tagliamo verso l’adriatica

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Dopo l’Assemblea del 31 gennaio, i ricordi personal-politici mi dicono che mi fermai qualche giorno a Roma e da lì col portatile e la Smart andai incontro a una Portastaffetta che, proveniente da un non so dove di pugliese, portava Anfora a Campobasso. La Portastaffetta di cui sopra era venuta all’Assemblea perché era Coordinante e aveva una relazione sul programma, insomma ci teneva, anche se in quei giorni il suo Gruppo ospitava il passaggio di Anfora. Le Macare lasciate in loco a staffettare erano femmine giuste e andò tutto ok.

Per essere precise, Miceli da Lecce a Roma per l’Assemblea era venuta con me, in Smart. Con una piccola deviazione sulla tabella di marcia, portammo Anfora a Martinafranca. O era Francavilla Fontana? Le confondo sempre. Comunque, sempre Puglia. Dopo l’Assemblea, lei fece ritorno a Lecce in treno e da lì, sempre in treno, mi venne incontro a Campobasso. Veramente, ero io che da Roma andavo incontro a lei e ad Anfora. Confusione? Immaginare un po’ quanto lo fossimo, noi! Però, filò tutto liscio. Ragazze, che avventura! Una pioggia sferzante mi fece compagnia per tutte le curve fino a Campobasso. Arrivata in città, scopro che hanno tagliato i fili della Smart per rubare dei vestiti appesi (pensa te! però, a Roma) e così non posso chiuderla. Pazienza, rischiamo. Poi, una Scuola con molte ragazze e molti ragazzi. E Alda D’Eusanio che, devo dire, ho trovato molto attenta e accorta, anche simpatica. Le donne di Campobasso ci hanno indicato il migliore ristorante per un pranzo a due come si deve. Una cosa fatta a scale, un vero appartamento: sotto la cucina e su il reparto clienti. Belle le tovaglie e anche l’arredo. Ricordo un verde, quasi dappertutto. Su e giù con i piatti, la cameriera va a finire che era un’emigrata dalla provincia di Lecce, ma che combinazione!

Sulla strada del ritorno, altra avventura. Dice: perché non tagliamo verso l’Adriatica? E come no, finì che ci perdemmo dalle parti di un invaso d’acqua, bellissimo veramente. Deserto puro e Smart infangata fino al tettuccio panoramico. In un baretto che sembra un gatto spelacchiato, chi ti incontriamo? un signore che aveva fatto il militare a Galatina. Pensa te, io ci sarei nata a Galatina. Questi terroni vanno proprio dappertutto. Che bello, piacere! La barista era una donna. E certo, hai scritto la barista, mac, che bisogno c’è di specificarlo? Ok, alla barista durante la tazzina diciamo che siamo quelle di una Staffetta. Cos’è, una corsa? Ecco, guardi qui, signora. Spalancò due occhi che sembravano due fari. Quelli al tavolino delle 4 carte in mazzo ci guardarono così così. Il signore del militare diede ottime indicazioni. Bravo ragazzo. La locandina la attaccammo sul vetro, all’uscita, col consenso della barista. Saluto quasi commosso e via. Finalmente, riuscimmo a riveder l’Adriatico. Non ricordo foto di quella traversata semiappenninica sotto la pioggia e poi, il sole. Chiederò. Ricordo una sosta suun cucuzzolo. E una strada senza uscita. Bellissimo panorama. 155

 

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NOTE

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 Se ci sono foto, si trovano in varie ed eventuali 2009 di mac [10].

 

 

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