demo_crazia

Ne ha parlato e scritto Roberto Saviano e nonostante la presa mediatica, la cosa è caduta nell’oblìo. Ovviamente, nessun rilancio da parte dei giornalisti di regime, televisivi e non. 1

C’è stata in’inchiesta dettagliata su repubblica.it ma è roba per pochi. 2

Ne parlarono a suo tempo anche i radicali, sempre loro. E lì, non c’è bisogno di dire molto su quanto e come denunce e proposte radicali siano inascoltate da almeno 50 anni.

Allora, ci provo io, nel mio piccolo. Lo penso da tempo. Scattò stanotte.

Ieri sera la bella idea di guardare in tv (poco, ma quanto basta) la cosa chiamata Ballarò. Puntualmente, mi hanno fornito le ultimissime propensioni di voto degli italiani. Soliti cartelli tristi e malfatti. Malfatti nella grafica almeno quanto nell’intenzione.

Non sono preoccupata dal dilagante astensionismo degli italiani. Manco per niente. Pensa, nell’ultima tornata elettorale italiana, l’ennesimo demo di democrazia alla buona, è capitato anche a me di astenermi. Un po’ per forza un po’ per convinzione. Ero a Milano e dovevo pensare al mio seno. Quindi, ciccia. 3

Non mi preoccupa l’astensione. Mi preoccupa chi va a votare.
Sono curiosa di sapere di cosa è fatto il voto di chi a votare ci va. In un paese marcio, illegale, pieno di miserie ma sopratutto paese con sempre meno speranze nella politica quella là.
Questo mix di sentimenti e cose porta dritto dritto al fatto che un voto possa essere venduto anche se non si è indigenti. Anche se di un pacco di pasta non si ha alcun bisogno. Basta soltanto dire a se stesse: ma sì, chissenefrega, fa tutto schifo, e allora… tanto vale!

Cosa vale? Se avessi tempo ti farei un demo. Un bel video pieno di colori e… frecce tricolori. Come quelli su you tube per imparare passo passo a districarsi nelle meraviglie della scienza e della tecnica. E allora accontentati di una sceneggiatura alla buona.

vota silvestro vota

interno: seggio elettorale qualsiasi, dal profondo sud al profondo nord italia.
personaggi e interpreti: un presidente o un segretario o uno scrutatore o anche solo un rappresentante di lista svelto di mano. [mi sono rotta di aggiungere sempre le desinenze al femminile, usa la fantasia]. Uno qualsiasi di questi personaggi, purchè corrotto.
scena prima: uno di quelli là – dopo la conta iniziale delle schede come da programma – trafuga una scheda (o più schede se si devono esprimere differenti voti colorati). E la porta di persona da qualcuno, oppure la consegna a qualcun’ altro pronto sulla porta del seggio che la porterà a qualcuno.
scena seconda: qualcuno di cui sopra attende a casa sua oppure al bar; quando la scheda arriva la compilerà come più ci piace.
scena terza: qualcun altro arriva in quella casa oppure al bar e prende in consegna la scheda precompilata [sono possibili scene alternative, ma il succo è quello].
scena quarta: quel qualcuno dà la scheda bella bella a qualcun altro. questi si reca al seggio elettorale di cui sopra (oppure un altro, fa lo stesso)  ad esercitare il suo diritto al voto. Secondo alcuni, lo stesso diritto al voto per ottenere il quale è stato sparso sangue prima, durante e dopo una dittatura.
scena quinta: nel seggio, a quel qualcuno con la scheda già compilata in tasca, viene consegnata una (o più) scheda immacolata.
scena sesta: qualcuno va nella cabina e fa un po’ quello che gli pare: grattarsi le palle, se ce le ha, o altro che qui non interessa. La scheda immacolata che gli è stata data poco prima va nella tasca. Dalla stessa tasca – oppure dall’altra, meglio, per evitare confusioni nelle operazioni – tira fuori quella avuta al bar. Con questa in mano quel qualcuno esce e va ad esercitare il proprio diritto al voto.
scena settima: quel qualcuno torna al bar e consegna a chi di dovere la scheda immacolata. il giochino così può continuare, pressocchè all’infinito. Oppure, se in quel seggio sanno contare e vogliono fare le cose per benino, l’ultima delle ultime schede immacolate torna all’ovile. Al più si parlerà di una scheda mancante. Cosa vuoi che sia, in questo demo di democrazia?

Affinchè la sceneggiatura vada a buon fine, non occorre pensare necessariamente alla repubblica delle banane, oppure al degrado morale e fisico di mille e una periferie, o alla miseria miserabile e ottusa, preda di mille e più camorre. Niente di tutto questo.
Basta solo che in quel qualcuno sia presente l’idea: ma sì, chissenefrega, tanto…!
Pensiamoci, tutte le volte che anche noi stiamo per dire, o anche solo pensare qualcosa di prossimo a: e chissenefrega, tanto…!

mechanic

Ci sarebbe un accorgimento bello, neanche tanto complicato, da vararsi senza eccessivo dispendio di denaro pubblico.
Le vecchie cabine dovrebbero però essere smaltite nel rispetto delle vigenti leggi in fatto di rifiuti tossici.
Basterebbe una leggina, nel senso di legge piccola piccola piccola.
Una cosa dove scrivere l’abolizione delle cabine elettorali, sostituite da un marchingegno più basso, diciamo ad altezza del basso ventre. Marchingegno che preservi un minimo di privacy personale. Minimo che però consenta a chi sta dentro un seggio di “vedere” con i propri occhi se quel qualcuno tira fuori dalle tasche qualcosa che non sia un fazzoletto per piangere sulle sorti di s’ignora democrazia.

Questa cosa piccola non è stata fatta.
Si poteva fare.
Non la si vuole fare.
Stop.

In compenso, visto che siamo nell’era della modernità internettiana, all’ingresso di ogni seggio elettorale che si rispetti trovi ad attenderti un cartello con su scritto che… [vado a memoria, ma il succo è quello] chiunque viene trovato a fare uso di cellulari o altri dispositivi elettronici sarà punito con l’ammenda etcetera etcetera. Boiata pazzesca e perfettamente inutile. Ennesima prova dell’ipocrisia al potere. Foglia di fico anche molto stretta. E piccola. Calata come pluma sulle vergogne della partitocrazia.

Partitocrazia che – anche nel salotto di cartapesta a Ballarò – commenta, blatera, si indigna, si stupisce oppure si rallegra delle ultime news sulle propensioni di voto degli italiani.

Verrebbe voglia di scrivere vaffanculo a questo punto.
Però ho davanti agli occhi della mente quel sangue. Prima, durante e dopo una dittatura. Vedo Padri e Madri Costituenti che mi chiedono di resistere. E allora mi dico che sono responsabile.
Ho una responsabilità verso quel passato. Ho una responsabilità verso un futuro migliore. E cerco di fare quel che posso, giorno dopo giorno. Nel mio piccolo. Oggi, per esempio, ho fatto un demo.

 

vai

 

 

 

 

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NOTE

1
A proposito, non devo essere necessariamente una fan di Saviano – come non lo sono – per dire che non sopporto gli insulti da vuoto a perdere mentale che ogni giorno gli vengono rivolti su facebook e altrove, anche da parte di amici e amiche che continuo ad avere (ma non so per quanto) nelle mie notifiche.

2
Pochi che spesso se la cantano e se la suonano tra di loro. In ogni caso, la trovi in una pagina web che in alto a destra porta la frase di Giuseppe D’Avanzo: “un’inchiesta giornalistica è la paziente fatica di portare alla luce i fatti, di mostrarli nella loro forza incoercibile e nella loro durezza. Il buon giornalista sa che i fatti non sono mai al sicuro nelle mani del potere e se ne fa custode nell’interesse dell’opinione pubblica.”

3
A Milano ho trovato 2 donne che non volevano andare a votare. Le ho convinte a farlo, per farmi un favore personale, ho chiesto insomma un voto di scambio sui generis. Lì si poteva votare anche per la Regione e ho chiesto loro di votare come avrei fatto io se fossi stata residente lì. Felice come una pasqua, la mia astensione si è tradotta in 2 voti. Due voti buoni. Tiè!

 

 

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