cittadinanza, questa sconosciuta…

Da molto riflettiamo sul concetto giuridico di cittadinanza con occhi di donna. Abbiamo scritto di cittadinanza incompiuta. Per esempio. E altro ancora.

Oggi, ripasso veloce veloce di alcune cose illuminanti. Questa volta non dico di presenza paritaria nè ancor meno di riequilibrio di rappresentanza, quell’orrenda locuzione che non mi è mai piaciuta. Oggi, medito a partire da qualcosa che collega cittadinanza e matrimonio (altra parola odiata) con straniere/i.

FINO AL 1975 una italiana che sposava uno straniero, se la legge del paese del marito prevedeva l’acquisto automatico della nazionalità, quella donna lì… perdeva la cittadinanza italiana e questo indi­pendentemente dalla propria volontà.
UN PO’ COME LA VERGINITA’, però a corrente alternata.
Esempio: se una italiana sposava uno svizzero, colei diventava svizzera e… spariva come cittadina italiana. Se invece sposava un argentino oppure un uruguaiano, restava italiana.
[ovviamente, il matrimonio di donna italiana con uomo straniero non comportava acquisto automatico di cittadinanza italiana da parte di costui. Del resto, ma figuriamoci! Fino alla riforma del diritto di famiglia del 1975, per moltissime cose anche più importanti di questa, una donna italiana non era cittadina neanche a se stante! quindi, come faceva a trasmettere cittadinanza ad altri da sè?]

QUESTO FINO AL 1975
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La Corte Costituzionale nel 1975 dichiara anticostituzionale quella norma, per contrasto con i principi di uguaglianza del 1948.
Che fa allora il Parlamento, per rispettare la Corte? Sempre nel 1975?
Introduce una norma che “consente” alla don­na italiana di conservare la cittadi­nanza anche nel caso di acquisizione di una cittadi­nanza straniera per effetto del matrimonio. E un’altra norma che prevede la “possibilità di riacquisto” della cittadinanza da parte delle donne che l’avevano persa. Vedere verginità di cui sopra.

Passano gli anni, decine di di modifiche in mezzo ma…
SOLO NEL 1992 (ossia ieri) altra legge italiana cancella la disparità di trattamento tra donne e uomini in fatto di acquisizione di cittadinanza dopo matrimonio.

La MORALE della FAVOLA completa la lascio alla fantasia di ciascuna/o.

le parole sono più pesanti delle pietre

le parole sono più pesanti delle pietre

En passant, nella burocrazia italiana esiste ancora, scritta in un Ufficio Anagrafe per esempio, la “patria potestà” abolita nel 1975. 
Burocrazia fatta anche di donne, impiegate, dirigenti, etcetera.
La mente torna a quella firma richiesta sul libretto delle assenze a scuola… “del padre o di chi ne fa le veci”.

Ah, dimenticavo. Nel Codice civile e altrove continua a vivere la DILIGENZA DEL BUON PADRE DI FAMIGLIA. E quest’ultima sarà dura a morire. Nel Codice e altrove.

POST SCRIPTUM:
proprio mentre scrivo queste parole, sia sempre resa grazia a quella cosa dileggiata chiamata facebook

la giurista Francesca Lamberti mi rammenta che, come è stato fatto notare anche da altri… 
“c’è ancora un residuo della ‘patria’ potestà. (…) “In caso di contrasto su questioni di particolare importanza, relative alla vita del minore, ciascuno dei genitori può ricorrere al Tribunale per i Minorenni. Il Giudice Minorile in questo caso non impone una decisione ma consiglia solo la decisione che ritiene più opportuna. Se il contrasto permane il giudice attribuisce il potere di decisione a quello dei genitori che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare l’interesse del figlio. Come norma meramente residuale, e solo per incombente pericolo di grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti e indifferibili (art. 316 c.c.)”.

E ancora, sempre grazie al suggerimento di Lamberti, per un ripasso sulle norme contenenti ancora la locuzione “destinazione del padre di famiglia” vedere qui.

MIA MORALE TERRA TERRA

PER LA LEGGE ITALIANA: sono una cittadina italiana con gli stessi diritti di un cittadino italiano solo da pochi decenni.
Non è neanche del tutto vero, in dettagli non da poco. Vedi sopra.

PER ME: sono una DONNA che vive IN ITALIA. Dal 1958. Punto.
E la lotta continua.

vai

 

 

 

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