le carte che non ho letto

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Che non ho letto, allora. Ora, per un verso o per l’altro, un po’ mi toccherà farlo.

L’ultimo tra gli invii Sede di giugno 2010 reca con sé un certo numero di cartelle zippate, contenenti a loro volta un certo numero di scritti. La prolificità negli scritti fu inversamente proporzionale alla puntualità con la quale dovevano essere recapitati per la riunione del 26 giugno dalle donne autopropostesi per far parte di un Gruppo preparatorio.

Su quanto la prolificità negli scritti abbia avuto a che fare con la locuzione responsabilità collettiva, preferisco pronunciarmi dopo il racconto sulla puntualità.

In fondo, rispetto anch’io una parola sbandierata da alcune: regole.

Certo, se ripenso a quel prima si parte, prima si arriva del 10 marzo citato poco fa in nota…

Fu così che il 26 giugno 2010 accadde un’anteprima, o per meglio dire andò in scena la seconda puntata di un’opera buffa che si snoderà in atti e scritti fino al suo naturale epilogo a dicembre: la fine dell’esperienza del fu Gruppo preparatorio.

L’Assemblea di Pesaro aveva dato ancora una volta credito alla parola autoproposizione. Prima si parte, prima si arriva… 218

Non ho letto quei documenti, o meglio non ne ho letto la gran parte, allora. Mi è bastato quello che ho ascoltato a maggio, a giugno e a settembre 2010, sulle cosiddette regole. Un esempio dei più buffi? In nota. 219

Per me e per molte, sul piano delle cose belle, il 26 giugno 2010 resterà il tempo di una lettera al tempo di mail. 220

L’uso della parola autoproposizione fatto nel fu Gruppo fino a dicembre 2010, meglio di come posso descriverlo ora io, sarà stigmatizzato nella relazione della Delegata all’Assemblea.

Oggi, dopo l’Assemblea di dicembre, e scrivo ad un anno esatto da Pesaro, con altre sono in attesa di conoscere la restituzione che sarà fatta al credito dato a dicembre alla parola elezione, insomma l’uso che se ne farà nel 2011 da parte di chi è stata eletta in un Gruppo organizzativo.

Ma prima di arrivare a dicembre,  non solo per rispettare cronologia, è bene dare uno sguardo ai tanti fatti benedetti che, accanto alla pletora di parole, con qualche ondina carsica di tanto in tanto, sono stati messi in campo dall’Udi. 221

A completamento delle lunghe chiose, voglio scrivere altro a questo punto.

C’è chi pensa nell’Udi di oggi – senza dubbio con una qualche ragione di fondo – che sarebbe ora di finirla con attacchi personali più o meno velati, beghe irrisolte da decenni, tensioni poco chiare e così via, tutte cose che diventano altro in Assemblea.

Giusto, però attenzione a liquidare l’intera questione come robetta da donne. Intanto, per un motivo che ho già scritto: è roba che si agita e spiega le sue ali anche altrove, con l’aggravante che lì parliamo di potere sulle nostre teste, le teste di tutte e tutti.

Personalismi, invidie, misuramenti di attributi (questo vale moltissimo in campo maschile, sempre) sono alla base di scelte che solo apparentemente sono di schieramento e solo con un grande sforzo di fantasia possono definirsi politiche.

Se il mio ragionamento sembra terra terra, continuo ad essere convinta che anche le diatribe più complesse si spiegano con sentimenti e comportamenti semplici e forti che spiegano le proprie ali da secoli. Basta volerli guardare. E sono sentimenti semplici e forti anche l’invidia come l’odio, come altro ancora. Se tutto questo si coniuga con scarsissimo amore per il genere politico femminile, il guaio è fatto ed è per tutte.222 

Detto questo, il problema non è tanto di farla finita coi veleni così come si palesano in un’Assemblea (ammesso che si palesino) lasciandoli liberi di agire nella posta elettronica o sul web. Il punto non è ossequiare alla buona un intento di mancata sopportazione di conflitti tra donne. Tutt’altro: il punto è farli venire allo scoperto dichiarandoli per quello che sono, senza coprirli con altro.

Intendo essere ancora più chiara: quando scrivo coprirli faccio riferimento a due differenti opzioni, distanti tra loro anni-luce sia in fatto di capacità sia in fatto di scelte, va detto. Purtuttavia sono opzioni che contribuiscono ciascuna per la propria parte ad ammassare coperte su situazioni che andrebbero evidenziate e all’occorrenza incise.

Quali le coperte differenti: 1) la prima copertura è costituita dal bon ton che per esempio la Delegata Udi, ma non solo lei, ha messo in campo finora e che sarebbe il caso ora di smettere di usare, visto che oltre tutto detto bon ton viene confuso con altro anche in buona fede; 2) la seconda copertura dei conflitti veri, aperti, adulti è data da un volemose bene utilizzato a bella posta (oppure auspicato in ottima fede, ma pur sempre col medesimo effetto conseguente) per consentire altrove la fuoriuscita carsica di veleni impropri, travestita malamente da altro.

Chiedo e chiederò sempre a tutte e a ciascuna di farla finita e di dire quello che si pensa e si vuole veramente, provando se si riesce a far diventare tutto questo una cosa: politica. Ovviamente, l’impegno di venire allo scoperto, per tutte e per ciascuna, è di farlo senza ammazzarci e in questo farò la mia parte.

Dobbiamo farlo tuttavia con un minimo comune denominatore dato dalla responsabilità comune, se in comune verificheremo di avere ancora una cosa a cuore. Almeno una.

Quale? Sempre quella: l’Unione Donne in Italia.

 

 

vai

 

 

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NOTE

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Dettaglio alcuni passaggi non tanto per la bontà di ciò che si disse o fece, perché qualcosa di buono si fece e disse, quanto per segnare e sapere cosa non si deve più fare. Le mail con relativi allegati cui faccio riferimento si trovano nel cronologico sede 2010.
04 maggio: Pina Nuzzo prosegue imperterrita in generosità e in una mail che precede il primo incontro del fu Gruppo scrive: “ricordo a tutte che, come indicato nell’Assemblea di Pesaro e come è nella tradizione dell’Udi, il Gruppo è aperto ad ogni iscritta, richiede l’apporto di lavoro di circa un anno, vaglierà al proprio interno le modalità per procedere incluse le possibilità di autofinanziamento per ogni aspetto e assumerà ogni decisione in merito alla fase preCongressuale in collaborazione con la Sede nazionale e con le Garanti”.
15 maggio: le presenze saranno 36. La successiva mail dalla Sede in data 3 giugno contiene alcune informazioni e un resoconto in calce che è quasi una sbobinatura di detta riunione. Qui, solo un paio di ricordi. La riunione del 15 maggio per me è anche l’occasione nella quale rivedrò dopo oltre un anno una ex Coordinante che nel suo lungo intervento al microfono a lungo parlò di dirigenza diffusa, ma sorvolò sulla faccenda di un manifesto elettorale per le europee 2009. Pertanto, la risposta data a me fuori microfono non risulta registrata: “non ne sapevo nulla della firma con dentro Udi di […]. doveva esserci solo il mio nome. giuro. hanno fatto tutto loro.” Quando si dice: peggio del buco, la cucita. Mi sento anche buona ad aver inserito un omissis. Resta il fatto che quel manifesto è ancora lì dove si trovava nel giugno 2009, reperibile nel web, già scritto. Sempre nella riunione del 15 maggio si pensa di ridire amenità su facebook da un microfono. Su questo, ho già scritto in abbondanza. Troppo concedere anche la ricopiatura sulla carta. Per il resto su… i contenuti direi che basta e avanza il resoconto, dalla prima parola all’ultima, dalle proposte avanzate alle votate che avanzarono anch’esse, nel senso di avanzi, non nel senso di percorso di parole e opere da mettere una in fila all’altra, per fare cosa regolata. Oh, quanto l’ho sentita e ora anche letta, quella benedetta parola: regole! Sul piano delle regole o se vogliamo dell’Agenda dei lavori così come proposta dalla Delegata e fatta propria da tutte, quel fu Gruppo decide di riconvocarsi per il 26 giugno e decide di darsi il termine del 15 giugno per l’invio di mozioni e contributo Garanti. Eccezion fatta per le Garanti, le giovani donne di Genova e poche altre che ora, me ne scuso, non ricordo, nessuna rispettò la consegna. Procediamo.
11 giugno, data di una comunicazione Sede con le parole impegni e finesettimana impegnativo.
26 giugno: siamo alla seconda puntata o forse prova generale dell’opera buffa finale: in riunione arriva una fiumana sporca di documenti. Una ex Coordinante fa iniziare la riunione leggermente in ritardo perché alquanto trafelata chiede di fare 40 – dico 40 – fotocopie di un documento poco prima dell’inizio, nella stessa Sede. Oh, perdindirindina. Che si fa? Non si è avuto il tempo di leggere prima – con un impegno deciso da tutte per lavorare bene, per lavorare meglio – e allora? Allora, in riunione si leggono tutti – dico tutti – i documenti di chi è presente. Decisamente, opera buffa.
29 giugno: i documenti non letti perché postati da assenti saranno (generosamente?) recapitati dalla Sede nazionale nelle cartelle zippate di cui sopra. Spuntarono anche due nomi tra i documenti non letti, donne che conoscevano l’indirizzo di via Arco di Parma, anche se non venivano alle Assemblee dal 2004, usarono una ex Coordinante come postina. Uno dei due nomi è colei che nel 2008 pensava di agire in piccolo e pensare per tempo. O era il contrario? Todo modo para buscar la voluntad divina. Per arrivare all’Udi si fa questo e altro. Nel 2010 vale la pena di rispuntare all’orizzonte. Che pena. E lo riscrivo.

219
È solo uno degli esempi. Una ex Coordinante, ci risiamo, non è un caso, in uno scritto (non ce la faccio proprio a definirlo documento) proporrà la modifica dello Statuto attuale con l’indicazione di un tot di componenti per il Coordinamento. Più avanti, nello stesso scritto, in rosso scrive che del Coordinamento deve far parte almeno una rappresentante per ogni Gruppo o Sede Udi locale. Questa perla di proposta, con altre proposte scritte, che solo ora ho letto, è stata esplicitata anche da un microfono. Ricordo solo che quando ho ascoltato le parole non mi senbrava vero, tanto che ho chiesto a chi mi stava accanto di farmi dare un’occhiata al cartaceo. Mi sono chiesta: ma ci è o ci fa? Ok, non era la prima volta che me lo chiedevo, però trovarmi davanti spiattellata un’idiozia di tale portata è stato troppo. Delle due l’una: o non sa le tabelline, oppure si augura il dimagrimento delle realtà locali Udi al numero di 10 o 12. Nessuna delle due, in effetti. Puro rigurgito di veleni in cervelli poco fini, tutto qui. Tanto rigurgito che di quella, come di altre proposte indecenti, verrà chiesto in extremis l’ingresso nel fu Gruppo con una mail dal titolo: visto che non è troppo tardi. È solo un assaggio. Su altro sarà anche peggio.

220
Lettera al tempo di mail è il titolo che la Delegata ha dato ad un documento bello e generoso. Documento che Pina Nuzzo ha letto il 26 giugno, come le altre, dopo aver atteso diligentemente che l’ordine alfabetico per il suo turno giungesse alla lettera N. Chi c’era, con me, ricorda quel momento e cosa avvenne, dopo la lettura. Se non si vuole entrare nella cartella zippata con documenti letti allegata a mail in data 29.06 in cronologico sede 2010 [11], quel documento è presente sul sito udinazionale.org.

221
Nella mia posta, per i soli invii a tutte e al Gruppo preparatorio - conto 106 mail con allegati spedite dalla Sede nazionale Udi tra luglio e dicembre 2010. Forse manca qualcosa, ma quello che trovo dovrebbe bastare per avere un’idea. Per quanto riguarda gli invii a tutte, sono così tante le cose interessanti che… qui sulla carta mi limito a qualche telegramma. Ancora di interesse pubblico ogni comunicazione dove, nell’oggetto, si rinvengono le seguenti parole: sakineh – archivio centrale – scuola politica – teresa – novi – carpi – modena – consultori lazio – portici – napoli – vascabella – iap – ravenna – castellammare – panda – goccia – cafè-débat – 25 novembre – petali rosa – codice – aidos – udiAmilano – nosheen – 194 – tar lombardia – parlamento europeo – muggia. Ovviamente, dulcis in fundo, ogni info contenente le parole immagini amiche.
Qui, uno sguardo particolare a un paio di mail:
22.09, la lettera aperta a Vizzini vale una segnalazione a parte. Parliamo sempre del 50E50, questo sconosciuto.
24.10, la seconda info su castellammare mi è particolarmente cara, perché ricorda una mailbombing su cui Trabucco relaziona alla Delegata.
12.11, anche del comunicato Udi belle e brave su donne, sport e media conserverò un bel ricordo. Su altri invii Sede del periodo tornerò più avanti, in dettaglio. Per quanto attiene la parola congresso, la sottoscritta dichiara che, dopo una scorsa al malloppo arrivato il 29 giugno 2010, sulla propria scrivania conserva solo gli allegati della mail 21.11_verso il congresso_documenti dei gruppi. Detta mail contiene un’Agenda dei lavori che nel 2011 auspico ancora venga rispettata, almeno nel senso di percorso, e ha come allegati i resoconti di incontri tenutisi a Genova (16.10.10) Pesaro (23.10.10) e Modena (30.10.10). Mando ancora un pensiero debole e un abbraccio forte a Laura Piretti che si è sobbarcata l’onere di dare un qualche ordine e senso alla fiumana sporca di scritti su regole e dintorni, la cosiddetta organizzazione. Qualcosa si aggiungerà, strada facendo. Tutto visionabile nell’apposita sezione xv congresso udi sul sito udinazionale.org
Passiamo ora a cenni cartacei su ondelle carsiche del secondo semestre 2010. Anche per detto periodo, qualcuna è approdata nella posta di tutte, altre no. In entrambi i casi, risacca pura. Visto che ho già scritto di rigurgiti di veleni contro la Sede nazionale, in particolare verso la Delegata, anticipo che nel digitale si potrà trovare una mail contenente la parola tappo che a leggerla ha fatto sorridere perfino il mio monitor, vista la mittenza ferrarese. Infine, visto che il monitor è ancora disponibile al sorriso, nella mia posta in data 17 settembre approda qualcosa che ho già citato: visto che non è troppo tardi. Non fu inviato a tutte. È stato un male? È stato un bene? Intanto, allego. La Delegata inoltra da una ex Coordinante, sulla mia posta e su quella di un certo numero di partecipanti (!?) e/o componenti del fu Gruppo. Confesso di non aver contato, anche se gli indirizzi sono in chiaro, così come richiesto da alcune delle suddette partecipanti. Visto che l’ex Coordinante pensava che non è troppo tardi e visto che il mio monitor ha preso a sbadigliare (trattasi della medesima pensata di chi moltiplicava all’infinito i numeri di un Coordinamento) aggiungiamo che in fatto di numeri la pensata complessiva è geniale. Per non morir di noia, chiamerò il punto dolens c’è due senza tre. Parliamo sempre di regole, o meglio, per far grazia alle regole, di proposte per cambiare lo Statuto attuale, principale occupazione della maggioranza delle confluite nelle onde iniziali, quasi fosse la cosa più stringente a farsi. In effetti, qualcuna si sarà sentita co-stretta a farle. Questa premessa è da tenere presente, perché ogni cosa si spiega alla luce delle tante ondelle contro la Sede nazionale, espresse malamente in tentativi di controriforma nei confronti dell’attuale assetto statutario. Benedetto Croce, ancora venia e ancora grazie. Solo un paio di sguardi a dette proposte, indubbiamente soppesate a lungo da chi le ha avanzate e riproposte, con tanto di rossi e aggiunte. Per gustare i rossi tocca andare in Cisterna.
Primo sguardo: le Garanti non devono essere in numero di due, ma in numero di tre. Giusto, se devono prendere decisioni e… votare, come fanno? Direi che non fa una piega, quanto a ragionamento. Quanto a Storia Udi, la proponente non conosce la marea di cose nella quale si trovarono ad assumere detta funzione le Garanti dal 1982, anno di decisioni tremende anche sul piano contabile, per via dello scioglimento dell’organizzazione. Ed erano quattro, pur sempre numero pari. Ma siamo alle finezze della Storia Udi, siamo alla responsabilità collettiva incarnata da individue con nome e cognome in Udi. Procediamo.
Secondo sguardo: le Delegate non devono essere una, ma in numero di due: questi corsivi corrispondono ai rossi in Cisterna, aggiunti con perfezione quasi maniacale, anche all’interno di una stessa parola, forse maniacale è poco. La spiegazione che non si trova nel cartaceo/virtuale, la spiegazione verbale (?! si spiegano anche le vele controvento, ma lasciamo andare, ho troppo in amore il mare) che è stata udita dalle mie orecchie è stata grosso-modo questa: una con compiti all’interno e l’altra con compiti all’esterno. Veramente, riesco a reggere la nausea solo se ci scherzo su: come a dire che una sta in casa a far le pulizie e l’altra va in giro per il mondo a rappresentare. Una divisione dei ruoli così non l’avevo ancora sentita da nessuna parte, femminista o meno che si autoproclamasse la provenienza. Ovviamente, alla luce del ragionamento posto a base della proposta sulle Garanti – ragionamento esplicitato (!?) anch’esso dalla proponente oralmente in riunione – il pensamento geniale sulle Delegate presuppone che o vadano d’amore e d’accordo oppure, ancora meglio, che non si parlino neanche così non rischiano di litigare, creando empasses alludi. Roba da chiodi. Direi da bisturi veloce. Fine dello sguardo.

Qualcuna oggi vuole ancora dirmi che ho fatto male a non studiare cotanta roba, già allora? Andiamo, siamo serie. Resto una persona seria, in frangenti di regole. E le regole sono un’altra cosa. Se mi ci diverto ora è solo per ribadire che si tratta di veleni sporchi, come altri contro. Veleni vigliacchi come tutti i veleni, arma sapientemente usata nei secoli dei secoli al femminile. Pertanto, arte se non raffinata certamente vigliacca perché non si ha il coraggio di dire perché, per chi e contro chi si scrive, attaccandosi ad altro e attaccandosi molto male. Per quanto mi concerne affermo e ribadisco che trattasi di veleni con confluenze varie, di cui una parte dal lontano 2002, anno del tempo di una ex Responsabile di Sede nazionale quando le Responsabili di Sede erano 2, tanto non c’era da rappresentare alcunché. Ex responsabile di Sede che non ha digerito nel 2003 un’elezione di Delegata singola con nome e poi cognome, prendendola quasi a scorno personale. E ogni scherzo vale. Ex responsabile che non vedo da allora, che nel 2008 ha tentato di fare altro altrove e oggi ritorna, facendo fare la postina ad altre. A volte, ritornano, come il peccato. Che peccato irresponsabile. Fine chiose sulla carta che continua a essere sacra. Però, il digitale canta uguale.

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Forse esagero, forse no, tuttavia dichiaro di avere applicato lo stesso ragionamento anche ad altro che mi accade intorno. Lo uso quando penso alle alleanze improbabili di uno schieramento nostrano, così come mi capita di farlo anche su vicende lontane solo geograficamente. Mi accade di pensare a cose semplici e forti e tremende anche quando penso a conflitti araboisraeliani irrisolti da decenni su decenni. Conflitti che nel tempo si coprono con altro, si ingigantiscono penetrando nelle menti di chi non ne conosce né origini né ragioni, conflitti che partono da gesti e sentimenti fatti di millenni che si perdono nella storia per approdare oggi a un chek point a Gerusalemme. Ricordo ancora come fosse oggi quello che mi hanno detto due donne davanti al mio mare Adriatico, sulla terrazza di una Maura folletto dei boschi che ora non c’è più. Erano e sono due donne differenti, una palestinese e l’altra israeliana. Erano però d’accordo su molte cose, soprattutto su sentimenti e ragioni di fondo. Tra le altre cose che mi hanno raccontato, ricordo questa e la dissero in due quasi all’unìsono: “il conflitto vero non è quello, ma tra palestinesi e israeliani che vogliono la pace da una parte e palestinesi e israeliani che vogliono la guerra dall’altra”. Ok, l’ho scritto. I miei restano ragionamenti semplici, terra-terra.

 

 

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