amatevi, sentite a me

[voce fuoricampo]
Dici al plurale perchè stai qua m
a ti rivolgi a… te?
Forse.

E poi, ora che ci penso
è bello quel Voi d’un tempo antico

Ma sì, fanculo. Amatevi!

Se siete fortunata o fortunate
Alla fine del setaccio
Resta l’avventura più intrigante
Tra quelle che dipendono solo da… te.

Amatevi, sentite a me
Da sole o anche in due
Se ci riuscite in tre.
Ma amatevi, per la miseria!

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La canzone dice Amamì amami
Col primo accento sulla I
Ma, in ogni caso, voi partite… da sè!

Andate davanti a uno specchio
E…
Guardatevi, studiatevi, piacetevi,
stimatevi, cantatevi, ballatevi,
toccatevi, baciatevi,
insomma fate un po’ come ve pare.
Ma amatevi, minchia!
Perchè… Voi siete uniche.

Indifferentemente, sì.
Come dice Lei.
Senza ragione nè pietà
Perchè nessuno è così.

 

MAC

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P.S.:
Non dovete per forza amare anche me. A parte il resto (e poi siete in tante, nun ve reggo) io m’amo tanto tanto già da me.

NOTA A MARGINE:
Alla canzone “Amamì Amami” non perdono due cose
1) l’arrangiamento quasi disco.
2) la citazione finale da “Una carezza in un pugno” di Celentano. Una delle canzoni più istigatrici al femminicidio che siano state mai scritte. “Cattivo come adesso non lo sono stato mai… ma pensami una volta almeno… e se davvero mi vuoi bene… una carezza [da quel pugno chiuso] nascerà… lallallalà…
Ma io prendo il buono dove mi pare.
E il buono di Amamì Amami è in quella frase:
“Indifferentemente, sì.
Senza ragione nè pietà.
Perchè nessuno è così”
E allora amatevi, minchia!

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