Cara a(ne)mica, ti scrivo…

Ci siamo incrociate spesso,
ma per un motivo o per l’altro…
Alla fine ho pensato che
anche il virtuale può andare.

Sei di sinistra, ma proprio sinistra sinistra.
E ci tieni molto a dirlo. A volte anche… a fallo.

Certo, ti piacciono le serie americane, ma che c’entra?
E quel cantante molto macho e assai iuessei, hai presente?

Appena puoi però la tiri fuori dall’armadio quella kefiah.
Ok puzzerà un po’, ma quant’è bella! E sa di buono.

Hai una certa età e ora hai deciso di mettere a frutto
la roba che cantavi quando facevi la femminista.

Palestina non sai neanche dove sia, ma che vuol dire?
Politica mica c’entra con la geografia, hai ragione.

Sei stanca di parole e vuoi anche tu un posto al sole.
O insomma, anche un centro di consulenza potrebbe starci.

Sei giovane, ma proprio ggiovane, e fanculo a ste cucche!
Hai voglia di provarci a modo tuo, e ci mancherebbe!

Scrivesti libri, inaugurasti convegni, bacchettasti dall’alto
di uno scranno universitario: ve la do io la differenza!

E c’hai un compagno pure tu, uno che ti da del tu.
Preparato, autocosciente e sempre sempre in prima fila.

Hai tanti amici gay, tanti ma tanti. Così tanti che
a volte mi chiedo dove minchia li hai tenuti in tutto sto tempo!

Scambiasti parole alte e impegnate con quell’altra, ricordi?
la collega che voleva fotterti il posto in dipartimento.

E fai l’avvocata delle donne, queste poverette.
Così metti al sicuro il tuo io, se proprio ti mettono alle strette.

Sei una lesbica pura e dura, di quelle che non perdonano
la più piccola indecisione. Cono o coppetta? Parlavo del gelato.

Non conosci neanche una puttana, ai bordi un tanto ad euro.
Però scrivi benissimo di sex works, che all’inglese fa più cool.
E l’euro? Fancul!

Quest’anno siete andate tutte a manifestare scioperando.
Si dice così. Per l’8 marzo.
E forse vi siete pure toccate.
Tutte insieme o singolarmente non lo so.
La fica, per festeggiare.

Senti a me.
Sentite.

Da qualche parte si deve pur partire. E chi lo sa?
Del resto, è già accaduto.
Cerchi Samarcanda e trovi la Thailandia.
Che, pedofilia a parte, è bella pure lei.
Magari scopri cose. Vai in giro. Vedi gente.
No, questo non c’entra. Era un film.

Dicevo, hai visto mai?
Potrebbe uscirne qualcosa di buono.
Ma sì, toccatevi.
Piacetevi.
Godetevi.
E poi, magari, parlatevi.

Come dici? No, per carità. Ci manca pure.
No che non la scrivo “autocoscienza”.
Neanche sotto tortura.
Quell’altro poi… “separatismo”, nun sia mai.
Che ho quasi bandito “femminismo” già lo sai.

Facciamo così, chiamiamola Jolanda.
Così sembra anche da ridere.
Non dico proprio quella di Litizzetto, no.

Dico dell’amore di sè, del piacere di sè.
Del piacersi, ma veramente.
Del bastarsi. E il resto avanza.
In tutti i sensi del verbo avanzare.

Signore di sè. Sì.
Ah, una Jolanda così è cosa rara.
Difficile assai.

Non posso insegnare nulla.
Anche perchè non è roba che si insegna.
Al più, si consegna.
E muta. Nel tempo. Col tempo.

Una cosa la so.
Non sei mia amica.
Neanche nemica.
Chè essere nemiche è ancora più seria.
Forse pochetto anemica, mah!
Per continuare nel giochino del titolo.

Sei stata e sei molto cara, questo sì.
E cara vuol dire almeno due cose.

Amicizia tra donne. Bella roba.

Io dico terra terra che se una non si piace
è meglio se non ce le ha le amiche.
Perchè può fare solo danno.

Se una non si piace è meglio se cambia mestiere.
Quello di donna non le viene bene.
Può raccontarsi di essere femminista,
ultramoderna, incazzata, o anche no.

Ma il mestiere di essere donna proprio no.

E hai voglia tu, poi, a scioperare, da quel mestiere.
Una volta scoperto non lo molli.
E non vai mai in pensione.

M.A.C.

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