che amara gabbana…

(nota pubblicata su facebook il 17 marzo 2015)

Paradossale che sia l’ennesima uscita di maschi gay a spingermi a scrivere. Ma ora che ci penso, non è così. Ciò che mi spinge non è la notizia in sè. Sono - come sempre – i commenti di donne a me prossime. Lo stesso è accaduto per lo stupro e Madonna. La cantante, dico.
Inoltre, è da un po’ che frullano nella testa pensieri a proposito della voglia di paternità spinta da parte di alcuni. Pensieri ancora sparsi. Prendeteli come sono. Alcuni, in parte, li ho esternati a suo tempo. Vediamo cosa ne esce. Per sintesi, vado per parole.

LEGGE 40
Il genere politico femminile italiano – badate, non le donne in generale, locuzione da me mai usata, neanche quando militavo in una organizzazione femminista – ha perso in tale frangente l’occasione per fare fronte unico in una battagia dove l’hanno fatta da padroni da una parte gli scienziati stregoni e il bigottismo clericale dall’altra. Il risultato è stato quello che è stato. Ancora una volta, è toccato alla Corte Costituzionale rimediare, in parte, ad alcune assurdità.

MATRIMONIO
Eterosessuale e non. Io sono contro. Da che respiro. Contro la parola, innanzitutto. Che significa quel che significa. Nei secoli dei secoli. Come altro significa patrimonio, da secoli. Mi fa specie che venga agognato da omosessuali. Altra cosa sono i diritti. Individuali e di coppia. Altra cosa. E per quei dirittti mi batterò fino alla morte.

GENITORIALITA’
Termine molto in voga negli ultimi tempi. Ai miei occhi non significa nulla di nulla. L’asimmetria che la differenza sessuale reca con sè coinvolge anche maternità e paternità. Due cose che saranno sempre differenti tra loro. Per consistenza, vissuto, responsabilità, conseguenze sociali. SEMPRE. In questo, non c’è voglia di coinvolgimento maschile che tenga.

STERILITA’
E’ la molla primaria – accanto alla voglia di stregoneria della scienza tutta – del progresso in merito alla fecondazione cosiddetta artificiale.
Ebbene, a quanto pare, steritlità è malanno occidentale. Provocato da mille e uno fattori. Primo fra tutti il cosiddetto stile di vita, termine abusato che finisce per non significare nulla, al pari di altro. Molto poco si fa per prevenirla. Come in altri casi. In compenso, la scienza si prodiga con ogni mezzo conosciuto: allarga tube, sconquassa ovaie, titilla abitatori pigri di sperma vischiosi, usa ormoni come novello stranamore a Hiroshima. Etcetera etcetera. 

Digressione su sterilità
Altrove, rispetto al cosiddetto occidente, non si è sterili per niente. Alcuni altrove poi sono pieni di donne fatte figliare per mandare figli futuri, possibilmente maschi, nell’antica e moderna guerra di popoli e culture. Una di queste guerre, lo sappiamo bene almeno dall’undici settembre in poi, a chi di quei figli non ce la fa promette 72 vergini, nell’aldilà. A quanto pare. Settantadue. Vergini. Oriana non aveva tutti i torti. Così è, se vi pare.

VOGLIE E LIBERTA’
Ma torniamo a noi, al dibattito attuale, all’ennesimo titillo da network occidentale. Come spesso accade, prima o poi si arriva alle parole sante, l’ultima delle quali è sempre libertà.Di espressione  o di che altro non importa, ma pur sempre libertà. Libertà è preceduta, in questo caso, dalla parola voglia. Che quasi sempre è anch’ essa sacrosanta. Che voglia? Di paternità, ovvio. Ma guarda un po’.

SINTETICO E NATURALE
Buffo che il tutto sia partito da espressione usata da un tale che maneggia la moda. Figli sintetici. Figli naturali. The time are change. Ai tempi dei miei studi la contrapposizione primaria era tra legittimi e naturali, intesi questi ultimi come i cosiddetti bastardi, nati fuori dal sacrosanto matrimonio. Buffa la vita. Un po’ meno il Diritto, che diventa buffo solo ad opera di maneggiatori poco accorti.
Chiariamo, nel caso ce ne fosse bisogno: non penso affatto che il prodotto di fecondazione cosiddetta artificiale sia sintetico. Allo stesso modo, allo stesso identico modo, PENSO che naturalità sia concetto sopravvalutato. Soprattutto in occidente. Naturale è anche la violenza. E se tanto mi da tanto, naturale è lo stupro. Ne vogliamo parlare?

POTERE
Nell’attuale [scrivo a marzo 2015, su facebook] dibattito, come in altro, è la parola meno usata. Si usa pochissimo. Sia che si voglia approfondire in ordine alla maternità. Cosa che non è mai troppo tardi fare. Il potere della maternità. La potenza della maternità. Dimenticata. Da chi è madre e da chi no. Allo stesso modo.
Sia che si voglia affondare il bisturi sulle attuali voglie di paternità occidentale.
L’aspetto primario è il potere. Come nello stupro. Come nella prostituzione. Nè più nè meno.
Perchè si fa a meno di vederlo?
Preferendo disquisire di libertà e voglie varie?
Cosa si  mette in gioco, se non il potere, quando si frulla il proprio sperma con quelllo del proprio compagno? Andando poi a scovare ovulo disponilibile più o meno a buon mercato? Proseguendo poi a individuare uteri altrettanto disponibili, magari un po’ meno a buon mercato? Cosa, se non il potere? E la voglia, identica per maschi etero e maschi non etero, di tramandare il proprio agognato seme? Tutto questo prima, molto prima dell’amore? Fosse anche l’amore amicale che spinge alcune ad affittare parti consistenti del proprio corpo di donna? Ne conosco poche. Ma diamolo per assodato. Diciamo che ci sono donne a questo mondo che per amicizia e/o amore lo fanno. Questo non toglie che queste belle parole vengano tutte dopo potere. Dopo, amiche care.

E qui torniamo all’asimmetria di cui sopra. Della differenza sessuale. Onnipresente. Asimmetria evidentissima in tema di fecondazione. Ragionate terra terra, è ancora lo spirito migliore. Cosa serve a una donna per fecondare? E cosa a un uomo? Da queste due domandine facili facili si diparte un mondo vasto, e ancora tutto occidentale, fatto di intrugli e viaggi, provette e gelo, siringhe e aspirazioni. Non tutte semplici da verificare. Parlo delle aspirazioni simboliche, nell’ultimo caso.

Care amiche, parliamone. Parliamone pure. Mettete in campo ogni parola a vostra disposizione. Parliamo pure di libertà. Di espressione. Opinione. Rispetto. Tirate fuori tutte e tutti i moderni nati da fecondazione artificiale. Felici o meno che siano. Libere e liberi tutti. 
Facciamolo. Ma un patto. Toglietevi il prosciutto dagli occhi. E ditemi che siete disponibili a parlare innanzitutto di POTERE.

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P.S.:
Una delle moderne illusioni occidentali è di incidere sul mondo grazie al cosiddetto boicotto. Illusione che a volte ha qualche buon riscontro.
Povere voi. Povere mie amiche che vi accodate lancia in resta al grido: BOICOTTIAMO DOLCE E POI GABBANA! Non vi rendete conto che il dibattito tra il musicante inglese e i due stilisti parte e resta tutto interno ad un mondo dorato? Mondo dal quale – se non voi, una per una – sono e saranno SEMPRE escluse le donne affittuarie di uteri?
Provatemi il contrario e mi cospargerò il capo di cenere. Trovatemi una donna che ieri affittò il proprio utero e oggi può boicottare Dolce & Gabbana.
Ma sì, boicottate pure. Un’altra occasione sprecata. Non c’è che dire.

Oh, l’avevo detto. Erano pensieri sparsi. Che oltretutto poco mi spingeranno a pronunciarmi oltre sul’odierno dibattito. Pertanto, non vi ci provate a tirarmici ancora dentro. Perchè? SEMPLICE. Non ho nulla a che spartire con i 4 magnifici.
Perchè? SEMPLICE:
- Non sono una cantante.
- Non sono una stilista.
- Non sono un uomo.
- E non mi piacciono gli uomini.

Ciò che, secondo alcune, mi dovrebbe far sentire prossima a HeltonJohn oppure Dolce e poi Gabbana, sarebbe la cosiddetta “discriminazione per orientamento sessuale”.
Ora, se la cosa per altri versi non mi facesse sbellicare dalle risate, vedi sopra su potere… RIBADISCO qui:
- lesbica per me NON è accezione politica. mai lo è stato e mai lo sarà.
- tutte le battaglie che ho fatto, inclusa e per prima il 50E50, non erano all’insegna della lotta alla discriminazione.
- i testi ci sono, per chi ne ha voglia, Non mi dilungo.

La politica delle donne per me è altra cosa.
Se avete voglia di questo, io ci sono.

Milena A. Carone 17.03.15

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