estive di bolina

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La Sede nazionale Udi aveva fatto comprendere in più di una occasione che con le parole non si poteva scherzare, visto che per la Sede erano legate a fatti precedenti e/o conseguenti, uno in fila all’altro, come e meglio di parole. Coerenza rigorosa, paziente, a volte dolorosa, ma ora e sempre coerenza.
C’è di più: alle tante parole pronunciate in Assemblee, a quelle messe con cura in decine di documenti, alle stesse parole riversate in un Progetto, l’Udi era giunta attraverso altrettanti fatti susseguitisi dal 2002 in poi, che avevano contribuito a portare l’Associazione tutta a quel livello. La forza di parole e fatti di un vento nazionale di cui tutte in Italia, donne Udi e non, hanno tratto giovamento dal 2003 al 2007 e oltre, aveva dei corollari imprescindibili che da alcune sono stati presi sottogamba, convinte che si potesse continuare a far finta impunemente. Alcuni corollari di quel vento nazionale finirono per procurare uno e più fastidi a livello locale. Andò allestendosi una controriforma alla buona, già intravisto.
Per andare controvento, l’andatura ottimale è la bolina, quando la qualità del vento lo consente. Mi piace molto la vela, ma non posso indulgere ora in metafore marine e rose dei venti. Mi toccano le spine. Il Coordinamento nazionale Udi in quanto organismo collegiale, se mai c’è stato, nell’estate del 2009 se ne andò per la tangente definitivamente. Passo dopo passo, nella nota e poi Cisterna. 180

Come si evince dalle ultime righe della lettera in data 6 luglio, la Delegata dà seguito alla richiesta delle Garanti (pertanto, anche della sottoscritta) di non essere più coinvolte nel giro delle mail. Richiesta non sempre ossequiata dalle Coordinanti. Continuerò a ricevere posta lo stesso 6 luglio, un’ora dopo, poi il 7 luglio, etcetera. Ciò che accadde di grave a cielo più o meno aperto accadde il 12 luglio, due giorni prima della lettera con la chiamata a raccolta trascritta nel pezzo precedente.181

Dopo le parole in nota, domenicali e feriali, e dopo quelle contenute nella Cisterna, si comprende un po’ di più in quali acque navigava una Sede nazionale Udi e in quali si preparava una Riunione Staffetta importantissima.
Sul fronte di bolina, eravamo solo al 12 di luglio.

 

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NOTE

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Dove ci siamo lasciate, nel reparto delle coordinate mail? Alla cartella riassumendo [10] contenente scambi precedenti l’Assemblea 30 maggio. E dopo? Ok, la posta elettronica sarà anche disastrata. Tuttavia, ordinatamente – restando sempre in attesa del rimpinguo da parte di chi voglia e possa, ma non credo – formo la cartella estive, ennesimo tsunami di silenzi e di parole, coordinati entrambi. Per una e più era mutato nel frattempo l’orizzonte muto. Usciamo dal silenzio? Ora che ci penso, c’è una bella differenza col silenzio. Anche questa l’ho imparata in Udi: stare in silenzio e tacere, c’è differenza, se quel tacere dipende da mutamento muto sostituito da altro, per far finta d’altro.
Nelle prime estive risorge la querelle della portavoce che s’infrangerà in piena estate, neanche fosse barchetta di carta per scoglio aguzzo, controvento.
Un primo scambio contiene confronti vari su documenti vari. Fare confronto in croce con ciò che perviene a tutte dalla Sede nazionale, nello stesso periodo. Abbastanza illuminante.
Un secondo scambio riparte da mail Delegata, contenente la parola urgente. In questo giro, scambi di vedute sulla parola riunione al posto di raduno. Per intenderci, parliamo di ciò che avverrà a novembre a Brescia. Scambio dirimente.
Un terzo scambio verte sulla questione appelli sì, appelli no. Scambio interessante, almeno dal punto di vista archeologico.
Il quarto scambio è più corposo, lo potrei chiamare per lavorare meglio, dall’oggetto di una mail. Ritaglio da parole di Pina Nuzzo del 05.07 e commenterò poco, qui:
“domani farò un ulteriore giro di telefonate – sto chiamando anche altre realtà dell’UDI – e poi, sulla base delle risposte, prenderò la decisione più giusta, almeno me lo auguro. Nel frattempo, finchè non avremo inviato la comunicazione ufficiale a tutte vi prego di non far circolare mail o lettere tra le iscritte per non creare equivoci”.
Fine trascrizione pezzo. Chiosa mia: si conosceva (e si pativa) già il vezzo degli invii a recipiente anonimo. Fino a che punto, ancora no.
La lettera del giorno dopo, e siamo al 06.07, sempre dalla Delegata, vale la pena di essere trascritta quasi integralmente. Anche qui, la formattazione è leggermente differente:
“…vi è poi una questione tutta politica che sono costretta ad affrontare: il Coord ha necessità di scambiare opinioni, anche con grande libertà, anche con un importante e significativo giro di mail. Io però non sono in grado di seguire le mail e i relativi spostamenti e corro il rischio di rispondere in modo sgarbato. Questo non mi piace perchè lo sgarbo non è mai una cosa piacevole, nè per chi riceve, nè per chi lo fa. E non mi piace soprattutto perchè certe reazioni non sono da addebitare al carattere, mio o di voi altre, ma al fatto che il Coor non ha ancora trovato il modo di comunicare al proprio interno e con me. È complicato incontrarsi, ma capisco che questo non può mortificare la discussione interna perchè, quando avviene, produce. ESEMPIO: non so – e non lo voglio sapere – i tempi e i modi con cui [...] e [...] si sono sentite, so che hanno prodotto INSIEME il documento giusto. Quello che a me interessa è l’esito finale, così dovrebbe essere per tutto, ma questo sarebbe possibile solo se il Coord avesse scelto al proprio interno una PORTAVOCE. Avere una portavoce significa: avviare un dibattito e poi mettermi al corrente per decidere INSIEME cosa fare. Avere una portavoce significa: scegliere una tra voi e FIDARSI. Non aver fatto questa scelta paralizza il Coor e lo rende afasico. RAPPORTO COORDINAMENTO e DELEGATA. Più volte e da più parti mi si ricorda che faccio parte del Coord, ma poichè assolvo due funzioni, l’essere Delegata, per me, viene PRIMA. Quindi, un conto quando ci troviamo intorno ad un tavolo a discutere tutte alla pari, un conto un giro di mail che richiede una disponibilità di tempo e di attenzione che spesso non si conciliano con il tempo e l’attenzione che richiedono la gestione della Sede. Se il dibattito interno fosse mediato da una di voi sarebbe più produttivo e meno penalizzante per tutte. MA, ripeto, perchè questo avvenga dovreste fidarvi, così come l’UDI si è fidata di voi accettando le vostre autoproposizioni. VI PREGO in futuro di scrivermi in modo ufficiale e collettivo se lo fate come Coordinamento, altre forme le considererò personali come per tutte le altre donne dell’UDI. Questa è l’ultima mail che invio a Coord e Gar insieme perchè considero utile per i due organismi che vadano avanti separati. Vi scrivo con vero affetto, Pina Nuzzo, delegata alla Sede nazionale UDI”.
Fine trascrizione. Chiosa mia, anzi solo una citazione qui: l’UDI si è fidata di voi.
Il resto è in Cisterna, cercare estive nel reparto coordinate mail 2009 [10]. Preannuncio note mac 2010.

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Il grosso (!) degli scambi estivi coordinati fino a settembre e oltre non l’ho ricevuto direttamente nella mia posta, per fortuna. Non solo per fortuna mia, aggiungo ora, ma dell’Udi tutta, visto che stavo a preparare bilanci e altro per l’Unione Donne in Italia, pertanto anche per le Coordinanti. Del succo di quelle coordinate estive sarò informata a cose fatte. In sintesi, con parole quasi mie, la questione della possibile portavoce le terrà occupate per tutta l’estate, con toni a volte accesi, a volte offesi, a volte così così. Occupate via mail, occupate sulla scena delle mail:
07.07, una delle Coordinanti da cui erano partite proposte molto coinvolgenti chiede di non ricevere più mail. Emulatio precox. Durerà poco. Quattro giorni dopo porrà fine all’autosospensione.
09.07, ricevo mail dalla possibile portavoce dal titolo portavoce STOP. Buone le parole. Buona la prima?
09.07, una Coordinante replica paventando procedure di votazione [ndr: e che ti voti, ché siete in otto a scrivervi mail?] e fieramente si dichiara contraria, anzi le verrebbe altrimenti l’orticaria, perché votando si sentirebbe in atmosfera da congresso, però congresso maschile. Chioso: s’è mutato intendimento anche in questo, nel 2010 si sgomiterà per votare ed essere votate, si arriverà a chiedere di ricontare schede, quasi uomo qualunque del tempo che fu dopo sconfitta per un soffio ad elezioni. En passant, si conosce un vero Congresso? Maschile e non? Me lo chiedo, giusto perché la stessa si è candidata per organizzarlo. E risulta tra le elette. Sono qui che aspetto. Se invece non s’è mutato pensiero, allora si è fatto finta con l’orticaria a luglio 2009. Non saprei dire qual è la peggio. Pur sempre quisquilie fino al giorno…
11.07, allorquando parte un fatto di firme. Ancora una volta. Torna la croce del punto 5 dispari messo in croce, di un Verbale di un Tempo che era stato Scarlatto per tutte e nel quale era stato prodotto un documento firmato da tutte come Coordinamento Udi. Torna la questione di chi può firmare come nazionale. Torna anche il numero 5, però sotto forma di numeri di firme, perché colei che in data 11.07 si risveglia dall’autosospensione inoltra un documento con 5 cinque firme sotto. Lo inoltra scrivendo che per non rendere estemporaneo l’intervento lo ha preparato con la firma del Coordinamento. Chioso: scritto proprio così, non sono io a essere affezionata alle frasi in rima. Nel merito, si trattava di qualcosa sul G8. Occhio  alle date e a ciò che nel periodo arriva dalla Sede a tutte.
12.07, estraggo da 3 mail 3 che la Delegata nazionale Udi invia nella medesima giornata (per l’esattezza una domenica) prima durante e dopo altre mail che possono essere gustate in Cisterna.
12.07 ore 10.26 con semplice mail:
“Cara […] il documento è sottoscritto da 5 donne che fanno parte del Coordinamento. Per quale motivo viene inoltrato anche alle altre? Per conoscenza? Per approvazione in vista di una firma collettiva? In passato documenti anche sottoscritti da una singola donna, facente parte o no del Coordinamento, sono stati sottoposti alla mia approvazione e diffusione. Per dirla con una parola, erano documenti di valore “nazionale”. In questo caso, a prescindere dal contenuto, che è valido, proprio per la forma che hai scelto di utilizzare per l’invio, devo sapere anche altro. Devo e non posso sottrarmi ad un problema che non è puramente formale. Cosa devo interpretare, anche tenuto conto della mia richiesta a voi tutte di qualche giorno fa? Ti chiedo di chiarire questo aspetto che – ripeto – non è puramente formale, ma potrebbe creare un precedente che non ho voglia di avallare. In poche  parole, cosa significano le parole – indirizzate alle altre – “esigenza di non rendere estemporaneo l’intervento con la firma del Coordinamento”? Attendo fiduciosa Pina.”
Fine trascrizione. Nessuna chiosa.
12.07 ore 15.58, con lettera direi ufficiale, anche se pur sempre interna. Qui, la formattazione è differente:
Roma, 12 luglio 2009/ Cara […] e care tutte per chi altra di voi legge le mail domenicali, vediamo di intenderci sul metodo, una volta fatta grazia dei contenuti. Ho come l’impressione che non c’è chiarezza su alcuni princìpi basilari in merito ai documenti. Se – come dici nell’ultima mail – questo “è uno dei metodi  proposti”, non lo condivido. Mi spiego. Se una (o più di voi) mi manda qualcosa che ritengo valida, la inoltro a tutto l’indirizzario come ho sempre fatto, nella funzione che fin qui ho espletato al meglio delle mie possibilità. Inutile fare i tanti, tantissimi esempi di documenti di donne singole, oppure di un Gruppo/sede Udi che in questi anni ho inoltrato, compresi i tuoi a firma singola oppure Udi di […]. Se invece ricevo un documento prodotto da una, da alcune e/o condiviso e/o sottoscritto da alcune del Coordinamento, documento nel contempo mandato a tutte per la sua approvazione…delle due l’una: – o vi mettete d’accordo su come produrre un documento che volete “a firma del Coordinamento”; – oppure è meglio lasciar perdere e fare come sempre si è fatto. In generale, quattro o cinque firme in calce ad un documento non ne aumentano la forza. A meno che quelle 4 o 5 firme non rappresentino di per sè un corpo unico, un gruppo, una fonte, una scuola di pensiero o che. Però, che dire, sto a quello che arriva e a come arriva. E nulla più. Se invece mi stai dicendo che in mancanza di un accordo o di un assenso di altre esistono regole di cui non sono a conoscenza, non posso che ribadire le mie, che poi sono quelle fin qui adottate e che nessuna ha mai cambiato: o mi mandate un pezzo condiviso esplicitamente per essere firmato come tale, oppure non capisco queste forzature. Fino a quando non mi direte come e se avete raggiunto un accordo in tal senso, mi regolo nella maniera in cui mi sono regolata sempre. Se e quando riterrete (e in questo caso mi pare proprio di capire che no) di inoltrare con la firma collettiva “Coordinamento”, allora, vi chiedo cortesemente di parlarvi tra di voi, come ho già richiesto più e più volte, raggiungere un “accordo chiaro” per una firma collettiva. Per chiaro intendo che tutte si siano espresse, anche solo per dire “condivido” oppure c’è solo un’alternativa a questo genere di impasse, ed è sempre la stessa, da che mondo è mondo: si produce un documento, lo si spedisce, si chiede una condivisione espressa, in mancanza si vota e la maggioranza vince. Così si fa così in un organismo. E non in maniera scomposta e raffazzonata. Io, almeno, non lo faccio. E consiglierei, almeno in questo frangente, di non forzare le cose in tal senso. Non fosse altro che per un motivo: vi sono due assenti “fisse” nel Coordinamento e a nessuna, me compresa, è venuto in testa di pensare una sostituzione, anzi. Questa fase di passaggio degli organi statutari è molto molto delicata. Quindi, anche a voler essere formali – e non credo sia questo il tuo e vostro intento – dovremmo cominciare col dirci “quale numero legale”. A questo punto decido come ho sempre fatto finora. Ritengo il documento valido nella sua sostanza e lo inoltrerò con le firme che tu mi indichi. Non interessa neanche chi lo ha prodotto o chi lo ha condiviso o che. Sto alle firme che mi indichi e che a quanto pare non si sono espresse per dire “che bello” ma intendono proprio sottoscriverlo. Sul piano del peso politico, aggiungere la mia firma – che sono la Delegata nazionale e faccio parte del Coordinamento che è un organismo almeno sulla carta – non aggiunge. Tuttaltro, crea confusione ed esclusione. Non l’ho mai fatto. Non comincerò adesso. Cari saluti e buonadomenica, per quel che resta di questa giornata, Pina”.
Fine trascrizione. Nessuna chiosa.
12.07 ore 17.03, semplice mail di 2 righe, ma con caratteri in grassetto:
“il testo per cui abbiamo ragionato un fine settimana è stato pubblicato ieri sulla rivista girodivite come Comunicato stampa dell’UDI, Unione Donne in Italia – Sede di […], Pina Nuzzo”.
Commento mio: no comment. Si può aggiungere altro? Solo omissis per bontà irrequieta sulla carta come sul digitale. La Delegata scrive quelle parole e allega un link, ancora visionabile sul web. Per l’integrale scambio, vedere estive in coordinate mail [10].

 

 

vai

 

 

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