libertà vo’ cercando

…come sa chi per lei vita rifiuta, scriveva il sommo Dante.

Poichè non rinuncio alla vita mai e poi mai, tempo fa parafrasai la cosa staccando ri- da fiuta.
Sì, voglio fiutarla sempre la vita. Sempre. E so che questa ricerca, questo fiuto è parte della mia libertà.

rosa bianca

Nell’ultima riunione di laboratorio donnae, verso la fine, abbiamo un po’ giocato intorno alla parola libertà.

Non ricordo bene come è accaduto. So di aver sentito l’aggettivo “condizionata”. O forse era “condizionale”.
Istintivamente replicai: allora, meglio libertà vigilata.
Era un continuare nel gioco. Tuttavia, come spesso mi accade, qualcosa covava in quella scelta.
Mi sapeva di attenzione. E mi sapeva di cura. E pure, da allora, da quell’ultima riunione, quasi tutti i giorni, ero rincorsa da un pensiero: c’è altro; cercalo, sta da qualche parte.
Questa notte (la notte tra il 29 e il 30 maggio 2013) girellavo nel sito di cittadinanze.
Mi sono imbattuta nelle frasi di Piero Calamandrei. Allora, ho ricordato.

“ogni giorno sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica”… “La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé (…) bisogna ogni giorno rimetterci dentro del combustibile; bisogna metterci dentro impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.” [da Discorso agli studenti milanesi – Piero Calamandrei – 1955].

La mia passione per la politica delle donne non è mai stata disgiunta dall’amore per il Diritto. Si tratta di una vera e propria unione. Una aiuta l’altro. Uno è andato spesso in soccorso dell’altra. Qualche volta entrano in conflitto, come accade nelle migliori unioni. Sono entrambi i compagni della mia libertà, almeno quella interiore, almeno quella di pensiero.
Non riesco a pensare (quindi, non riesco a scriverne) alla Libertà – anche quella con la minuscola – senza aggettivi al fianco.
A meno che non penso a quella mia interiore. Che per l’appunto è aggettivo anche quello.
Riesco a pensare e lotto per la loro affermazione, alle libertà civili. E ai diritti umani, come si suol dire. Ora che, per fortuna, quasi tutti e tutte abbiamo smesso di chiamarli “diritti dell’uomo”.
Mi sovviene la “libertà dal bisogno materiale” inserita nella Costituzione Russa che un cattolicissimo La Pira nel 1946 disse che si doveva prendere ad esempio, nello stilare la nostra. E penso alla “libertà di disporre del cibo” di cui ci parla oggi Vandana Shiva.

La libertà di cui parla Piero Calamandrei nel 1955 è certamente fatta delle lotte, del dolore, del sangue e delle morti che si erano rese necessarie in una Guerra di Liberazione. Ma è una frase che vale per sempre e per tutto.  Mi aiuta a comprendere che non devo mai dare nulla per scontato, per acquisito. E anche quando così è, anche quando si conquistano pezzi di libertà, che devo vigilare appunto.

ninfea in libertà vigilata

ninfea in libertà vigilata
giardino di giovanna n.

Non conosco bene il concetto filosofico di libertà e quindi non mi addentro in una dissertazione.
Non mi appartiene quel percorso. Lo rispetto, ma non è il mio.
So che sono libera quando riesco a non essere affascinata dalle ideologie, qualunque ideologia.
So che sono libera quando conosco i miei diritti e rispetto i miei doveri.
So che la mia libertà è veramente tale se è fatta di rispetto della libertà altrui, che non è tolleranza ipocrita di cattolica memoria, e neanche volemose bene alla buona.

So che la mia libertà è fatta di conoscenza, innanzitutto.
Sono convinta che la cosa più femminista (inconsapevolmente femminista, quindi ancora più forte) avvenuta in Italia dal 1963 in poi è stata il diritto allo studio per tutte e per tutti. Studiare, la Bibbia come il Codice Penale, è stata la fonte principale della mia libertà. Continua ad esserlo. Conoscere le cose per prendere decisioni in libertà è fondamentale. Prendere decisioni, fare delle scelte è alla base della politica, anzi è la politica.

Il nostro Paese, l’Italia, è un paese a sovranità limitata. Lo è anche da prima del 1946.
Non è una democrazia compiuta. E non lo sarà per molto. Intanto per la questione della rappresentanza. E di questo parla una Campagna 50E50. Siamo un Paese infante di democrazia, dove i passi più importanti sono stati fatti in quella che viene chiamata Prima Repubblica, quasi con disprezzo. Quella Prima Repubblica era fatta di donne, di uomini e di organizzazioni di massa che erano tese nello sforzo di inculcare  l’ABC della democrazia ad una collettività infante. Quei partiti, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano innanzitutto, con i loro mille difetti, sono stati la fucina per quell’ABC.
In mezzo, molti casini: tentativi di golpe, stragi impunite, mafia, terrorismo. Non ci siamo fatte mancare nulla di ciò che può accadere ad un Paese a sovranità limitata. Ma c’era la speranza. E c’era un po’ anche la libertà.

Oggi, vedo libertà solo sul piano creativo, per questo sto in Laboratorio Donnae. Mi viene da dirlo così e così lo scrivo. Sono convinta che quello creativo sia l’unico spazio a disposizione dal quale ripartire. L’unico a disposizione per poterlo fare senza illusioni. L’unico per continuare a percepirsi come soggetti eccentrici.
L’unico che ci possa aiutare a liberarci da un male, senza illuderci di non venire intrappolate in un altro male.
Ci si illude se si pensa che possa esistere libertà in un Paese dove il disprezzo della legge è dilagante, dove i rappresentanti dello Stato sono i primi a non osservarla, dove la P2 è viva e vegeta ed è penetrata ovunque, anche lì dove esistono “comitati” che dovrebbero combatterla.

mac2

Quando penso creatività, penso a piccole cose. Penso ai tanti inauditi che ci sono e che siamo riuscite e riusciti a porre in essere, nonostante tutto. Penso a sassolini nell’ingranaggio del potere. Il potere della comunicazione, come il potere della mafia.
E le donne, come soggetto politico, sono perfette nei panni di sassolini.
Da questo punto di vista, per esempio, nella mia mente, la Campagna “Immagini Amiche” per come è stata pensata da Pina Nuzzo nel 2010 sta sullo stesso piano creativo della lotta odierna no-muos delle mamme di Niscemi contro le istallazioni americane.
Piccoli sassolini. Gettati con amore nell’ingranaggio.
La Storia è fatta di quei sassolini. L’ho studiata e quindi lo so.
La studio ed è per questo che coltivo la speranza.
Ho cura della speranza così come ho cura della mia libertà.
Perchè la libertà senza speranza non produce buona politica.
La libertà senza speranza mi condurrebbe, bene che mi vada, alla solitudine.
Ed io non voglio essere libera da sola. Questo mio sentimento oggi lo chiamo voglia di politica.

 

vai

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