calcio al calcio

(agora me diga: eu estava errada em fazer isso?)

1970. Rivera segna l’ultimo gol e nell’esultare mando in frantumi il lampadario del tinello. Mattia dice a Gina lascia stare, puliamo tutto noi, dopo. Vetri rotti dappertutto e lacrime d’emozione infinita per la partita. Un pochetto pure per la botta alla mano destra. Gina alla fine dirà solo… però per la finale col Brasile andate con la prolunga in veranda. Ebbene, sì. Ho visto anch’io quello storico 4 a 3. Avevo 12 anni e qualcosa. Come fosse ieri. Il calcio era una delle sane follie che ci tenevano stretti stretti a me e a Mattia. Quando se n’è andato – nel 1977 – non è stata più la stessa cosa. Non solo per me. Parlo sempre del calcio.
1982. La finale vittoriosa la vedo in un reparto di pneumologia avanzata a Firenze. Non potevo muovermi dal letto. Se è per questo anche nel letto potevo scuotere a malapena i soli piedi. Qualsiasi altra mossa mi provocava… lasciamo stare. Il reparto delle femmine non aveva il televisore. In compenso il letto aveva le rotelle. Ho implorato chi di dovere e alla fine mi hanno trasportata in quello dei maschi. Preannunciarono il mio arrivo. Era luglio, siccome. E avevano un qualche timore di catapultarmi in un consesso di sessi maschili all’aria aperta. Ci ho provato a dire alla caposala che su di me la cosa non avrebbe avuto alcun effetto. Ma tant’è. Disse che lo faceva per la mia salute. Quando abbiamo vinto ho battuto i piedi. Ma quella del 1982 è stata un’eccezione.
Ci son voluti anni e anni e un altro uomo per farmi riprovare emozioni simili. Fernando se n’è andato nel 1999. E da allora ho chiuso per davvero. Non è stato per scaramanzia (non c’è 2 senza 3). Avevo veramente la testa altrove. Con emozioni forti. Non uguali, ma forti.
Certo, come quasi tutte e tutti qualcosina ho visto di Europei e Mondiali successivi. Ma robetta, a confronto.
Come tutte e tutti però anche volendo non posso evitare di essere informata sulle ultime novità. Sui peli e contropeli dell’ultimo scandalo come sulle cifre dell’ultimo acquisto. Ogni tg che si rispetti manda le altre notizie come antipasto per il piatto forte finale, lo sport. E in Italia sport si pronuncia calcio.

In questi giorni 2013 è accaduto un evento strano. Forse dipende dal fatto che vedo pochi tg, e non arrivo mai alla fine. Boh.
Che in Brasile si sta disputando la Confederations Cup l’ho saputo per via di un altro fatto. Che è accaduto e ancora va accadendo in Brasile. Di questo mi ha informata per tempo una blogger infaticabile di nome Doriana Goracci. Nei tanti link che ha postato per dire di questo “evento” ce n’è uno con dentro un’altra donna: Carla Dauden, brasiliana.
Il suo video su youtube, al momento in cui scrivo (sono le ore 15.15 del 27 giugno 2013) tocca il numero 3.110.888 quanto a visualizzazioni. Nel video Carla parla in inglese e spiega anche il perché lo fa. I sottotitoli sono in portoghese. Ma si capisce abbastanza. Nel video, dal minuto numero 1 ci sono 14 secondi da far venire i brividi per l’emozione. In quei 14 secondi, un’altra donna. Una dottora in quello che dovrebbe essere un ospedale pubblico. Anche a me che non capisco un nulla di lingue straniere, è arrivata precisa e netta almeno una di quelle parole: porcaria!
Su youtube ci sono altri video di protesta contro lo spreco di denaro pubblico in Brasile per quella Coppa del Mondo. In un Paese pieno di miseria. E che ha estremo bisogno di finanziamenti su molti settori vitali. Come la sanità. Come l’istruzione.
C’è un video anche di Romario, calciatore brasiliano famoso. Lo ricordo bene. Ricordo i suoi gol. E ricordo i suoi passaggi, sopratutto. Romario che oggi si schiera con i dimostranti. E dice altro. Sempre in portoghese. Però si capisce abbastanza.

Torno al video di Carla Dauden. Si conclude con le parole di Dilma Jousseff mixate con immagini che stridono moltissimo con il contenuto di ciò che sta dicendo. Lo capisco perfino io. Dilma è la Presidente del Brasile. Una grande donna.
L’ho inserita giusto ieri – anzi stanotte – nel mio album Donne che fanno la Storia.
A differenza di tutte le altre, con lei mi sono concessa dettagli e dettagli. Tutti in commento alla foto. Ci ho messo molto, tanto. Stanotte. Dopo i tanti dettagli su di lei, una decina di video sull’attualità brasileira. Forse su fb qualcuna s’è pure stancata di tutti quei commenti. Sai com’è. Su facebbok si va di fretta. Ed è bene colpire la fantasia con poche frasi ad effetto. Un touch e via.
Ma… tornando a noi, tanto non ci sta a leggere nessuna: dimmi, Dilma, dimmi.
Dimmi che non ho sbagliato a mettere anche te nel mio album.
Che eri una donna straordinaria lo sapevo già.
Che sei la numero 2 del Mondo me lo ha detto Google.
Ma nel mio album, prima di tutte, entra la speranza. Non la potenza, ma la speranza, Dilma.
E allora, dimmelo tu Dilma, ho fatto male?
Now tell me. I was wrong to do that thing?
Agora me diga. Eu estava errada em fazer isso?

parmigiano

Nel frattempo, decido una cosa che tanto non mi costa nulla.
Quasi quanto costa un clic “mi piace” su fb.
Decido di dare un calcio definitivo al calcio. Così, per solidarietà e/o antipatia.
L’unico che assumerò d’ora in poi sarà sotto forma di parmigiano.

 

 

N.B.: pubblico dopo un po’, perchè il sito acs andato momentaneamente in tilt.
pregai vivamente lisbeth di sbrigarsi a ripristinarlo. dopo il calcio, ho in mente qualcosa su mercurio e fosforo. e siccome anche imenea è a corto di fosforo  questa è l’unica canzone che le è venuta in mente. sorry.

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