bisturi è aggeggio utile

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Tra le tantissime comunicazioni Sede Udi dei primi mesi del 2010, in data 25 marzo, è inserito il link a un mio scritto. 211

Non ricordo se ho già scritto della triade giusto, utile ed erotico. Vedrò di ritrovare il messaggio che ricopiai dalla mail con la quale Laura Piretti un giorno mi ha spiegato meglio questa massima indiana cui aveva fatto cenno in una riunione di Coordinamento 2005/2007. Forse ricordo male, non era indiana. Ricordo una parola: trivarga. In ogni caso, mi rimase impresso il senso: di ogni comportamento o scelta, quindi anche in politica, chiediti se risponde ai tre requisiti di giusto, utile ed erotico. Il top lo raggiungi se sono paritariamente soddisfatti tutti e tre quei requisiti. Non sempre è possibile, ma quel top di tre lo devi avere sempre in mente, almeno come meta. Essendo 3, la percentuale paritaria è un 33 periodico. A questa cosa ci penso spesso. Ed è sacrosantamente giusta, oltre che utile ed erotica, di volta in volta, nelle vicissitudini della pratica politica come in quelle semplici o complesse della vita di ogni giorno. Se qualcosa è giusto, ma non è né utile né opportuno, può procurare danni anche nell’immediato. Se una cosa è utile, ma non è giusta, i danni prima o poi li procurerà lo stesso. Se una cosa è utile e giusta ma per niente erotica va a finire che non ti diverti molto a farla e forse la prossima volta non la rifai. La traduzione è sempre terra terra ed è mia. Laura fece un discorso, e altro mandò via mail, molto più articolato. A febbraio 2010 ho avuto quell’incontro ravvicinato con un bisturi rinviato da un anno esatto di tappa in tappa. Ho paura del bisturi come chiunque, credo di poterlo affermare urbi et orbi, eccezion fatta per una sparuta minoranza di aficionados masok che si diverte con punte di coltelli e altro di simile. In quanto tali, non perché minoranza, a mio modo di vedere queste persone non fanno testo. Quando si può, insomma, si evita l’incontro e io lo avevo rinviato fino a che era stato possibile senza creare gravi effetti collaterali al rinvio. L’incontro di febbraio per me era giusto ed era utile. 212

Il bisturi, in metafore politiche e non, viene usato anche per dire altro. Nella pratica politica, nella vita, come nel corpo umano, possono crearsi situazioni – le chiamo così, non vorrei addentrarmi troppo nelle metafore – che vanno incise, dalle più piccole alle più grandi. Agire di bisturi a volte è opportuno, necessario, giusto e utile. 213

Penso di avere scritto qualcosa a proposito di un certo tipo di volemose bene che procura più danni di mille parole dure. Aggiungo che a volte quel volemose bene viene riversato a bella posta come patina mielosa per coprire situazioni che andrebbero invece evidenziate per tempo e magari incise con un dolore che nel frangente immediato risulterebbe sopportabile. Ho visto agire quella glassa abbondante qualche volta nell’Udi e non ha nulla a che fare col volersi bene, col volersi bene comune, perchè in quei casi, visto che per Udi possiamo usare il termine organismo, la situazione degenera e si rischia ben altro. Il tempo, unito a ciò che si trova sotto la copertura, produce questo, in soldoni: l’incisione non si può più fare oppure diventa molto più dolorosa, estesa e drastica. In entrambi i casi sono guai per l’organismo considerato nel suo complesso. Nell’Udi si doveva incidere su gesti e parole prima della fine del 2010 che è già finito? C’è chi s’è posta la domanda. Si dovevano incidere scritti e comportamenti e fatti? Forse. La situazione non è degenerata e Immagini amiche verrà in soccorso. Alcuni rivoli tossici tuttavia si sono dati appuntamento nel 2010, in qualche caso senza neanche saperlo. Il rischio peggiore non è di arrivare ad un Congresso dove le parole contro sarebbero molte di più di quelle per. Il rischio peggiore è di non arrivarci affatto oppure di arrivarci senza politica il che è lo stesso e peggio, visto che parliamo di un Congresso. Se faccio un rapido calcolo di ciò che è passato sotto gli occhi, in forma di scritti e comportamenti anche nel 2010 che se n’è appena andato, penso che le cose buone e ottime che pure ci sono state ci sono e ci saranno e sono tante, rischiano di essere offuscate dai fumi di una palude indistinta di veleni travestiti da altro. Scrivo reduce da un’Assemblea di dicembre 2010 dove ho visto inscenarsi qualcosa che mi sento perfino buona a definire opera buffa.
Poiché sono partita scrivendo di un bisturi, poiché non voglio cadere nella tentazione di commentare a caldo ciò che va accadendo nell’immediato, mi tocca procedere per gradi e per il momento fare cenno a cosa ebbi il dispiacere di scoprire, mentre ero in un reparto d’ospedale. E cosa venne poi, durante la convalescenza. E ben ti sta, ad aver atteso così tanto quel bisturi, mac. Me lo sono detta da sola, ora lo scrivo.214

 

vai

 

 

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NOTE

211
Lo scritto Risarcimenti – Riflessioni a margine del “risarcimento pubblico” alle vittime di stupro era il frutto dello studio di una proposta alla quale, già durante l’Assemblea di Pesaro, erano state rivolte critiche da parte di altre iscritte. Nel merito, vedere nel cronologico sede 2010 la mail 18.02_su napoli con allegato un chiarimento della Delegata Udi che trascrivo quasi integralmente con un omissis e formattazione differente, non ci sono grassetti e colori dell’originale:

“alcune chiedono all’Udi Nazionale, in posta elettronica e non solo, il “che fare” su una petizione dell’Udi di Napoli, che punta ad ottenere una legge dello Stato sul “risarcimento pubblico alle vittime di violenza sessuata”. Chiarisco alcuni passaggi, in quanto l’iniziativa ha avuto la sua eco anche su facebook, da dove proviene la maggior parte di richieste di chiarimento. Su facebook, il 18 gennaio “Udi Napoli” pubblica una Nota che descrive l’iniziativa, e la Garante nazionale Milena Carone, per l’account “Udi Centrale” (referente in facebook della Sede Nazionale Udi) inserisce questo commento: “Da questo account mi limito a comunicare che su questa proposta e su altro in merito, si discuterà in Assemblea Nazionale a Pesaro il 30 e 31 gennaio prossimi. UDI NAZIONALE non ha ancora preso posizione pubblica. Attende, anche su questo, l’Assemblea”. L’iniziativa di Napoli parte alla fine del mese di dicembre 2009. Quindi, immediatamente a ridosso dell’Assemblea autoconvocata Udi. Nel novembre 2009, [omissis] mi ha accennato quella che era al momento solo un’idea. Le ho espresso le mie personali perplessità, sollecitandola comunque a sottoporre la proposta all’Assemblea nazionale, unico luogo che le donne dell’Udi usano per assumere decisioni di tale portata (richiesta di una legge dello Stato). Lì, tutte insieme, avremmo assunto una decisione condivisa e valutato l’opportunità o meno di farne un progetto nazionale. In questi anni, la discussione collegiale in Assemblea è servita a ridefinire, dando un senso politico complessivo, alcune intuizioni pregevoli: è accaduto con il 50E50 sulle questioni legate alla rappresentanza; con la Staffetta nella lotta contro il femminicidio; infine, è accaduto a Pesaro con la necessità unanimemente condivisa di dare una veste compiuta alle varie questioni emerse nelle iniziative locali sulla moratoria città libere, che da sole rischiano di restare estemporanee e poco incisive. Saltare alcuni passaggi, anche con le migliori intenzioni, e infine non esporsi in un momento di confronto collettivo, addirittura agire in parallelo, sono tutte modalità inefficaci e mortificanti per una Unione Donne in Italia. Sul piano formale, la petizione di Napoli resta una iniziativa locale che nessuna donna Udi ha ritenuto di sviluppare nel dettaglio nell’Assemblea di Pesaro. Chi l’aveva già sottoscritta poteva (e se ricopriva incarichi nel Coordinamento nazionale, doveva) farne parola. Non è stato fatto. Per non dilungarmi, vedere firme in calce ad un documento “Udi Napoli dicembre 2009”, che allego.”

Fine trascrizione. Per il resto citato, rimando alla Cisterna.
A margine degli equivoci venutisi a creare, aggiungo che erano dovuti non solo alla forma con cui si proponeva l’iniziativa, ma anche alla pioggia incessante di mail a recipiente anonimo da parte di donna iscritta Udi già Coordinante, assente all’Assemblea di Pesaro. In reparto cronologico mac 2010 si trova uno scambio immediatamente successivo, giunto anche nella mia posta. Infine, sulla forma, per la riflessione su udinazionale.org mi concessi un vezzo in linea con altri miei dello stesso tipo sui colori a far data dal 50 in poi. Nel titolo, risarci era scritto in nero, menti in rosso.

212
Essendo una che non demorde neanche davanti agli sfaceli, sono riuscita a individuare presto anche l’erotico. In ospedale ho fatto foto che non allegherò in nessuna Cisterna, però posso giurare su quanto ho di più sacro, cioè me stessa, che molto presto è stato anche lievemente erotico. Certo, proseguendo nella metafora a partire dal detto indiano, non così tanto erotico da lasciarmi voglie di nuovi incontri col bisturi.

213
Sull’erotico, anche in questo caso risponderei solo del mio. Tuttavia, se la metafora viene rovesciata forse può essere estesa anche ad altro. Non ci si diverte mai quando si agisce di bisturi, questo è indubbio. Il fatto è che alla lunga ci si diverte molto ma molto meno se si lasciano agire le situazioni di cui sopra.

214
Quando ho scritto, sempre in una nota, di una serie di fatti scoordinati da mettere in fila dopo aver messo in croce, ho inserito il tutto con una data certa: 15 settembre 2009. Il pezzo è quello col titolo non solo stile, dove ho scritto che la scoperta di quei fatti fu fatta solo nel febbraio 2010 e immediatamente comunicata alla Sede nazionale, nelle persone della Delegata e delle Garanti. Ebbene, la scoperta è stata fatta anche grazie a facebook. E ci si provi ancora a dire che facebook procura guai. I fatti vennero alla luce subito dopo un’Assemblea dove si era relazionato su altri fatti relativi all’abuso della sigla Udi operato in 2 città italiane: Torino e Catania. Si relazionò poco a dirla tutta, compresa questa Garante, comunque quanto basta per sentirsi dire che si usavano le regole come clava da parte di chi non era parte in causa, ma aveva comunque in casa propria qualcosa da tenere ben chiuso dentro un armadio, quanto ad autonomia. Se si ascolta la cartella audio pesaro, la locuzione regole come clava è lì dentro. Nel caso di Catania, sempre per bon ton o terra terra per bontà, non si fece cenno diretto, limitandosi a scrivere in una relazione la parola siciliana, ma a quanto pare bastò anche quel poco per dare la stura da lontano alla confluenza di veleni contro la Sede nazionale. A Pesaro erano assenti le protagoniste di tali abusi. Di altri si erano già occupate Assemblee e riunioni di Coordinamento e Garanti Udi a far data dal 2004. Le città in questione allora? Palermo, Genova, Milano, Siena. Per memoria e a disposizione, ci sono resoconti e verbali. A disposizione anche di chi nel 2010 ha proferito non capisco. Probabile che si pensi di continuare a farlo. Nel caso, si dovrà assumere la conseguenza di ciò che comporta dire non capisco dinanzi a carte scoperte. I fatti scoperti a febbraio 2010 riguardano Napoli e una ex Coordinante anch’essa assente a Pesaro. Subito dopo, fu la volta di Ragusa, con tanto di raccomandate e denunce ancora sul web da parte di Istituzioni e donne della Cgil locale che chiedevano conto di alcune cose alla Sede nazionale Udi. Si chiedeva come mai l’Udi nazionale non sa che… etcetera etcetera. Per ogni fatto con relative pezze (è proprio il caso di usare il termine) d’appoggio, vedere in Cisterna la cartella archiviamo in mac 2010. Decido un titolo aggraziato per la cartella, ma sia chiaro che per me la parola Archivio è cosa sacra e viva sempre, in tutti i sensi.

 

 

 

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