omissis su cose gravi compiute ai danni di Udi.
E a dirla tutta, per quanto riguarda l’episodio scatenante, non si tratta neanche di svelare un vero e proprio omissis.

Perchè la cosa è stata commentata pubblicamente (in Udi, intendo) da Pina Nuzzo in prima persona.
Forse, e dico forse, non si tratta neanche di qualcosa che abbia un grandissimo senso collettivo.

Voglio raccontarla per dire del baratro di miseria cui si può giungere todo modo para buscar…


Zanette Chiarotto è una donna che vive a Trieste.
Eravamo insieme nel Coordinamento Udi del 2005/2007.  1

Il nome di Zanette Chiarotto – per la precisione il suo cognome e l’iniziale del nome – compare solo una volta nel testo a carte scoperte.  2

Nella Cisterna il nome e il cognome per intero sono presenti solo una volta. 3

Sempre nella Cisterna, però con omissis, si trova una mail in data 15 giugno 2007.
Titolo: dalle province orientali… 4

Ancora nella Cisterna si trova l’audio integrale dell’Assemblea di gennaio 2010 a Pesaro, sempre quella. Dove tutto o quasi cominciò.
Vedere
nota 210 in donne udi a pesaro

Ebbene, in quella registrazione non si odono alcune parole pronunciate durante la mia esposizione del bilancio Udi.
Non le ho udite certamente io, presa com’ero da grafici e tabelle.
Le ha udite perfettamente Pina Nuzzo.

Zanette Chiarotto ha pronunciato le parole contenute nella mia nota dal titolo bilanci sovraesposti. Trattasi dell’ultimo mio allegato presente in Cisterna, l’ultima riflessione in assoluto, rintracciabile nel reparto mac 2010. La riporto integralmente in nota.  5

Pina, in una successiva riunione Udi ha commentato la faccenda da Signora quale è.
Dicendo pressappoco quello che io stessa ho scritto a mesi di distanza in quella nota: “è indicativo che in sede locale qualcuna si meravigli di tali cifre così esigue. Evidentemente, in alcune sedi locali la faccenda soldi sta messa molto diversamente”.

Io che non sono una Signora, e non lo ero neanche a Pesaro, se avessi udìto con le mie orecchie quelle parole, se le avessi anche solo intuite con il mio acufene, non so cosa avrei fatto di Zanette Chiarotto.

Chiarotto che nelle ultime riunioni Udi era sempre accompagnata da altra donna di Trieste, di cui non ricordo il nome, ma l’appartenenza sì. Trattasi della donna della clava. Ebbene sì, perchè anche a Pesaro l’accompagnava.
Yabba dabba du!

Quella donna, con lei Chiarotto, e con Chiarotto altre, non deve aver digerito il mio richiamo alle regole, e non solo quello.
Non deve aver sopportato di sentire che denunciavo (senza neanche citarla, perchè… vedi peccati e peccatrici) un’altra che aveva firmato come Udi un Manifesto di Rifondazione comunista per le europee del 2009. Con altre, si sarà sentita chiamata in causa, anche indirettamente? Con altre, aveva qualcosa in serbo, nel proprio armadio udìno locale? 6

Se allora qualcosa sapevo, oggi non mi interessa più saperlo nei minimi dettagli.

So di avere provato dolore perchè si trattava di Zanette. 

Emblematica vicenda, del resto.
Può servire a comprendere fino a che punto si può giungere, quando si ha non solo la coda di paglia, ma molto altro da perdere.
Chiarotto, e non solo lei, sapeva a Pesaro che il nuovo corso era giunto al limite, almeno quello della pazienza.
Forse, sapeva che alcune vicende locali sarebbero state messe all’indice.
Come altre, ha agito di conseguenza.
In quel frangente, Chiarotto ha scelto quel modo per esternare la propria contrarietà.
Chiarotto in genere così composta, quasi una piccola icona di certe madonnine orientali.
Se qualcuna ha voglia, qui trova il suo intervento alla cosa chiamata Congresso 2011, dove si rinviene la parola schizoide.
Il mio dolore è passato.
La sua miseria resta.

 

_______________________

1
Chiarotto è l’autrice delle foto con le quali è stata composta da me la fotoromanza cassazione. Vedere nota 50 in sit-in barricato e dimissioni annunciate. E poi vedere Cisterna.
Chiarotto era una donna molto dolce, almeno questa era la sensazione che mi trasmetteva. Quando ha avuto problemi di salute, le sono stata accanto – virtualmente – anche perchè conoscevo abbastanza quel tipo di vicissitudini.

2
Compare nell’elenco delle donne salite con me in un’Aula di Cassazione, il 17 maggio 2007. Vedi nota citata sopra.


3

Vedere in Cisterna la cartella 04 snu 2006 > assemblea maggio > interventi.


4

Quella mail è stata inviata da Zanette Chiarotto.
Nella mail Zanette, rivolgendosi a me, mi chiede di non arrabbiarmi.
Spiego per chi non fosse una lettrice sfegatata e puntigliosa di a carte scoperte. Puntigliosa almeno quanto me.
Non mi preoccupo se si ha l’idea che mi arrabbio facilmente.
Ma per tutto c’è una misura.
E in questo caso, anche una spiegazione grande quanto una Campagna.
Alla data di quella mail, la sottoscritta si era dimessa dal Coordinamento, pertanto non solo non avrebbe dovuto ricevere mail, ma aveva, avevo detto chiaro e tondo a quelle donne di non coinvolgermi nei loro “lavori” in modo da consentirmi di fare al mio meglio una Campagna 50E50 da… semplice iscritta. Per maggiore comprensione, rileggere sit-in barricato e dimissioni annunciate.
Quella mail da Zanette del 15 giugno 2007 la riporto qui integralmente – inclusi omissis, commento ed evidenze in giallo – così come è  contenuta nella cartella 06 mac 2007 > varie ed eventuali 2007  > 3 altre > fuori busta. Per esigenze di formattazione, quello che nel pdf in Cisterna è evidenziato in giallo, qui è scritto in arancio.

_____________________
  Nota mac 2010:
  gialli e omissis sono miei. ORA.

  Nella mia risposta 15 giugno 2007 scrivevo: sono perfino commossa. non vado oltre.
  A Congresso chiederò conto a omissis di mutamenti muti.
  Lo chiederò in chiaro, senza omissis e senza andare molto oltre.
_____________________

From: omissis
To: Milena Carone ; Pina Nuzzo; indirizzi mail di coordinamento 2005/2007
Sent: Friday, June 15, 2007 12:47 PM
Subject: Dalle province orientali…..

l’ultima autoconvocazione ha avviato molte riflessioni dentro di me e volevo comunicarvi quanto mi è al momento chiaro. Anche per cominciare a superare la mia difficoltà ad esprimermi.
Milena, mando anche a te questa lettera coordinata, non arrabbiarti, la devo a tutte le udine con cui ho lavorato dopo il XIV congresso nelle due tornate del coordinamento .
innanzitutto voglio dire che riconosco la lungimiranza di Pina nel proporci un determinato percorso per 50E50 e nel proporci alcune compagne di strada piuttosto che altre.
io strada facendo non ho potuto far altro che fidarmi – affidarmi, non avrei proprio saputo far altro, ma a posteriori voglio dire a Pina AVEVI VISTO GIUSTO! Prova ne è la bellezza e l’intensità delle emozioni della prima giornata di autoconvocazione.
e devo dire anche grazie a Milena per aver voluto a tutti i costi la COMPROMISSIONE, che si sta rivelando veramente preziosa per non snaturare il nostro lavoro anche perchè funziona da selezionatrice automatica delle nostre compagne di strada. FINALMENTE basta con le ammucchiate frustranti in cui alcune poche lavorano e molte altre vivono di rendita.
E che bello andare a testa alta perchè l’UDI vola alto e nessuno può azzardarsi a dire il contrario, tutt’al più può imbarazzarsi o defilarsi..ma di questo terremo conto…..
E dentro continuano a risuonarmi alcune delle parole che sono state dette in autoconvocazione e che condivido:
- la politica delle donne è quella che le donne sono in grado di portare avanti(Pina) - l’esigenza di fare ordine (omissis) – la necessità di maggior rigore (Pina) , che in questa campagna per me assumono molta importanza.
Per quanto riguarda il mio stare nel coordinamento, confesso che ci sono stati dei momenti di groviglio tra noi in cui non ho capito quello che stava succedendo, sicuramente sono una a cui sfuggono delle cose, ed ho palesemente sbagliato a non dirlo subito.
Ma specie negli ultimi tempi ci siamo prese poco tempo per parlare, e credo che non ci siamo sempre parlate chiaramente.
il perchè non lo so, però ha contato anche il fatto di vederci solo in giornata, incastrandoci fra i nostri treni di andata e ritorno.
così ha avuto nuovamente ragione Pina quando, domenica 20 maggio, ha fatto notare che il coordinamento non aveva saputo nominare la sua principale difficoltà, quella di non essere stato in grado di distinguere tra i suoi compiti e quelli della sede nazionale.
Mi assumo intera la mia parte di responsabilità, sulla quale sto cercando di lavorare da quando tempo fa Pina mi ha fatto notare, rispondendo ad un mio intervento in una delle nostre riunioni, che chi sta nel coordinamento dovrebbe chiedersi cosa porta al coordinamento, più che prendere da esso per il beneficio della sua udi locale.
Non ho ancora la risposta completa, ma sono piacevolmente sorpresa di notare che la campagna 50E50 mi sta aiutando a fare chiarezza.
E’ tutto merito di questa “chiamata alla compromissione”: evidentemente non sono riuscita o non ho voluto compromettermi su altri progetti nazionali, non sul generare, non sulle buste rosa (ci abbiamo provato ma non hanno funzionato qui da noi), sul 50E50 invece si! e stanno arrivando altre donne! non tante, ma quante bastano per “svecchiare” la visibilità dell’UDI da queste parti. Perlomeno me lo auguro.
E mi rendo conto di vivere tante situazioni che sono già successe alla sede nazionale (faccio questo paragone avendo chiare le dovute proporzioni, s’intende), delle quali Pina ci ha sempre tenute informate:
- mi è chiaro che l’UDI cresce solo se si ha cura della passione politica delle donne che arrivano, che è quello che Pina ha fatto in tutto questo tempo per la sede nazionale, dalla cura materiale dello spazio fino alla cura dello spazio politico della sede nazionale, che ha portato giovani donne ad impegnarsi (anche noi che siamo fuori sede le possiamo vedere ogni volta lì a curare la segreteria delle autoconvocazioni e il nostro pranzo).
- sto capendo quanta pazienza e quanto stress costa far fronte all’inesperienza di altre “nuove”, ma cerco sempre di ricordarmi che nessuna nasce “imparata” quando si affaccia alla mente un giudizio, anche perché pure io faccio sbagli.
-sto capendo quanto lavoro richiede aver cura di un gruppo fatto di personalità diverse. Mi rendo conto che è necessario assicurare una presenza anche quando le altre non ce la fanno o si tirano indietro, ma senza cadere in una militanza “insostenibile” che rischia solo di avvelenare i rapporti. E vedo che ce la faccio perchè la campagna 50E50 mi calza a pennello.
- sto vivendo la difficoltà di fare la campagna con vecchie udine che sono comunque un pezzo di UDI di cui tenere conto anche se possono essere molto sgradevoli e scorrette, ma posso anche permettermi di litigarci ferocemente sapendo che, come ha detto Pina, c’è un centro nazionale, un cuore pulsante che se necessario saprà fare da arbitro per il bene dell’UDI (anche se non dovesse coincidere con la mia personale opinione) e questa è una più che positiva novità, negli anni ’80 non è stato così, e qui c’è stato un conflitto lacerante e irrisolto. Ma può darsi che la campagna 50E50 faccia miracoli…..
Mi fermo qui. ci vediamo a fine giugno.
Buona campagna a tutte!
Omissis
____________________
From: MAC
To: omissis vedi sopra.
Sent: Friday, June 15, 2007 1:58 PM
Subject: Re: Dalle province orientali…..

grazie.
non mi arrabbio.
non è una lettera coordinata.
mi sono perfino commossa.
non vado oltre.
bacio
mac
_____________________

 

5
bilanci sovraesposti
ultima nota mac per la cisterna di a carte scoperte.
l’ho lasciata per ultima perché ci tengo.
in una delle tante ondelle carsiche – per la precisione in una delle prime proposte di modifica dello statuto, poi rientrata – c’era un cenno al fatto che i bilanci devono essere esposti dalle garanti possibilmente in cartaceo. trattasi di ondella minuscola come colei che l’ha prodotta.
in uno statuto – e possibilmente in un regolamento di attuazione di statuto, che per anni non si è voluto fare – ci può essere scritto di tutto e di più. ma c’è un limite alla decenza.
piccola ondella che parte dal fatto che nel 2008 si è deciso di utilizzare la modalità proiezione in powerpoint. un po’ per estetica. un po’ per altro. decisione di cui sono pensatrice e di cui assumo la titolarità in tondo.
per anni e anni – in questi venticinque anni – mi sono sorbita code di assemblee con approvazioni di bilanci nazionali con montagne di carta, che finiva quasi sempre al macero o come retro di appunti in corso d’opera. anni dove ho visto anche alcune donne responsabili di udi locali fare il pelo e il contropelo a virgole e punti nazionali. e punti a croce.
quelle stesse che non hanno mai o quasi mai ottemperato a obblighi statutari di relazione attività, quasi le stesse che… ma non siamo obbligate a consegnare bilanci allludinazionale. sullo statuto non c’è scritto così!
ci sono figlie di mamma udi che si sono comportate nel passato con lei come con una vecchia invalida e bisbetica, di quelle che non vogliono mettere il nasi fuori di casa e però mettono bocca su tutto. l’hanno mantenuta quella vecchia madre e col tempo hanno avanzato molte pretese. questa è solo una delle tante: la pretesa di non dover dare conto.
ora che udi si sta strutturando come a.p.s. e si dovrà rendere conto ad uno stato, che per far prima chiameremo padre, ora tutti i bilanci locali andranno esposti eccome, altrimenti ciccia.
che peccato, però. quello che non è stato fatto per ossequio ad una madre, ora lo si dovrà fare per andare a chiedere qualcosa al padre. oppure anche solo per sentirsi dire da quel padre che si è figlie per benino.
che peccato. una di quelle donne – mi è stato riferito dopo, altrimenti non so cosa le avrei fatto sul momento – durante l’esposizione del bilancio di pesaro ha osato proferire la frase: non ci credo che i rimborsi delle donne della sede nazionale sono solo di 5000 euro a testa all’anno.
in effetti, a parte la sostanza prima che c’è in quella frase, quella frase cela altro: vuol dire che in sede locale le cose vanno molto diversamente.
quella madre negli anni è stata povera, ma mai misera né miserabile. e ancora così è.
quando ha ripreso quota, quando con le campagne ha fatto risentire la sua voce, potente, bella e fiera, fiera di autonomia, di pensieri, opere e parole, quella madre ha fatto capire che non aveva alcuna intenzione di andare in pensione e la cosa è stata accolta da tutte come santa cosa. da tutte senza distinzione.
sì, però… senza pretese. quella madre non può mica pretendere di sapere cosa fanno le sue figlie in sede locale, no?
non può? si dimentica che nella politica, come nel diritto, se non si esercita un potere, non vuol dire necessariamente non averlo.
può voler dire tante cose. in molti casi, come nei recenti anni, può voler dire non volerlo fare. per tanti motivi.
ma quel potere resta. domani è un altro giorno.
milena carone
ps: tutti i bilanci da me redatti e approvati all’unanimità dalle assemblee delle donne dell’udi, relativi al periodo 2008/2010, inclusi i bilanci preventivo e consuntivo 2007 redatti in lavoro… straordinario, sono depositati presso la sede nazionale udi.

 

6
dedico questa pagina a Ester, un’altra donna di Trieste.
Altra in tutti i sensi.

vai

 

 

 

 

 

 

 

 

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

 

I commenti sono chiusi.