cose belle all’opera

Dal novembre 2011 in poi non accade granchè di rilevante. Si potrebbe pensare, a questo punto: perchè? prima invece cosa sarebbe accaduto, di rilevante? Ok, diciamo che accade nulla o poco più di udìno sul versante elettronico, intanto.

Da novembre 2011 fino ai giorni nostri [ndr: scrivo sempre ad aprile 2013] la posta elettronica Udi riceve e inoltra. E nulla più.  Inoltri e basta, di cosine rivenienti da sedi locali Udi. Sopratutto Udi di Napoli, Bologna, Catania, Ferrara. Questa la consistenza dell’attività della nuova Sede nazionale Udi anche nel 2012 e nel 2013. 1

Su altro versante, già dai primi del 2012, accadono  alcune cose belle.

cartasfoglia 1 – Pina Nuzzo – 2012 – cm 70×80

6 gennaio 2012 - ricevo con altre una mail da Pina Nuzzo, contenente pochissime parole, tra le quali: ”fare politica  secondo me è avere una idea, condividerla, renderla riconoscibile e lasciarla andare libera per il mondo.”
In fondo alla mail, un indirizzo. Che bello, ha ripreso a dipingere!

17 gennaio 2012 - una mail mi informa che UDIcheSIAMO diventa un blog. Tra le altre, queste parole nella mail: ”…sono proprio le nostre differenze che vogliamo far emergere, in modo pubblico e schietto. Dichiarare dove si è, confrontarsi, sono passaggi ineludibili per fare politica, ovunque, e ancor di più tra donne. In questo sito vogliamo che ciascuna senta la libertà di esporsi, di parlare, di dire ad un’altra donna: io non condivido e penso altro. E dirlo questo altro. ”

Mi rendo conto che a leggere si può avere la sensazione di qualcosa di marziano a confronto di ciò che mi è toccato di descrivere finora.

In effetti, si tratta quasi di un altro pianeta.

A riprova e conforto di tale dissonanza, in nota l’integrale della Lettera che Pina Nuzzo in data 27 gennaio 2012 invia ad un vasto indirizzario. 2

E sono troppo belle le parole di una frase, quella che inizia con “tutte le donne che…”. In nota le evidenzio in magenta grassetto.

Sublimi. Il particolare di un quadro perfetto.

 

______

1
Con mail del 7 dicembre 2011, firmata Vittoria Tola Grazia dell’Oste Responsabili della Sede nazionale, vengo anch’io ufficialmente informata che “da domenica 4 Dicembre 2011, l’UDI ha due Responsabili della Sede Nazionale” Non solo, lì dentro mi dicono  ”che nel momento in cui assumono questa responsabilità salutano e ringraziano la Delegata uscente Pina Nuzzo per l’impegno e l’attività svolta fino ad oggi. Nella continuità dello spirito del Statuto del 2003, l’UDI ha voluto darsi una struttura organizzativa che nella corresponsabilità della Sede Nazionale rafforza il valore simbolico della gestione di quel luogo di incontro di tutte le associate e della storia dell’associazione con l’Archivio nazionale.”
Ebbene, le parole virgolettate costituiscono una delle tante falsità.
Questa volta politica, ma sempre falsità. Continuità dello spirito?
Intanto, il piccolo particolare che nè una nè l’altra delle attuali 2 Responsabili è nelle condizioni personali per poter scrivere di continuità, per non essersi trovate neanche all’orizzonte dell’Udi, in quel 2003.
Ma sopratutto, di quale razza di continuità scrivono?
Anche una delle più burocrati dirigenti di una segreteria PCI vecchio stampo avrebbe scelto parole meno ipocrite.


2

Lettera di Pina Nuzzo Delegata alla sede nazionale Udi dal 2003 al 2011

Alle donne dell’Udi
Alle Responsabili della sede nazionale Udi
Al Coordinamento nazionale Udi

Quando ho preso in carico, su autoproposizione, la sede nazionale dell’Udi, con quello che ha comportato, non c’era nessuna a fare un passaggio di consegne. Mi sono state date le chiavi e solo Emilia Lotti, allora garante insieme a Vittorina di Ferrara, mi ha accompagnato una volta in posta e una in banca per farmi vedere dove erano gli uffici. La responsabile di sede a cui succedevo era Anita Pasquali, che non ha avuto nulla da consegnarmi.

Ben altra cosa è stato il passaggio di consegne del 17 dicembre scorso, ben altra situazione quella dell’Udi, della sua fisionomia a livello organizzativo e legale.
E ben altra cosa il riconoscimento di cui godeva l’Associazione.

E c’è sempre un momento in cui una dirigente passa la mano ad altre donne, soprattutto se la politica di cui è stata testimone e protagonista ha fatto crescere “quadri politici”, come si diceva una volta. Ma tutta la fase precongressuale mi ha convinto che non ero solo io che venivo contestata da una parte dell’Udi, ma tutte quelle donne – giovani, ma non solo – che si erano fatte avanti. Non può essere un caso se io stessa non conosco alcune delle donne presenti oggi nel Coordinamento.

Molte del nuovo gruppo dirigente hanno fatto parte, in tutta la fase precongressuale, del Gruppo preparatorio di cui io non ho mai fatto parte,  quindi potevano predisporre un Congresso adeguato che tenesse conto delle differenze, anche perché io ho sempre fatto presente che non mi sarei ricandidata se non ci fossero state le condizioni per farlo.

Fino a Bologna ho pensato che un passaggio potesse avvenire con qualche scossone, ma in modo civile sul piano dei comportamenti e della discussione politica, ma così non è stato. Per molte di noi è difficile dimenticare donne che oggi sono nel Coordinamento gridare: via via questa dirigenza. O donne dell’Udi di Bologna aggredire le più giovani dicendo: andate via da questa città; non vi lasceremo mai l’Udi; io a voi vi darei un calcio nella jolanda…

Queste alcune delle cose dette in fondo alla sala, ma chi era presente ricorda interventi dal palco altrettanto aggressivi. Forse un giorno riusciremo ad avere la registrazione del Congresso, magari archiviata e consultabile, come quella del precedente Congresso.

Questo si sarebbe potuto superare se le donne (chiamatesi Coordinamento) che hanno gestito la fase intermedia tra il XV Congresso a Bologna e l’Assemblea del 3-4 Dicembre 2011 a Roma avessero cercato delle mediazioni -  non necessariamente con me – ma con l’Udi di Modena che si era esposta pubblicamente con una mozione insieme a tante tante altre donne dell’Udi. Mozione già presentata correttamente a Bologna e che prima di arrivare al congresso Rosanna Galli, negli incontri preparatori, aveva chiesto a tutte di discutere. Ferrara e Ravenna risposero in quell’occasione che stavano lavorando anche loro per proprio conto. Un minimo di intelligenza politica avrebbe dovuto portare quelle donne a cercare e/o predisporre una apertura verso quella che veniva considerata una minoranza.

Così non è stato; nell’assemblea, di cui vi è stato inviato il verbale senza gli allegati annunciati, tale Coordinamento ha portato avanti la propria impostazione forte di pochi numeri di maggioranza, mentre quasi la metà dell’assemblea, visto l’atteggiamento fin dalle prime battute, ha deciso di non partecipare al voto, pur rimanendo presente. Io tra queste.

Reduci da tutto questo, il 17 dicembre, sono avvenute le consegne da parte mia, da parte della Garante Pilar Mercanti, presenti Silvana Casellato e Ilaria Scalmani, alle donne che sono state proposte e che, nell’accettare l’incarico, probabilmente non sapevano cosa stavano prendendo in mano. Su questo vi ho già informato.

Scrivere, come hanno fatto le attuali responsabili della sede nazionale, che Silvana Casellato e Ilaria Scalmani non hanno rinnovato la loro disponibilità per lavorare nella sede nazionale è scorretto.

Intanto Silvana e Ilaria sono due figure politiche, non sono dipendenti dell’Udi, sono donne che si sono messe a disposizione dell’Udi, con rimborsi solo quando e per quanto era possibile dal punto di vista finanziario.
Silvana alla richiesta di rimanere ha risposto – cito a memoria -  che non riusciva a dimenticare quanto era accaduto al Congresso (via via questa dirigenza) perché chiamava in causa anche la sua credibilità. Visto che la nuova dirigenza esprime, nei fatti, un disconoscimento verso un percorso già avviato, le sembrava più corretto lasciarla  libera di scegliere le donne da coinvolgere nella gestione della sede.
Ilaria ha fatto presente che ha bisogno di lavorare e che avrebbe preso in considerazione un mezzo tempo. Silvana e Ilaria se credono potranno dire personalmente quello che pensano, ma io non posso far passare sotto silenzio il lavoro volontario che hanno fatto tantissime donne per la sede, per l’archivio, per il sito, per la scuola, per i gruppi e avallare l’idea che la sede nazionale fosse allo sbando.

Tutte le donne che si sono fatte carico della cura e della manutenzione della sede nazionale e della politica dell’Udi in questi anni – bisogna farsene una ragione – lo hanno fatto non perché fossero ammaliate da me, cosa che non ritengo disdicevole in sé, ma perché l’Udi esprimeva una progettualità che le faceva sentire parte e partecipi di una dimensione nazionale autorevole e riconosciuta.
Ora, certamente, anche questo nuovo gruppo dirigente farà la sua parte e potrà dimostrare che alla delega che ha ricevuto corrisponde autorevolezza.

Saluti, Pina Nuzzo

Roma 26 gennaio 2012

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