lasciarsi un po’ andare

Potevo avere 15 anni o quasi. Un coetaneo mi mette la mano sul seno. Davanti ad altre/i. Non ero in un gioco erotico pubblico. Gli urlo in faccia. Mi guardarono come se fossi scesa da un’astronave.

Passano gli anni e sono a Firenze, all’Università. In autobus affollato uno mi preme sul didietro il suo davanti. Mi giro e dico ad alta voce: “fattela contro un albero, stronzo!”  Il signore in questione aveva un’aria distinta. Subito dopo assume anche un’aria stupita, guardandosi in giro come a dire alla folla accaldata: “ma questa è matta?” Altre e altri guardarono solo me. In silenzio. Scesi alla fermata successiva, anche se non era la mia.

Passano gli anni e mi ritrovo in pizzeria, con amiche e amici. Immancabile, arriva la barzelletta sporca. Sporca, come si diceva un tempo. Oggi si direbbe sessista o giù di lì. Barzelletta con dentro qualcosa di molto simile ad un gioco che non era erotico; non era ambientata in un autobus, ma in un treno che correva in una galleria. Non rido, anzi m’arrabbio. E una che mi siede accanto dice: “e lasciati un po’ andare, perchè devi sempre fare la femminista?”

C’è stato un tempo in cui essere femministe voleva dire spaccare il capello in quattro su molte cose. Ok, lo sappiamo.Ne sapeva qualcosa una donna di cui sto trascrivendo pezzi di parole, in un’altra stanza di questo sito. La sua pratica la portava spesso (è lei a raccontarlo nel suo Diario) ad essere rigorosa, con uomini e con donne. Ad essere anche rigida. Insomma, non ne lasciava passare neanche una. Una insopportabile rompiballe, senza dubbio. E dire che a suo modo era una che si lasciava anche molto andare. Non era una suora laica, per così dire.

Immagine1

Qualcosa ne sanno anche altre, anche se non a quel livello. Il femminismo in certi tempi è stato un vero esame di stato. Alcune si sono quasi immolate su un altare fatto di coerenze che forse erano esagerate. Forse erano altrettanti stereotipi, come si dice oggi. Forse.

Certo, a chi era la prima a dire o fare alcune cose  poteva capitare anche di peggio. Alcune sono state avanguardia loro malgrado. Altre senza neanche sapere (infatti ancora non esisteva come parola) cosa volesse dire femminismo, penso a una Franca Viola, giusto per dire.

Oggi molte cose sono cambiate. Oggi, è solo un esempio, a una donna eterosessuale che voglia dire a se stessa la propria libera voglia di libera sessualità non accade così tanto, non come come capitava allora almeno, di imbottirsi di pillole. Non come capitava allora, con gran malanno e pur con grande felicità, se non addirittura sfoggio pubblico di cotanta e più libertà. Pillole quelle lì, famose al singolare: la pillola. Oggi non capita intanto perchè le pillole sono migliori e ci sono adeguati sostituti. Poi, perchè è migliorata la vita di molte donne. E forse anche concetto e pratica di libera sessualità son diventati altro. Forse.

Certo che a quei tempi… nel dire, fare, baciare, lettera o testamento, ne abbiamo passate di cotte e di crude. Nelle nostre  esistenziali vite private. Come in un convegno. O in una manifestazione. E allora, prima o poi, a chi di noi non è capitato che qualcuna dicesse: “ma dài, e lasciati un po’ andare!”
L’ho fatto io stessa, ricordo perfettamente, con un’amica così fissata da volere ad ogni costo… far lavare i piatti al marito, per dirsi femminista. E poi si ritrovava a far doppio lavoro, per via dei piatti lavati sempre male. Sì, a volte fa bene lasciarsi un po’ andare.

Immagine2

Fa bene alla salute sopratutto far uso di Ironia, quella magica Signora che nulla ha a che fare con quell’altro signorino, il signor sarcasmo. Ironia che vuol dire distanza, innanzitutto.

Oggi viviamo in tempi di maggiore libertà. Siamo più istruite. E mediamente intelligenti. Conosciamo mille e una differenze. Queste ultime intese come prodotti più o meno commestibili di certo pensiero della differenza oppure intese terra terra come diversità da rispettare.

Oggi, sopratutto, se capita di nuovo quel quindicenne… ops, capita di nuovo?
Beh, oggi intanto abbiamo (hanno) più strumenti a disposizione.
Oggi si fanno anche corsi di autodifesa per le donne, pensa! Di quel tipo di corsi che, a parer mio, non avrebbe disdegnato neanche una Maria Goretti al tempo suo, fatta Santa per Vaticano preso. E parlo delle soglie del vecchio millennio.

Oggi, sopratutto, le amiche farebbero o direbbero altro. Anche in pizzeria. Forse.
Oggi si dicono meno barzellette di quel tipo là. Come dici? Si dicono ancora?
In prima persona non saprei. Oggi mi capita di andare in pizzeria con le stesse donne (e qualche uomo, a volte) insomma con quegli stessi esseri umani ambosesso con cui potrei ritrovarmi e infatti mi ritrovo in convegni seri. Però capita ancora, sì. E capita anche altro.

Capita che si vada ancora distinguendo l’ambito serio o serioso da quello sciamannato, amicale, quello dove finalmente ci si può lasciare andare. Insomma, più o meno quello di quella pizzeria.

E cosa capita,  anche oggi? Cosa può mai capitare in un salotto che sia di velluto oppure anche solo virtuale? Per l’appunto di lasciarsi andare. Ancora una volta.

Immagine3

Oggi che siamo più istruite li chiamiamo stereotipi.
Duri a morire, lo sappiamo. Forse ancor di più di certe ideologie.
Perchè sono accattivanti, leggeri come piume, facili per una risata, in tempi che necessitano di tirar su il morale. Possono attraversarti la strada come se nulla fosse, certi stereotipi. Ti arrivano da direzioni impreviste. E ci caschi anche tu, anche quando non vorresti. Infine, può capitare che ti si dica: “ma sì, dài, cosa vuoi che sia? era solo una battuta, in fondo, che diamine!”

Già, una battuta. Siamo donne e uomini intelligenti. Anche di buona volontà a volte, e non sto pensando a robe di cristianità. Parlo della volontà di cambiarlo questo benedetto mondo. Di cambiarlo per farlo più rispettoso delle differenze, e perchè no? anche più colorato e sorridente. Di sorrisi veri, aperti, a tutto tondo.
Anche perchè di un mondo serioso fatto di seriose analisi e progetti  del bel sol dell’avvenire ne abbiamo le tasche piene, anche noi. E qui c’è poco da sorridere.

Oggi abbiamo il cervelletto aperto e siamo anche provviste di discreta fantasia. Che se siamo brave brave può diventare creatività. Se non addirittura arte. Arte di pittura come di scrittura o altro ancora, a disposizione di altre e altri per essere più forti, consapevoli, o anche solo… per essere un pochetto più felici.
Come dici? L’arte non sta mica lì per renderti felice! Ok, d’accordo, non voglio esagerare, allora diciamo anche solo per godere dei doni intelligenti e colorati che può ancora fornirci questa esistenza.

Immagine5

E allora, perchè oggi che abbiamo tutto questo bendidio a disposizione, capita ancora di incappare in mille buche, in mille insidie occulte, e dopo, immancabile arriva in soccorso (soccorso?) qualcuna che mi consiglia: eddài, e lasciati un po’ andare…!?

Io chiamo signora Ironia, oh se la chiamo. E a volte lei non viene. Mi dice che su certe cose c’è poco da scherzare. Che su altre vale la pena di prendersi ancora sul serio. E poi, solo dopo, di sorridere.
Signora Ironia mi ha detto mille volte di non confonderla con altro. Con certa leggerezza che mi lascia il cuore e il cervello appesantiti. Poi mi ha detto che lei non esce più a comando. E in giro non va più da sola, da molto tempo. Ma sempre a braccetto con sua sorella o forse amante, e chi lo sa. Che di nome fa Consapevolezza. E che fanno tutto a metà.

A quelle Signore io provo ogni giorno a stare dietro.
E ci sto attenta a come mi muovo, da qualche tempo.
In un pubblico che sempre più spesso si confonde col privato.
In una commistione nuova e defatigante, virtuale e pur potente.
Altro che.. il personale che è politico!

Se proprio mi scappa da ridere su certa roba, insomma, rido zitta. Oppure, rido sola. Poi, vado in cerca di quel tanto, ma tanto che ho a disposizione per ridere finalmente per bene. Per ridere come si conviene. Oppure sconsideratamente. Per ridere anche – come dicevo da bambina – per senza niente. Per ridere senza però dovermene poi pentire.

Immagine4
In poche parole
per non ridere necessariamente sulla nostra pelle.

P.S.:
un’esperta di editing spinto mi ha detto tempo fa che faccio uso sconsiderato di tempi diversi nella stessa frase. Per non parlare delle virgole. Dopo che leggerà questo pezzo ne uscirà febbricitante.
Però, se poco poco ci pensasse un po’ su, come ora ci sto pensando io, anche i tempi differenti nella stessa frase possono avere un certo qual senso. Si può essere differenti. E starci ugualmente. Questa è un’altra storia?

M.A.C. 10.06.13

vai

_________________

 

[audio:http://www.acartescoperte.eu/wp-content/uploads/2013/06/b_p_g_s_k_o_w.mp3|titles= b_p_g_s_k_o_w|width=315px|autostart=yes]
Questa voce è stata pubblicata in 2013. Contrassegna il permalink.