amnistia e stupri

Qualche giorno fa discutevo di amnistia e altre proposte radicali in un gruppo di amiche.

Una di loro, alla fine delle argomentazioni, sfodera questa frase: “insomma sono contraria, perchè se escono, poi tornano a casa e stuprano la moglie”.

L’immagine è suggestiva. Provo a guardarci dentro.
Per ora, chiedo venia a Cesare Beccaria e altri studi del bel tempo che fu. Ma li tengo sullo sfondo.

Secondo il Telefono Rosa gli autori di violenze sulle donne sono nell’ordine: il marito (48%), il convivente (12%) o l’ex (23%).

Non intendo ammorbarvi con molte altre statistiche, nè fare il pelo e il contropelo alla condanna di Europa per le condizioni delle nostre carceri. Le conosciamo un po’ tutte. Voglio dire altro. Però qualche numero vi tocca.

Del 95 % di detenuti maschi, quasi la metà è straniero. La mia Regione, la Puglia, detiene il record di sovraffollamento.

Senza dare altri numeri, en passant aggiungo per completezza che violenze avvengono anche in carcere, subìte da donne, transessuali e in ultimo anche da esseri umani di sesso maschile. Ad opera di secondini, per lo più.

Un fatto poco analizzato e ancor meno sanato è che nelle carceri fatte in quel modo lì, sovraffollate e disumane in quel modo lì, non si può fare molto altro che continuare (o imparare se non lo si sa ancora) a delinquere meglio, una vera e propria scuola per il futuro prossimo venturo. Una scuola di stupri e altro, dove i docenti sono spesso i secondini.
Categoria verso la quale però è giusto non generalizzare e nel mio piccolo vorrei anche spendere qualche parola mirata di compassione: penso ai suicidi in carcere anche di personale penitenziario, di cui pochi parlano. 

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Per cui, anche solo questa costatazione ci porta a concludere, collegandola alla frase di cui sopra, che – se corrispondesse al vero – al più si tratterebbe di un rinvio per compierne di peggio, per compierne di più.

Se il tutto poi lo collochiamo nei grandi numeri e lo  guardiamo dall’alto, come con un grandangolo, ci rendiamo conto che quella frase ha dentro a pari merito disinformazione e paura, allo stato brado.

Siamo immerse e immersi nella paura.
La paura è quella cosa su cui hanno fatto leva gli scellerati autori di leggi speciali, di cose d’emergenza assurde e inutili, infine dannose.
La paura è quella cosa che – unita a razzismo e altre brutte robe – fa urlare: ergastolo! per un furto con scasso andato per traverso in una villa del nord-est.
La paura, alla fine, è quella cosa che fa restare in casa molte donne, a disposizione di quello che sappiamo.

Chiedo alle mie amiche, ma non solo a loro, di sollevarsi un attimo e attrezzarsi di un grandangolo.

Chiedo a noi tutte/i di non avere paura.

Chiedo di lottare per avere un paese normale, dove un processo duri il tempo giusto.
Dove cancellieri e impiegati non debbano fare gli straordinari per archiviare in tempo una pratica.
Dove non si debba arrivare a fine anno e costatare che molti delinquenti – inclusi quelli che uno stupro lo hanno già commesso per davvero – in un carcere non ci andranno mai, perchè il reato è caduto in prescrizione, perchè non s’è fatto in tempo a concludere un’istruttoria.

Questa è la vera vergogna, la vera emergenza che dura da almeno 40 anni. E che pertanto è giusto definire cronicità di una civiltà moribonda, non emergenza. Altro che carceri! Altro che paure!

Davanti a tutto questo, si preferisce voltare i paraocchi verso quelli che…  se poi escono dal carcere, vanno a.

Le nostre carceri sono riempite come oche francesi pronte per il foie gras.

Ma piene di chi, poi?  Riempite sopratutto di ragazzi che spacciano per campare? Forse. 1

Piene di situazioni che, se non fanno la fine di Cucchi, poco ci manca. Su questa ultima storia ho visto che siamo pronte a scrivere fiumi di parole sui social-network, dopo. E facciamo pure bene, sia chiaro! 

Ma chi li ha messi dentro quei ragazzi? La maggior parte di loro son dentro con la Fini-Giovanardi (e successive modifiche). E già.

Riempite di stranieri disperati arrivati su un barcone? Forse. Messi dentro con la Bossi-Fini (e successive modifiche). E già.

Chiudi per un attimo i tuoi occhi pieni di paura, chiedo alla mia amica. Senza neanche scomodare Beccaria. E pensa.

Sicura sicura che in quell’ammasso di vite e anime umane ci siano dentro così tanti stupratori domestici potenziali?

Qui mi fermo. La storia continua ed è molto più complicata di così. Il fatto è che volevo dirle intanto questo.
A Pesaro, non ne ho avuto il tempo.

 

ULTIMORA – leggo una news dall’Agenzia AGI delle ore 18 circa
14 giugno 2013 – Roma. 35 anni. Vasile Vasil Venetov. Un lenzuolo come corda. In bagno.
Accertamenti in corso. Il Garante dei detenuti del Lazio: “attendeva da sette mesi la pubblicazione di una sentenza che avrebbe potuto rimetterlo in libertà”. NO COMMENT. Ora, no comment. Ora sto male e basta.

_________

1
E non penso a cocaina. Quella si distribuisce impunemente nei dintorni di Montecitorio in bustine raccomandate, con tanto di timbro. Oppure si sparge a chili come il chiacchiericcio in certi happy hour (letteralmente, starebbe per… ore felici?) milanesi frequentati dagli stessi che poi forniscono i tg delle ultime news sullo spread.

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