nel vento della storia?

Nel 1982 si portò a compimento l’insofferenza più volte emersa per una organizzazione gerarchica e che male rispondeva ai fermenti politici ed esistenziali di quel momento, influenzati da qualcosa di molto complesso, qualcosa passato alla Storia come il femminismo degli anni 70.

Per dirla in sintesi con le parole pronunciate in un contesto Udi 2003 da Marisa Rodano, l’undicesimo Congresso era nel vento della storia.

Oggi è tutto da vedere quanto fosse realmente nelle menti e nei cuori delle tantissime donne Udi da me conosciute in oltre un quarto di secolo.

Quel che si può e deve dire – ribadire – è che fu una decisione maturata all’interno degli organi direttivi nazionali dell’Udi e che vide protagoniste tra le altre Vania Chiurlotto, Margherita Repetto, Luciana Viviani e Rosetta Stella, per citare quelle da me conosciute personalmente.

Quanto quella decisione fu recepita a livello locale?
Quanto fu fatta propria da chi a Congresso pure l’aveva votata?
Se non posso dare risposta compiuta a queste domande, posso dire quello che ho visto con i miei occhi e scoprire, ancora una volta, alcune carte.

Posso dire che nelle Assemblee cui ho partecipato, dal 1985 al 2003, era palpabile un conflitto sordo e pure mai chiaramente esplicitato tra quelle che ho sempre definito come le due anime dell’Udi, accomunate da un forte senso di appartenenza ad una storia che le aveva viste lottare insieme su mille battaglie e da un orgoglio mai intaccato, divise soprattutto sul piano delle scelte politiche con cui affrontare la sempiterna questione del rapporto con la sinistra, o almeno quello che era la cosiddetta sinistra in Italia negli anni 80 e a seguire.

A livello locale, le varie Udi nella stragrande maggioranza non hanno mai smesso il legame con il PCI (e sue trasformazioni negli anni) e le altre formazioni partitiche di sinistra, pur tra mille sfaccettature e sfumature.

In rari e direi sofferti casi, alcune realtà hanno saputo gestire tale legame in maniera dignitosa e autonoma.
Come esempio porto quello dell’Udi di Modena, dove le donne che ricoprivano ruoli dirigenziali hanno saputo egregiamente intercettare le nuove istanze, rinnovare cariche e pensieri, pratiche e progetti, nel solco dei principi scaturiti da quel Congresso. Non è un caso che oggi l’Udi di Modena sia una delle realtà più vive, con molte facce nuove e altrettante progettualità innovative in corso d’opera.

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da “associazione nazionale archivi udi”
in primo piano, rosanna galli da modena

Uno dei primi problemi immediatamente dopo l’undicesimo è stato appunto quello del rinnovamento dell’Udi.
Era difficile rendere appetibile la vita associativa in organismi quasi allo sbando, senza finanziamenti per campagne, lasciati alla sola iniziativa di poche volontarie.
Era difficile attirare a sé donne giovani o meno giovani che avevano ancora dell’Udi un’idea stereotipata e falsata.
Tra queste la sottoscritta che – e lo ripeto – non sarebbe mai entrata nell’Udi se non avesse conosciuto Pina Nuzzo.

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