corri, lola, corri!

97

(separatismo dialogante?)

Tanto tempo fa, in una riunione Udi, e forse anche in uno scritto non ricordo  bene, una donna Udi che apprezzo molto argomentò sul rapporto tra i generi, usando la locuzione separatismo dialogante.

A me la locuzione non piacque e non piace. Non mi piace perché non amo la parola separatismo. So bene quello che significa nella pratica dell’Udi, che condivido appieno.

Non mi piace il termine, come quasi tutto ciò che finisce in -ismo. Penso si sia compreso abbastanza quanto per me le parole siano importanti, prima del significato, al di là del significante, a prescindere dalle tante forme del loro uso.

Sono entrata nell’Udi – nel 1985 – che la parola separatismo era già in uso. Per ciò che attiene la pratica politica, in una Associazione che era e resta femminile, posso dire di ciò che le donne Udi mi hanno trasmesso e ciò che a mia volta ho praticato, in fatto di separatismo. 226

Penso che sia ancora opportuno e necessario che le donne parlino e si confrontino molto tra loro su moltissime cose, in ambiti fisici e simbolici che per far prima definisco anch’io separati.

Per quanto riguarda il dialogo, Udi è Associazione che non lo ha mai smesso e che si è confrontata a testa alta col Patriarcato in carne ed ossa, non tanto con la parola per come viene usata anche con leggerezza in scritti e pensamenti vari.

Dialogo è una cosa. Autonomia, titolarità e radicalità sono altro. Udi è Associazione che, se scrive di convivenza pacifica tra i generi in una Dichiarazione d’Intenti – che altro non è se non il Prologo Costituzionale al nostro Statuto – non lo fa per caso.

Quelle parole furono scelte e pesate una per una nel 2003. La sottoscritta poco s’intende di citazioni dotte e non vuole addentrarsi neanche ora nei meandri di pensamenti su patriarcati finiti o moribondi o dati per morti, addirittura. 227

Quello che voglio scrivere, a questo punto, sia perché si inserisce come dato cronologico, sia perché mi è salito alla mente dopo avere scritto la nota sul blog fare il punto, sono solo due cose: una ha a che fare con un maschile singolare e l’altra con un maschile plurale.

Il maschile singolare è un uomo con nome e cognome che Udi Centrale ha tra i propri amici facebook. Si chiamano amici, già detto, i vari account personali con cui si entra in contatto su fb.

Così tanto singolare quell’uomo che un suo scritto del giugno 2010 per la Campagna Immagini amiche ha trovato posto nel sito web dell’Udi e ancora lì si trova.

Così tanto singolare che la Delegata Udi inserisce un suo commento in una lettera inviata il 12.10.10, a proposito di una vascabella228

Poiché, come Lorenzo, fa uso di ironia, approfitto di… un Lorenzo e di una vasca bella per ricordare una Lorenza chiamata Lola, alla quale scrissi un giorno: corri, Lola, corri! 229

Ora veniamo al maschile plurale. Per la precisione, per ciò di cui vado a dire, le due parole vanno attaccate.

Attaccate, le parole sono un blog dove un giorno mi è capitato di leggere altre parole.

Attaccate, prima del blog, le parole dicono di un gruppo-associazione di uomini che, eccezion fatta per qualche buono scritto dal suo fondatore e poco altro, in genere si attacca a cose di donne. E questo non va bene, a volte. In genere. 230

Ciò che più desta impressione, almeno in me, ancora una volta non risiede tanto in comportamenti maschili. Mi colpisce piuttosto il modo, lo stile col quale molte donne in Italia, femministe e non, osannano e plaudono a comportamenti che andrebbero archiviati come normali.

Invece, si fanno grandi feste e promozioni editoriali per testi sfornati quasi sempre dallo stesso uomo che al singolare gira l’Italia a dichiararsi vicino. Tappeti rossi e accoglienza femminile/i, pronti i primi e pronta la seconda per dire bravo, tu sì che ci sia fare.

Non penso che si faccia un gran bene a quel maschile: più che interrogarsi con altri su di sé, sulla propria identità da porre in discussione, più che adoperarsi veramente per mettere in pratica autocoscienza e poi comunicare ad altri uomini quanto si è compreso (in casa, in uno stadio, al bar, in un contesto massonico, in un bagno pubblico, in una parata maschia di 4 di novembre, sono solo alcuni esempi) quel maschile plurale di questo passo si accontenta di sfilare solidale con donne in appuntamenti di donne oppure, ancora meglio, di essere chiamato da donne per sentirsi dire in contesti di donne che già lo sanno: bravo.

Bravo al maschile. Neanche tanto plurale.

 

_______________________________

NOTE

226
Poichè Udi era e resta femminile ha rischiato di passare i guai per questo. Guai di natura amministrativa risolti e, in parte, in via di soluzione grazie alla soluzione data dalla Magistratura amministrativa italiana a situazione analoga in cui si venne a trovare altra Associazione con caratteristiche analoghe all’Udi. Il nome dell’Associazione, di quest’altra Signora in Italia che ha più o meno gli stessi anni di Udi, è Centro Italiano Femminile, più noto con il solo acronimo Cif. Il Cif – lo dice la parola stessa – è Associazione di donne e come Udi ha caratteristiche che la fanno rientrare in quel tipo di associazionismo che la normativa italiana chiama di promozione sociale. Ebbene, sulla base di interpretazione perversa data da organi statali alla locuzione pari opportunità, sia Cif che Udi rischiavano di essere escluse da alcuni benefici, in quanto associazioni composte da… sole donne, in quanto questo fatto venne considerato in violazione dei princìpi posti a fondamento delle pari opportunità tra uomini e donne. Assurdo. Tanto assurdo e però tanto statale e statuale che negli anni passati e ancora oggi associazioni e organismi fondati da donne hanno pensato di adeguarvisi all’italiana, infilando la parola uomo in Statuti e alcuni uomini in carne ed ossa nei propri Organi statutari. Assurdo. A ripensarci ora, forse lo stesso presupposto che spingeva socie locali udi su facebook a lanciare ameni inviti a uomini, ma non divaghiamo. Ciò che conta è che a Signore come Cif e come Udi non è passato dalla testa di farlo, mai. Una cosa è rispettare le leggi, un’altra è chiederne la giusta interpretazione, un’altra ancora è adeguarvisi supinamente stravolgendo il senso di una pratica. Avrei molto da raccontare su questo tipo di ripari all’italiana ai quali ho visto con i miei occhi ricorrere (c’è chi si è rivolta a me per essere consigliata in tal senso) molte femministe pure e dure del tempo che fu, magari in un qualche centro di consulenza del terzo millennio. Ma non divaghiamo 2. Ciò che voglio dire qui è che la questione è stata risolta grazie alla pronuncia di Giudici amministrativi ai quali si è rivolto il Cif. Detti Giudici – provo a dirla con poche parole – da una parte hanno dato la giusta interpretazione ad alcuni princìpi e dall’altra hanno dichiarato assurda l’esclusione da determinati benefici, operata sulla base di interpretazione fin troppo lessicale di alcune norme, nei confronti di Associazioni com’era ed è il Cif (e com’era ed è Udi, aggiungo io) che proprio alla partenza di tutta la… partita pari opportunità in Italia avevano dato un determinante contributo per l’affermazione piena della parità tra donne e uomini. In conclusione, direi che ancora oggi c’è da imparare da questa vicenda, non solo in fatto di fiducia nella Magistratura, direi in generale in fatto di affermazione di princìpi rispetto ad applicazione burocratica di regole alle quali troppo supinamente e/o sotterraneamente ci si adegua. Meditiamo e cerchiamo di trarne insieme l’opportuno insegnamento anche oggi, anche nell’Udi dove sento e leggo così tanto di regole e dove vedo così tanto stravolgere i princìpi.

227
In proposito, rimando a quanto scritto nel 2007 in non sta accadendo per caso, già citato. In cronologico sede 2007, alla data del 27 giugno.

228
Il nome dell’uomo singolare è Lorenzo Gasparrini. Il titolo del pezzo inserito sul sito Udi è Questo Uomo No. Contiene il richiamo a un blog con lo stesso titolo. Lì, un incipit che mi piace molto: Io, alle mie parole, c’ho messo il nome e la faccia. Lascia pure qui le tue, alle quali metterò il tuo nome. Bravo, Lorenzo. Così si fa, anche nel web: metterci il nome e poi la faccia, altro che nickname usati solo per nascondere nomi e facce. L’apertura di quel blog, come scrive lo stesso autore, era venuta in mente grazie a Udi, a giugno 2010. A ottobre, l’uomo singolare scriverà una lettera a partire da quella vascabella che abbiamo fatto togliere dal web e stigmatizzare dallo I.A.P, e qui mi riferisco all’invio che la Delegata Udi fa in data 12 ottobre. Dopo quella ci sono state altre info, ricordo una in particolare, dal titolo: se denunciare è osceno. Il tutto era partito da una delle tante mailbombing su facebook a supporto della Campagna Immagini amiche. A quella mailbombing, come ad altre iniziative di contrasto al sessismo web, Gasparrini aveva dato il suo apporto, da uomo singolare quale è, restando uomo. Per dire la prima cosa che mi viene da raccontare su Lorenzo, non gli è mai saltato in mente di dichiararsi femminista, come vedo fare purtroppo a tanti che maldestramente proclamano vicinanze di vario genere. Gasparrini è anche uno dei pochi amici maschi su facebook che non se la prende se ci rivolgiamo a lui al femminile, in invii collettivi a più amici. Noi lo facciamo perché ossequiamo le regole di due Signore: Maggioranza e Grammatica. Lui lo fa perché ha capito. Lorenzo è uno che per mestiere ha a che fare con i libri e quando – dopo un po’… – è entrato fisicamente in contatto con la Sede Udi, ha portato libri per l’Archivio centrale. Poi, ha portato Nicoletta, Andrea e Ivan. Prima, aveva portato anche… i maritozzi con la panna. E dajè! Quest’ultimo è un suo tipico saluto, col quale ha accompagnato molti commenti alle note di Udi Centrale, dalle tante battaglie contro gli stereotipi – alcune vinte, alcune no ahimè… – alla notizia della concessione dell’Alto Patronato da Napolitano, dagli auguri per un compleanno Udi agli auguri Udi di una fine d’anno con una vela corsara. Da quando è stato aperto il blog fare il punto, sulle note e i link di Udi Centrale, con una delle tante performances possibili in facebook, è stata disattivata l’applicazione dei commenti. Non abbiamo il tempo per star dietro a tutto ed è su fare il punto che vogliamo ci siano i commenti da parte di chi ha da dirci/dire sul web in merito ad argomenti importanti. Qualcuna su facebook è rimasta un po’ male per questa decisione, pur comprendendo. Soprattutto chi è affezionata a certe modalità di scambio facilitate da fb. Chi non è rimasto male invece è Lorenzo che va volentieri a commentare anche su fare il punto!

229
E Lorenza Valentini corse. Prima a toccare con i propri occhi i faldoni di un Archivio Centrale, poi a prendere un caffè con le donne di una Sede nazionale, infine a scrivere arguzia va all’UDI che si trova ancora sul web. Mi pare sia stato anche inoltrato dalla Sede. E Lola corre ancora. Su facebook e altrove. Dando battaglia con altre e altri contro immagini nemiche e per immagini amiche. Con lei, perché proprio non ce la faccio, saluto tutte le donne, giovani e non, romane e non, che la Sede nazionale Udi ha incontrato grazie a facebook, con alcune delle quali, dopo averle conosciute, ha avviato rapporti tutt’altro che virtuali. Come faccio, Amiche care, veramente? Intanto dico questo: sarebbe ora, anche a partire da me, di finirla di utilizzare l’aggettivo giovane accanto alla parola donna. E qui parlo di scritti. Su altro versante, non ne posso più dell’abuso del termine gioventù. Operato da donne non più giovani in nomedi giovani, spesso a vanvera. Operato da donne giovani a partire dal fatto di essere giovani. Partire e lì restare. Sempre abuso è.

230
Detta associazione MaschilePlurale, sorta a Roma con l’intento più o meno dichiarato di fare autocoscienza al maschile, si è diramata in altri luoghi e traccia di tali diramazioni è presente nel blog omonimo. Detta sigla spunta ad ogni 8 marzo o 25 novembre di calendario, da qualche anno in qua, per proclamare vicinanze e/o prossimità di pensiero e azione col movimento delle donne in Italia, nel suo complesso considerato. Spuntò anche durante la Staffetta Udi, per indire una manifestazione romana contro la violenza nella data del 21.11.09. Decisione presa allorquando sia a Roma sia altrove si sapeva già della manifestazione Udi a Brescia per lo stesso giorno. Così tanto si sapeva che un’altra manifestazione a Roma, indetta inizialmente da movimenti e collettivi femministi per il 21, fu rinviata di una settimana esatta al 28 per non incrociarsi con l’evento Udi a Brescia e consentire così a chi volesse, donne e uomini, di partecipare ad entrambe. Penso che di questo ci sia traccia anche nelle comunicazioni sede, nel cronologico. Ho già avuto modo di scrivere su ciò, anche su facebook, dove ho definito alcuni comportamenti cannibalismo neanche tanto inconsapevole. Esagero? Forse. In ogni caso, ho avuto modo di verificare come anche da parte di altre donne in altre occasioni sia stata avvertita una sorta di invasione da protagonismo solidale da parte di esponenti di MaschilePlurale. Forse, una raccolta di quel che pensavo e penso, con rassegna web, sarà in cisterna da mac 2010 [12]. Forse, ma non è detto. In conclusione, voglio spezzare una lancia nei confronti di chi, individualmente e/o collettivamente, attraverso queste iniziali forme di accostamento alla pratica dell’autocoscienza, piano piano sta facendo con autenticità un percorso su di sé. Sta accadendo e come per ogni cosa molto dipende dalle scelte individuali. Infine, ritengo giusto e utile (sull’erotico in questo caso non mi pronuncio) che siano gli stessi uomini, e qualcuno c’è, a far presente in autenticità agli esponenti di maschileplurale che alcune cose non vanno affatto.

 

lola, alias Lorenza Valentini

vai

 

 

___________________

N.B. i riferimenti in nota attengono a file contenuti nella Cisterna.

torna a indice

 

Lascia un Commento