status quo ante e litteram

Da qualche parte, tanto tempo fa – mica molto, però nei fatti è come un secolo – ho scritto che Benedetto Croce sosteneva più o meno questo: “Italia è Paese dove riescono male le riforme e benissimo le controriforme.”
Bene. Ci risiamo. L’ultima emergenza sarebbe la riforma dello Stato.

La pancia della maggioranza è molto variegata, perchè attualmente in Italia – giugno 2013 – non abbiamo una maggioranza degna di questo nome. Questa pancia molto variegata si agita. Va producendo schifezze a non finire. Una delle prime è stato lo straparlare di ritorno alle preferenze nel sistema elettorale, in nome della democrazia e della libertà di scelta del libero cittadino elettore.

Una vera e propria evacuazione di gas mentale che può ingannare solo chi non c’era ai tempi belli delle cordate, dei bigliettini precompilati e delle clientele da strapazzo. Chi non c’era e/o chi non le ha studiate. Per cui occhio, ragazze! Occhio, ragazzi!
Quella schifezza viene tuttora prodotta fortemente e in gran quantità proprio dagli eredi di quella roba là, consapevoli come sono delle tante ghiottonerie a disposizione.

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Altro giro. In questi giorni si riparla di premierato, parola orrenda ab origine, intanto come parola. E tutte e tutti giù a discutere non tanto del premierato in sè – il che sarebbe già qualcosa – quanto su chi indirizzare nel futuro avvenire la libera scelta dei liberi cittadini elettori. Indirizzi di voto con nomi che vengono dati per certi già da oggi, ovviamente.

Ma di che cavolo si sta parlando, veramente?
Niente, è solo lo status quo ante.
Possibile essere così miserabili da pensare solo a come spartire le ultime spoglie di questo Belpaese? Possibile. E qui penso alla casta politica.
Possibile non rendersi conto che siamo già in un regime, e che quella è solo la decretazione d’urgenza per una dittatura già pronta? Possibile anche questo. E qui penso alle anime caste della cosiddetta società civile. Tutti o quasi pronti a farsi entusiasmare dall’ultimo dibattito in corso.
Possibile che non si pensi a quanto e come altrove il cosiddetto premierato viene dopo, e non prima, di mille e uno accorgimenti per controbilanciare? Possibile.
In Italia siamo bravissimi a copiare. Sopratutto quando copiamo male. Tutti nessuno escluso, caste e non caste.

Si tratta di controriforma coi fiocchi e controfiocchi, con forme e corollari che neanche Benedetto avrebbe potuto ipotizzare.

Possibile infine – e qui parlo a voi che leggete – che non si riesca a fare – nonostante il marasma più totale – anche solo un piccolo volo con la fantasia? Anche fosse volo di quaglia intorno all’isola del premierato che (ancora) non c’è?

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Nell’attesa di quel volo, nell’attesa di prepararmi anch’io a spiccarne altri molto simili di qui a poco, questa notte mi sono ricordata di una cosa piccola che piccole donne (nel senso di giovani) scrissero, con immagine per accompagno, nel lontano (lontano?) 2007.

Si chiamava al voto al voto. Si concludeva con le parole: “>cosa non farebbero per lasciare le cose come stanno! Ma la cosa più intrigante per me è stata un’altra, stanotte. Contenuta sempre in quel pezzo di cittadinanze.

Era una cosa buttata lì, allora. Non una premonizione, e nemmeno una speranza. Solo una cosa per dire altro.
Ora io quella cosa provo a ridirla, prendo la palla dalle citte citte e rilancio, per dire altro ancora.
Sommessamente dico tra me e me, e ora a voi: perchè non ci proviamo?
Non fosse altro per la soddisfazione di vedere come si raccapezzerebbero con le desinenze un bel dì a venire, come la metterebbero con un sostantivo di cotanta e più sostanza, se declinato al femminile, e come farebbero poi con aggettivi vari da metterci tutte le volte al fianco. 1

Per non parlare dell’articolo da mettere prima. Davanti a premier. Siccome oggi sto di latino, quasi una (ante)litteram.
Ebbene, sì: il premier a chi?
Del resto, se poco poco mi conosci, lo sai.
Ho una sfrenata passione per signora Grammatica.

vai

 

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NOTA

1
A quanto pare, per mettere mano a tutta una (santa) roba i 10 saggi 10 di Napolitano sono stati tramutati in 35 saggi 35. Ovvero, per la precisione, 25 saggi e 10 sagge. Ebbene, a quanto pare, tra codeste sagge compare il nome di Lorenza Carlassare, giurista costituzionalista. Su di lei aggiungono, non saprei dire se per nota di merito o che, vicina ad ambienti di sinistra.
Carlassare è poco nota ai più. Così come poco nota ai più è altra giurista che risponde al nome di Giuditta Brunelli. Poco note ai più, ma abbastanza note intanto a me, per essermici imbattuta durante lo studio per la Proposta di legge sul 50e50. Di loro ho scritto qualcosa, a carte scoperte. E… per facta concludentia. Non è si trattato di chissà che, ma ribadisco che ieri l’ho fatto – e poi ne ho scritto – senza timore reverenziale verso una sedicente accademia che ogni giorno che passa mi appare sempre più lontana.
Infine, approfitto di questa nota per ribadire oggi che per me essere di sesso femminile non basta. E non basterà.
Intelligenti pauca. Oggi sto sempre di latino, c’est la vie.

p.s.:
Sento che Lorenza Carlassare “minaccia di andarsene” per motivi vari, condivisibili. Resto in attesa di sapere cosa farà dopo le minacce. (07.06.13)

 

 

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