generosamente

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Tremando molto meno, entro nella casa delle mail primaverili all’interno del Coordinamento Udi 2009. Le comunicazioni di marzo e aprile dalla Sede a tutte le ho già indicate e inserite. Consiglio controllo incrociato di contenuti e date. Quanto a coordinate mail, dove ci eravamo lasciate? A Pasqua 2009 e alla riunione del 24 aprile successivo alla quale non partecipai. È il momento di fare un altro numero, inteso come opera da proscenio. Parlo della questione che chiamerò generosamente. Dopo la riunione del 24 aprile, esattamente il 29, ripartì lo scambio tra le Coordinanti. 165

Mentre si preparano i tanti file per la cartella generosamente, sento la necessità di scrivere anche altro. Generosamente? Intanto, scrivo. Furono immense e belle le cose Udi e non Udi nella primavera 2009. Nella primavera e oltre, fino a Brescia. C’era Staffetta e c’era Anfora che dalla Puglia era passata in Molise e poi in Campania. E dalla Campania approdò nel Lazio, dove il tutto accadde per giusta coincidenza con un 8 marzo. A Emilia e dintorni toccò il periodo contenente un 25 aprile e poi un primo Maggio. Che andirivieni ci fu su certe date! Non dico del Calendario in quanto tale, né di una Festa nazionale in quanto tale. E più di una. Penso alla definizione del Calendario Staffetta e a chi e a quanto si teneva a una data, e chi e quanto a un’altra ancora, incluso il 2 giugno. Parlo sempre di Anfora. Per quel che mi riguarda, lo dirò tra poco, ci tenevo molto alle date estive. E non fu poco.

 

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NOTE

 

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La parola generosamente è il titolo che darò alla successiva cartella del reparto coordinate mail 2009. In Cisterna, ci saranno molte note mac 2010 per trascrizioni di mail con allegati che vanno dal 30 aprile al 9 maggio 2009. Mail nelle quali l’avverbio cadde. Mi sento sull’orlo della claustrofobia, però mi tocca per quello che accadrà e si dirà poi. Fermo restando che c’è tutto in Cisterna, riporto integralmente la lettera che la Delegata invia a Coordinanti e Garanti Udi il giorno 30.04. Un vero documento, con tanto di intestazione etcetera. La forma ha importanza, sempre. La formattazione qui è quella che è, ma le parole sono esatte. Uniche modifiche apportate: nessun grassetto qui e al posto di nomi, puntini, anche lì.

“Carissime, dopo l’incontro del 24 aprile scorso preciso alcune questioni. […] ha aperto leggendo l’art. 8 dello Statuto, interrogandosi sul significato del termine di “istruisce la dimensione progettuale” rispetto alla politica dell’UDI. Riassumo le mie parole: la vita dell’UDI è regolata da fatti ordinari e straordinari. Sono fatti ordinari il tesseramento, il calendario e l’ottomarzo, che costituiscono la dimensione progettuale di cui sopra e quindi è compito del Coordinamento definire l’agenda dei propri lavori in base a queste scadenze. Inoltre, “recepisce le istanze, gli obiettivi e le decisioni dell’Assemblea” significa che si fa carico di rendere praticabili le iniziative assunte dall’Assemblea: Campagne, Comitati vari e/o altro. E questi sono, diciamo così, fatti straordinari. Queste cose erano già oggetto dell’incontro di insediamento del 16.02.08 di cui tutte avete verbale. Mi ha stupito quindi che quasi tutte mostrassero di apprendere il 24 aprile 2009 quale fosse il proprio ruolo e la propria funzione. Non credo sia dovuto a poca chiarezza o scarsa informazione. Più probabilmente ciascuna recepisce in base ad un personale pre-giudizio. Accade spesso di relazionarsi in base a quello che immaginiamo dell’altra e non a quello che realmente  si dice o si fa. Mi spiego meglio sul termine pre-giudizio anche perché ne ritrovo alcuni aspetti nella riflessione inviata a tutte da […]. Parto da quello più grave. La Delegata non dà la linea politica. La politica dell’Associazione si decide nell’Autoconvocazione dove CHIUNQUE può proporre idee, progetti, riflessioni e perfino feste e celebrazioni. Non si deve confondere la mia iniziativa politica con la linea. Né si deve riflettere sul Coordinamento mettendosi in relazione con me, in modo diverso rispetto alle altre. Intendiamoci, so bene di avere anche un altro ruolo e un’altra funzione, tanto da aver avviato diversi progetti come Sede nazionale, presentati in Assemblea e fatti propri dall’Associazione. Lo stesso dicasi per proposte presentate direttamente in Autoconvocazione come la costituzione del Comitato Quando decidiamo noi. Tutto questo è accaduto in costanza di una modalità da parte del Coordinamento nel suo insieme (non mi riferisco solo a questo, ma anche a quelli passati) che spesso ha visto mancanze di assunzione di responsabilità collettiva oppure, ancora prima, difficoltà stessa di riunirsi. Come esempio, porto solo quello del Coordinamento precedente a questo che, a maggio 2007 – nell’Assemblea prevista per il suo rinnovo – ha chiesto di essere prorogato a causa degli impegni della Campagna e che in realtà non si è mai riunito fino alla sua scadenza, non ha mai lavorato come organismo collettivo: molti gli impegni di singole, ma assolutamente nessun apporto di “insieme”. Ma penso che ciascuna di voi, ripensando alla esperienza del Coordinamento, può ritrovare molti esempi di quanto sto dicendo. Ebbene, mentre ero impegnata in tutte le attività che venivano poste in essere, non ho mai smesso di sollecitare il Coordinamento a farsi titolare di iniziativa politica, anche indicando soluzioni. Non ho bisogno di fare un riferimento burocratico ai verbali, che sono comunque documenti della nostra storia. Non ne ho bisogno, perché queste cose le sanno anche i muri delle stanze dell’Udi. Ho anche fatto di più, quando ho immaginato e proposto che il Coordinamento, attraverso […], potesse organizzare un seminario sulla nostra politica sulla violenza contro le donne a […]. Ed ho sbagliato, perché non ho tenuto conto dei tempi, dei modi e dei desideri di […]. Non sta a me, quindi, dire sul senso di inutilità o, per dirla con parole usate ancor prima, di fallimento di una esperienza. Io posso dire del mio senso di eccedenza, che mi viene non dalle cose che faccio in quanto Delegata, ma sicuramente anche dalla mancanza di una vera assunzione di responsabilità di ciascuna di voi verso l’altra e, insieme, verso l’Udi. Ciascuna ha pensato come “possibile” il rapporto con me, ma non tra di voi. I tentativi di avviare le collaborazioni che via via proponevo sono tutti falliti. Penso che una riflessione sul Coordinamento debba essere fatta a partire da questo, a partire da fatti concreti, dandoci anche la libertà di dirci gli immaginari reciproci, ma senza cadere nella trappola di dar loro così tanto credito, al punto tale che si perdono di vista le cose essenziali, girando a vuoto. Le cose essenziali poi si tramutano ovviamente in assunzione di responsabilità e decisioni che qualcuna, alla fine, deve pur prendere. Ma non dobbiamo confondere la causa con l’effetto. Un discorso a parte meritano i compiti e i ruoli che ho inventato e poi assegnato fuori dal Coordinamento, quali le PortaStaffetta, il Comitato. Certamente, più volte ho letto in tutti i Coordinamenti un atteggiamento di chiusura o comunque una reale incapacità ad attivare quelle “forme di collaborazione e confronto con singole donne o realtà dentro e fuori l’UDI” come richiesto dallo Statuto. Ma tutto ha una logica e se si fa partire la riflessione dalla Delegata si perde di vista il vero motore dell’UDI: le donne dell’UDI. È a loro che io guardo – le vedo – come ho visto voi, a loro mi rapporto, da loro colgo i segni e le domande che mi fanno progettare la politica come accessibile, accessibile per ciascuna. Per […] come per […]. A voi, come a chi vi ha preceduto, ho sempre indicato, sulla base della mia esperienza, dove guardare per sapere cosa fare e come farlo. Nella sua riflessione […] cita anche un lavoro avviato con […], diventato poi “altro”. Il riferimento è ad un testo che, prima di spedire, io ho modificato in quanto mi sembrava poco chiaro per chi lo avrebbe letto. Al di là del risultato, sono intervenuta su una relazione a due. Questo mi renderà più cauta in futuro sulle modalità, e mi scuso con […] e […]. Nell’incontro del 24 aprile alcune hanno ribadito disagio per il silenzio di altre nello scambio di mail che ci sono state. Penso che il Coordinamento debba istruire i suoi stessi incontri, definendo una volta per l’altra l’agenda dei suoi lavori e gli ordini del giorno. Si può preparare un incontro con riflessioni individuali o collettive. Se questo avviene non sono tenuta a rispondere prima, se non ne ho voglia o se non lo ritengo necessario. Quando ci incontriamo invece voglio potermi esprimere su cose precise. E quindi intanto dico che mi sono stupita anche del fatto che non si sia ritenuto necessario riportare nulla di un dibattito molto serrato che pure c’è stato. Perché? Forse, ancora una volta, hanno pesato gli immaginari, compresi quelli sui silenzi. Anziché dare credito alle cose concrete, comprese le parole scambiate, si è guardato a ciò che mancava, al cosiddetto silenzio. Queste mie considerazioni non sminuiscono l’esito e la chiarezza a cui è giunto il Coordinamento, ma servono a me per posizionarmi rispetto ai nostri prossimi incontri. Non sarò io a sollecitare o dire come quando e perché ci incontreremo. Non sarò io a dire i punti su cui abbiamo convenuto. Riassumere è un atto politico di cui non voglio farmi carico. Anche questa mia determinazione non è di oggi, ma l’ho ribadita più volte. A voi la decisione nei giorni a venire, inclusa quella di continuare con l’esperimento “incontro congiunto” con le Garanti, che non deve essere dato per scontato, ma si è ritenuto necessario in una determinata fase. Le Garanti devono collaborare con me, certamente. E certamente con il Coordinamento tutto, e viceversa. Vi ricordo, ma lo ricordo soprattutto a me stessa, che, su proposta delle Garanti l’Assemblea si è autoconvocata sul “bilancio” e sulla “situazione dei rapporti con le Udi locali”. Per chi dovrà riferire alle altre informo che Venerdì 29 Maggio alle ore 17,30 è prevista la presentazione del libro di Marisa Rodano. L’Autoconvocazione avrà inizio come sempre alle 11,00 del 30 Maggio. Propongo, in considerazione della giornata unica, di chiuderla alle ore 18,00. Cari saluti, Pina Nuzzo.”

Fine trascrizione. Per ogni originale che a me risulta, vedere la cartella generosamente in coordinate mail 2009 [10]. A carte scoperte, a prescindere dalla generosità profusa anche in detto frangente da Pina Nuzzo, comunico che l’Archivio centrale è zeppo di documenti che per fortuna e/o con impegno sono diventati poi “altro”. Tutto con incroci in croce.

 

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