beddhra, se sputi nfacce…

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Rimando della mente, per via della purezza. Vediamo quanto ha a che fare col 50.
Un uomo giusto oggi ricopre carica grave con pesi e contrappesi.

Cataldo Motta Procuratore della Repubblica di Lecce
in una foto del 2012

Tanti anni fa – probabile mi conoscesse già o forse intuiva e basta – mentre mi donava fotocopia di una poesia incorniciata nel suo ufficio di Procura, quella con donna bellissima e tempio marmoreo, ebbe a dire: Milena, sicura di voler fare penale? penale a Lecce, ora? 77 

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Erano gli anni delle prime indagini, non ancora processi, su cosa orrenda come altre, ma che in più ha avuto il barbaro coraggio di infilare nel suo nome l’aggettivo sacra, prima di unita. Il nome di mezzo sarebbe corona.
Anni che seguivano ad altri anni, in cui altri uomini giusti erano stati accanto a Udi, in uno e più processi. Quella accanto era Udi, per la verità. Accanto dopo le denunce, nelle indagini, nei processi. Accanto e mute, nei processi. A porte se non chiuse, molto socchiuse. Non era per niente facile costituirsi parte civile, in detti processi.
Stupri di gruppo ci furono anche a Lecce. A Lecce come altrove le donne c’erano, mute ma presenti. Col Presidente che silenzio, se no si chiude tutto. E le donne Udi mute ma presenti, a segnare coi corpi la presenza e altro di donne in una Stanza. Quella presenza è servita almeno a evitare parole peggiori di quelle scelte da certi avvocati.
In uno di quei processi non c’ero, ma l’hanno così tante volte raccontata che mi vedo lì, con le donne Udi a processo. C’era tra le altre una Rosetta, Donna dell’Udi con la D maiuscola, tabacchina di lotte d’altri tempi. Analfabeta o quasi, sulle carte giuste. Degli ultimi suoi anni ricordo una casa zeppa di quotidiani e riviste e libri e volantini al ciclostile. Rosetta non solo non era analfabeta, ma era una che non le mandava a dire. In quell’Aula dove si doveva stare zitte e mute, replicò all’istante alle parole sottovoce della mamma di uno stupratore. Battute che a raccontarle ora possono sembrar banali, perfino sciocche, ma si provi a immaginare cos’era un’aula di Tribunale a Lecce anni settanta. Alla mamma che giustificava a modo suo con le vicine eh sorte mia, quannu lu sangu bolle, bolle! Rosetta non ci pensò su un attimo e urlò, senza neanche guardarla in faccia e allora, cala la pasta! Non furono le parole, né il senso di ciò che dissero. Fu il come. Non scoppiò nessuna rissa. Le toghe ancora stanno a chiedersi cosa mai accadde. Il Presidente urlò qualcosa. La mamma uscì. Le donne Udi restarono fino alla fine, mute ma presenti.78
Tornando all’uomo giusto della poesia, anni ottanta, in effetti seguii il suo consiglio a debita distanza, feci poco penale e il poco fatto mi è bastato per decidere di non farne più di nulla. Ero ai primi passi e mi infilarono in uno di quei primi processi grossi, infilata come fosse regalo su piatto d’oro ché ero alle prime armi. Il regalo era avvelenato, faticherò a perdonare il capostudio, ancor meno avrei dovuto perdonare una collega che di strada ne stava facendo e ne avrebbe fatta. Era determinata, oltre che giovane e brava, mi veniva spesso a trovare, abitavo a due passi dal Circondariale: d’estate, la frescura di una casa in pietra leccese faceva da rinfresco a lei e altre e altri. Cosa accadde a me, nel processo regalato come veleno? Permessi rubati, bugie e altro di cui non sto a narrare. Di tutto e di più. La meta finale nel progetto pluridelinquenziale, quello di colleghe e colleghi intendo, era di far fare a me, ma soprattutto al mio cliente, la parte del capro espiatorio di mille e più delitti d’altri. Dico il finale della storia ormai passata, perché è la parte bella, presi il coraggio tra le mani, parlai col cliente a cuore e cervello aperto: devi uscire bene da questa storia, intanto da questa maledetta dipendenza, e poi da altro. Sola contro gli altri andai fino alla fine. Grandi e piccoli avvocati chiesero libertà provvisorie per tutti e nessuno ottenne nulla. Chiesi e ottenni arresti domiciliari in comunità come si deve. Il giovane cliente diventerà un non so che di dirigente di quella comunità. Tanto mi basta.
Perdonai? No, trasformai in altro il mio sgomento. Parlai solo alle mie donne di quanto avevo patito anche a causa di una giovane collega.
Il finale autentico è un altro e ha a che fare un pochino col 50.
L’ambiente dei Tribunali, latu senso, è una latrina nella migliore delle rappresentazioni possibili. Su quella donna che ha fatto carriera se ne dissero e se ne fecero molte, ma mai in mia presenza, fintanto che ho calpestato i corridoi di Tribunali delle pene. Sapevano tutte e tutti che davanti a me certe cose si possono al più pensare, mai pronunciare. Barzellette, pettegolezzi, maldicenze, quante parole mi sono giunte per traverso, robaccia che affonda le radici in misoginìa pura e che da lì riparte per dire apparentemente altro. Col tempo, la giovane collega ora non più giovane si è resa conto della differenza nello stile, che non è tanto un fatto di buona educazione familiare, lo definirei piuttosto fatto di sana e robusta costituzione, che affonda le radici nella politica delle donne e da lì riparte. I conflitti dichiarati tra donne, i conflitti adulti sono ben altro dagli sputi in faccia tra donne, per conto terzi.
Perché? Perché Rosetta Bonatesta, Donna Udi di lotte tabacchine d’altri tempi, ebbe a dire un giorno: beddhra, se sputi nfacce a ‘na femmana, te sputi nfacce!
Non conosco la fine della fine del processo dei liberi tutti e poco me ne cale.
Oggi, capita di incontrare facce nelle scuole a parlare di legalità e passi piccoli e grandi da imparare e praticare, di mille angherìe che vanno combattute prima della repressione di traffici e altro di ignobile proveniente da cosa orrenda che s’è chiamata sacra, prima che unita.
A coronamento del mio dire, anni dopo rivedrò la collega e sarà il 2007.
Vent’anni dopo o giù di lì, venne a far visita con altre all’Udi Macare Salento per la chiusura di una Campagna di raccolta firme sul 50. Nel frattempo, ha fatto la sua strada, come tutte e tutti. Ha preso botte nei denti, come molte e molti. Altro di bello e brutto ha imparato dalla vita e altro avrà insegnato. In quell’occasione, dopo vent’anni, ho scambiato un solo sguardo diretto con lei, mentre si diceva 50 al 50. Non occorreva altro tipo di parole tra noi. Si era già compreso.

 

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NOTE

77
Vedere in varie ed eventuali 2007 [06] per la poesia che inizia con le parole vidi una donna bellissima… di Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River.

78
Per fortuna, nei casi leccesi, si trattò di processi meno eclatanti di altri dove, oltre che a stuprare, una l’avevano uccisa e l’altra sopravvisse per pura fortuna. Ciao, Rosaria. E ciao Donatella, che ora anche tu te ne sei andata. Tra le varie ed eventuali 2007 inserisco circeo, con un video su quella vicenda, tratto da processo per stupro e qualcosa sul suo seguito. Forse, c’è chi non ne ha mai sentito parlare. In ogni caso, per approfondire c’è un Archivio centrale.

 

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