A Silvia

Lettera aperta a Silvia Santarelli
e per conoscenza
a chi altra ha voglia di conoscere

 

Cara Silvia,

rispondo pubblicamente alla richiesta seguita a un post di ieri 21 maggio sulla mia bacheca. Era un post riguardante Marco Pannella. Dove taggavi me con altre due.

Pubblicamente infatti mi hai detto di aver…

scritto un post anche per te, MAC. Voglio che tu sappia come la penso. E voglio sapere come la pensi tu.

La mia bacheca su facebook da molto tempo è pubblica. Quando voglio cose private so ancora come fare. E lo sanno le mie amicizie.

Ieri ti ho risposto che era… tanta roba. E fatto un paio di accenni. Rimandando.

Oggi voglio dirti il perché di questo “rimando”. Il perché vero.
Visto che stai leggendo Sedici sai che ho dei conti aperti con la verità.

Il perché vero non è solo perché è tanta roba. E neanche perché (motivo questo che già da sé sarebbe più che valido) non voglio ingolfare il momento attuale, fatto già di tante diatribe malsane pro e contro Pannella. O i Radicali in genere. E le malversazioni mediatiche seguite alla morte.

E neanche perché voglio far depositare emozioni e commozioni. Tutt’altro.

Il perché vero è un perché femminista.
Perché vorrei risponderti partendo da me.

Da quello che è stato il primo mio incontro con un pezzo di quell’intruglio che sarà poi chiamato Galassia Radicale. Risale al 1978. Ero a Firenze, all’Università. Erano i tempi della Campagna contro la Fame nel Mondo. E tanto altro. Erano i tempi in cui iniziavano gli sberleffi sui Digiuni, per intenderci. E da Tv e stampa si sapeva poco o nulla delle lotte radicali.

Io ero reduce da appassionamenti (diciamo pure cotte, in tutti i sensi della parola) per la politica, fatti di balbettii pronunciati in ambiti extraparlamentari. Lotta Continua et similia. Non era ancora Passione.

Nel libro A carte scoperte che pure tu hai letto ho scritto che per me la Passione per la Politica e per il Diritto erano legati assieme fortemente. Non c’entrano nulla i miei studi giuridici universitari. C’entrano i Radicali. È stato in quel periodo che ho iniziato a comprendere e coltivare quel legame.

Quando ho praticato i Radicali ho compreso meglio Antigone. E trovato anche un luogo dove il mio bastian contrario si è sentito finalmente a casa.

Quel bastian contrario non mi ha più abbandonata.
E ha definitivamente trovato dimora certa dentro di me. Da allora.

immagine presa dalla tua bacheca e so di farti cosa gradita

immagine presa dalla tua bacheca e so di farti cosa gradita

La Politica che ho praticato è quella delle Donne. Più o meno continuativamente dal 1985 al 2011. L’ho già scritto in una sorta di autobiografia scherzosa per Sedici, nella quale, guarda un po’, ad essere rimossa open air è la partita “radicale”. Quella con più peso.

Il luogo dove ho praticato la Politica delle Donne era un luogo inquinato, come tanti altri, da retropensieri contro i Radicali. Fatti molto spesso di una sorta di disinformazione tipica (a volte studiata a tavolino) di certi ambienti comunisti o post-comunisti o post-collaterali.
O insomma, ci siamo capite.

Me ne sono fatta una ragione. Fin da subito. Ho tirato dritto. E posso affermare senza tema di smentita che la mia anima radicale si è fatta sentire sempre nell’Udi, quando ha voluto. Quando non s’è sentita è stato solo perché io l’ho fatta tacere. Per puro calcolo personale. Non me ne pento, ma solo perchè non credo nei pentimenti. O nei rimpianti.

Dopo molti anni, era il 2008, subito dopo la Campagna 50E50, ho rincontrato Emma Bonino. Facevo ancora politica nell’Udi. E sono nate cose belle. Ne ho fatto cenno in A carte scoperte. Sempre in quell’anno, mi pare fosse autunno, in un Congresso ho rivisto anche Pannella. E ci ho litigato. Scritto anche questo. Il motivo era una cazzata, ma avevo voglia di farlo e c’ho litigato. Mica tanto cazzata, ora che ci penso. E se ci penso meglio, posso affermare che è stata l’unica volta nella mia vita che ho litigato con un uomo per via di un altro uomo. Una cosa inaudita per me. L’altro era Adriano Sofri.

Ti risponderò, Silvia. Promesso.
Sulla Jugoslavia, sugli Usa e Israele.
Poi su Berlusca e forse pure Capezzone.

Lo farò. Non per dovere, ma per piacere. E Amore.

Non lo farò per dirti quello che non sai di Pannella o dei Radicali. Cosa che è possibile. Anzi, certa.
Né per giustificare altri. Né per convincerti su altro.

Lo farò perché ho voglia di dirti di me.
Alla femminista maniera.

E poi perché io ti amo a te, mamma Silvia. *

 

M.A.C.

 

* Voi altre che leggete,
se non sapete perché
Silvia Santarelli è mamma – con altre – a me,
ma che campate a fare?
O insomma, adesso nun c’ho voja de ripeterlo.

Quanto alla moseca, spero che Silvia possa sentirla e che sia anche questa di suo gradimento. In questo blog l’ho usata solo un’altra volta. Per una Donna.

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

 

 

 

I commenti sono chiusi.