donne udi a pesaro

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Non conosco tutte le donne iscritte all’Udi che vivono a Pesaro, però qualcuna sì. 206
Quella che conosco meglio è Antonella Pompilio, anche perché siamo state insieme nel Coordinamento nazionale Udi 2005/2007 e ci siamo confrontate a lungo. Mi piace il suo accento e la sua voce, quello che dice e soprattutto come lo dice. Per Udi si è occupata di Archivi Udi e della Mostra Itinerante Donne Manifeste. Antonella è soprattutto una donna dell’Assemblea Udi. Da quando sono nell’Udi è una delle poche donne non romane che ho visto con costanza alle Autoconvocazioni e intervenire sempre.207
In un colpo solo, una buona parte delle donne Udi di Pesaro l’ho conosciuta nella Scuola politica Udi 2008. Quelle donne lì sono particolari e ti fanno fare cose strane. A me per esempio hanno fatto fare una cosa colorata. A me, che non so mescolare neanche il bianco per rinfrescare la stanza. La verità, quell’esperimento lo hanno fatto fare a tutte quelle che c’erano a giugno 2008 aLe Costantine. Si trattò di una cosa fatta di colori e forme per dire di corpi e da lì ripartire per dire altro, in una Scuola chiamata il corpo vissuto, il corpo rappresentato. A rileggere parole, a ricordare pensieri e gesti, se una Campagna nazionale Udi ha chiamato l’altra di seguito come ciliegia da paniere, ogni Scuola Politica Udi ha fatto da apripista in un certo senso, mandando a dire alla successiva Scuola una cesta e più di cose. Paniere e cesta. 50E50. Penso alla prima edizione del 2006, a quel Leggere una legge dove giovani donne Udi chiesero a un Archivio centrale di studiare le carte di un Progetto di iniziativa popolare contro la violenza, di 30 anni fa e più. Penso a Leggere… dove si lesse e disse anche altro ed era un momento della storia Udi dove si profilava appena all’orizzonte un 50E50, figuriamoci una Staffetta. Se penso al 2008 sul nostro corpo, alla rappresentazione e alle tante immagini intorno a noi, in un tempo in cui stava per partire la Staffetta, mi viene in mente Immagini amiche, la terza e ultima Campagna nazionale della nuova Udi, in ordine di tempo.
Com’è che si è arrivate a questa Campagna nazionale Immagini amiche 2010/2011? Com’è che ci si è arrivate come Udi? Tempo al tempo. Prima, devo scrivere com’è che le donne Udi arrivarono a Pesaro per un’Assemblea autoconvocata a gennaio 2010. Ci si era riconvocate dalla precedente, la velocissima Assemblea di settembre 2009 attaccata ad un’altra Scuola ancora, quella sull’ambizione femminile. Ho già scritto cosa vuol dire autoconvocazione, lo dice la parola stessa. Settembre 2009: alcuni fatti che vado a commentare dovrebbero risultare già dal resoconto.208
Fatto sta che l’Assemblea di settembre 2009 si riconvoca per il 30/31.01.10 a Roma nella Sede nazionale, in via Arco di Parma 15 dove da prima del 2003 a tutt’oggi si tengono Assemblee e riunioni di rilievo nazionale. Le stesse Sale Olivetti del 2007 furono Seminari e non Assemblee. Infatti, nel maggio 2007, si ricorda? un giorno dopo l’altro, si andò prima in una Sala a due passi dalla Sede per il 50 e poi in una Sede per l’Assemblea. Ebbene, anche a settembre 2009 ci si era autoconvocate dandosi appuntamento fisico in via Arco di Parma. Cosa accadde, allora? Perché Pesaro? In via Arco di Parma – intesa come luogo fisico e simbolico – in quei due anni travagliati e ancora oggi non è saltata mai la pazienza alla Delegata, non saltarono appuntamenti e impegni nazionali assunti all’esterno, non saltarono molti rapporti all’interno, infine non saltarono i nervi perfino alla Garante che andava  facilmente a fuoco, non saltò nulla di nulla. Tutto ciò che era stato promesso, programmato e instradato fu mantenuto in nome di una Staffetta e in nome dell’Udi. Per amore, solo per amore non saltò nulla. A saltare in via Arco di Parma fu una caldaia, per infiltrazioni varie. In quell’autunno/inverno 2009 con i controfiocchi per Udi col senno di poi forse doveva saltare anche altro. Qualcosa doveva saltare almeno agli occhi di chi andava e veniva, ancora senza sapere né capire, incluse le salve dei non capisco a vuoto. La parola salve non è solo aggettivo e non è solo saluto e la locuzione non capisco non viene usata solo quando non si comprende, già scritto. Doveva saltare qualcos’altro già a fine 2009, a parte una caldaia? Ci saremmo risparmiate piccole pantomime pubbliche successive? Oggi, messa così, non ha molto senso questa dietrologia. So che ancora una volta per amore si è continuato e l’amore verrà ripagato con il successo di Immagini amiche, terza Campagna voluta dalla Sede nazionale per dare attuazione a ciò che emergerà a Pesaro. Terza Campagna che, se non sarà la più grande, è di gran lunga la più bella. Bella nelle forme, nei colori, fin da quelli scelti per un logo, bella nell’inventiva, nella speranza e nelle parole ancora una volta invertite per significare altro. Campagna anche per denunciare, indubbiamente, ma soprattutto per dire altro al mondo, con parole altre. Per ora, tanto mi basta. E non sono sola.209
Tornando alla caldaia, saltò da sola ma quanto basta per far decidere alla Sede nazionale – per chi fosse una new entry, ci sono precedenti, come quel S. Fortunato di Assisi cui ho fatto cenno – di convocare tutte le donne Udi a Pesaro. Pesaro non è solo e non è tanto una città centrale, nel belpaese nazionale. Era ed è soprattutto città di donne Udi brave e giudiziose, che ci hanno accolte con i controfiocchi. Neve a parte, che ha pensato da sola ai propri fiocchi. Le donne Udi che vivono e praticano politica a Pesaro hanno inviato info giuste e calibrate, poi tutte per benino ci hanno sistemate in quell’albergo, donne Udi e non Udi. Forse non l’ho ancora scritto: le Assemblee Udi sono aperte a tutte le donne interessate, microfono incluso. Unica esclusione, la possibilità di votare. Brave, le donne di Pesaro hanno pensato anche a locandine per l’Assemblea. Locandine con uno sfondo verde di speranza. Donne accorte a una Segreteria di Assemblea. Le pesaresi udìne avevano pensato anche un fuoriprogramma con un’arpa dentro, che non ho potuto ascoltare e me ne dispiace tanto. Ero chiusa in camera, dopo un intenso sabato 30 gennaio. Non ho raggiunto le altre per ascoltare arpa. Probabile che le mie orecchie ne avrebbero tratto giovamento. Avevano ascoltato parole da un microfono e fuori da un microfono, prima. E altro le mie orecchie ascolteranno domenica mattina 31 gennaio. Neanche nella cartella audio in Cisterna c’è quell’arpa. Il resto però sì. 210

 

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NOTE
 

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Ho fatto in tempo a conoscere una Sparta Trivella e di lei ricordo bene il volto e la dolcezza e la fermezza. Conservo un video anni ‘90, di un’Assemblea nazionale Udi nella Sala della Provincia a Roma, in cui c’è lei in sala e c’è lei al microfono. Non sono ancora riuscita a riversare quel video filmato con una Sony hi 8. Ahi. Forse, chi lo sa, ci penso. Mi auguro che il nastro sia ancora in buono stato. Ti penso, Sparta. E rileggo un tuo scritto semplice e forte e vero, come solo le cose semplici sanno essere: sono contenta di essere nata femmina. Ciao, piccola e grande Donna Udi che sei stata nella nostra Storia.

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Porrò una questione sul tappeto delle decisioni da prendere in Assemblea, possibilmente prima del Congresso. Nell’Udi che verrà bisognerà darsi una mossa per riempire di senso e fatti e materia – in una parola: soldi – le tante parole pronunciate in Assemblea, anche da donne romane. Quali le parole? Ne dico un paio: democrazia partecipata, collegialità. Per non dire di… l’Udi deve aprirsi ad altre …deve allargarsi … le gggiovani non sono abbastanza motivate. Le gggiovani con tre g. Quante volte ho sentito queste parole. Allargarsi poi, che brutto verbo. Le Assemblee Udi si fanno quasi sempre a Roma nella Sede nazionale. Questo comporta, in una Associazione che ha uno Statuto con dentro parole come adesione individuale, che le individue che prendono la strada sotto i piedi e vanno in Assemblea per decidere – ricordiamolo ancora: quella è la Sede primaria di ogni decisione Udi – lo fanno a proprie spese, con un tot di esborsi per viaggi e soggiorni. Io sono una donna privilegiata perché ho un portafoglio. Spiego meglio: non è che sono ricca ricca; più semplicemente, ho deciso di investire in Udi gli averi che esuberano, una volta detratto lo stretto indispensabile per cibo, sigarette e teatrini vari. Quando la mia mamma mi voleva sfottere – lo sfottò è durato fino a una decina di anni fa e lì si è fermato – diceva pressappoco: a quest’ora avresti acquistato non una casa, ma un palazzo di 20 piani con i soldi spesi per la politica delle donne. Anche la mia mamma ha imparato a dire giusto: si dice politica delle donne, brava. A prescindere dalla scelta – che non è solo mia ma di tante altre e resta una scelta, gesto politico vitale che mi procura da un quarto di secolo la vita, pertanto molto più di una Città metropolitana – c’è da dire altro con parole semplici: non tutte le donne che vorrebbero andare a Roma hanno a disposizione esuberi da portafoglio, alcune a stento hanno il portafoglio. Di queste donne, terra terra, fanno parte in prima istanza molte giovani donne precarie la cui assenza ho sentito lamentare un’infinità di volte. Delle donne che vorrebbero e non possono fanno parte terrone, polentone, sarde e siciliane che conosco con nome e poi cognome. Grazie a facebook, conosco qualcuna anche oltralpe e oltreoceano. Ma non esageriamo. Io non faccio discorsi teorici, parlo semplice: penso a quanto perde l’Udi se non ci sono alcuni corpi con cervelli al seguito, presenti in Assemblea. Probabile che Madama Tecnologia ci venga in soccorso, ma il virtuale arriva solo fino ad un certo punto, il resto lo devono fare i corpi, l’un con l’altro armati di buon senso. E allora, da semplice iscritta quale sono oggi, andrò a chiedere all’Assemblea che ogni romana (e sia chiaro, chiunque voglia farlo, anche non romana) depositi un tot di euro in una cassettina, ogni volta che varca la soglia di via Arco di Parma, per un’Assemblea o altro di udinamente interessante. Un tot di euro da destinare ad un fondo che potremmo chiamare pro soggette svantaggiate interessate. Un tot di euro, sulla base del portafoglio e/o delle proprie intime scelte? Si vedrà. Ciascuna per le proprie capacità, indubbiamente. Ciascuna un minimo, per carità. Quasi cosa marxiana coniugata a cristianità, verrebbe da dire, sempre terra terra. Si vorrà fare? Lo spero. In caso contrario, una cosa è certa: a Roma per Assemblee e altro di Udi ci andranno solo le romane che pagano un biglietto d’autobus e forse neanche quello, poi chi come me è malata di Udi, ma con annesso portafoglio, poi quelle alle quali forse una Udi locale procura rimborsi. Avrei da dire in proposito, su Udi locali di cui né come Garante né come semplice iscritta conosco i bilanci. Penso a donne non romane che vedo da un quarto di secolo, sempre le stesse e provenienti da Gruppi/Sedi che a quanto ne so non sono mononucleari. Mi sono chiesta tante volte: sono malate come me con portafoglio, oppure godono di un fondo spese e vengono in rappresentanza e delega, ossia quello che, sempre in base ad uno Statuto, non dovrebbe più esistere in quella Stanza? Il resto lo dirò – o forse lo scriverò, perché quando parlo mi infervoro troppo – prima di un Congresso. Qui ci tenevo a scrivere questa che è tra le prime cose che ha imparato la Garante, quando ha preso ad occuparsi del rovescio. Tutto quello che imparo in Udi, prima o poi, lo dico. Se riesco a trattenermi, lo scrivo.

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Intanto, a mia memoria riaffermo che il Coordinamento nazionale Udi, in quanto organismo, non solo non si presentò per fornire una qualche relazione come da Statuto (figuriamoci, lo Statuto, questo sconosciuto) ma, prese una per una e poi sommate, le Coordinanti elette a gennaio 2008 e presenti a settembre 2009 non arrivavano a comporre un numero legale. Numero legale. Parlare e scrivere di legalità, al punto delle carte scoperte finora, quasi fa inceppare la tastiera. E pure, quante volte ricorrerà la parola regole nel 2010 che verrà, quasi sempre a vanvera. Per il resoconto dell’Assemblea di settembre 2009, vedere nella cartella assemblee e nel cronologico alla data dell’11 settembre, nel reparto sede 2009 [09].

209
La terza Campagna della nuova Udi, come Staffetta, ha la durata di un anno e mentre scrivo – primi di gennaio 2011 – è ancora in corso, si concluderà l’8 marzo 2011. Vedere, più avanti, le varie info in nota e poi in Cisterna. Vedere anche sul sito udinazionale.org l’apposita sezione Immagini amiche.

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La sbobinatura integrale delle parole pronunciate da un microfono a Pesaro viene inviata dalla Sede nazionale Udi alle iscritte con mail del 15 aprile 2010. Il resoconto della Delegata era stato inviato in data 05 febbraio con una mail contenente cartelle zippate, contenenti a loro volta vari documenti. Vedere in cronologico sede 2010 [11]. Una comunicazione a parte, per quanto concerne il reparto assemblee per lo stesso anno. Finora, nei reparti assemblee sono stati sempre inseriti programmi, resoconti e relazioni come da ordine del giorno, soprattutto quando l’Assemblea prevede la presentazione delle relazioni di fine mandato statutario. Comunico pertanto che gli altri 2 documenti presentati nel contesto pesarese si trovano nel reparto assemblee 2010 per pura bontà, visto il programma. La nota è doverosa anche sul piano della forma, la forma che è sostanza. Nota a margine delle tante parole scritte e pronunciate a Pesaro, il cui programma prevedeva relazioni scritte di fine mandato da parte di organi statutari. Delegata e Garanti presenteranno e leggeranno le proprie relazioni. Il Coordinamento non presenterà alcuna relazione. Mentre scrivo – ma risulterà da qualche parte – non so dire neanche quante delle ex Coordinanti fossero presenti, almeno con il corpo. In ogni caso, le Coordinanti Mattia, Miceli e Pala presenteranno un documento letto da Pala. Su altro versante, una componente del fu Coordinamento leggerà, anche a nome di altre, chiosandolo per 48 minuti, un corposo scritto contenente estrapolazioni varie. Detto scritto, con altro, è contenuto nelle cartelle zippate allegate alla mail 05.02_resoconto autoconvocazione. Detto scritto reca in calce: Relatrice del presente documento Katia Graziosi. Sottoscritto da Anna Maria Spina, Giovanna Crivelli, Carla Cantatore. In cima a suddetto scritto si trovano le parole: Relazione del Coordinamento Nazionale. È proprio vero: quando c’è un sottovuoto spinto, lo si riempie sempre di sigle, parole e citazioni per contorno. Fine della nota a margine sulla forma. Quanto ai contenuti, vedere in Cisterna.  Nel reparto assemblee si inserisce la cartella audio pesaro, contenente gli audio originali di cui è stata effettuata la trascrizione inviata il 15.04.10 dalla Sede. In altro reparto, per la precisione nel cronologico mac 2010 [12] si trova una cartella da pesaro contenente alcune foto e un file dal titolo per te. Trattasi di mail con cosa piccola, partita da una canzone di Elisa, sempre lei. Una canzone con dentro la parola orizzonte.

 

 

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