darling, la tristezza…

dedicata ad un tot di donne e cose moleste
anche inconsapevoli
a partire da me stessa

La giornata di ieri è stata cruciale. Imprevisti incroci di cose private e pubbliche sono stati fatali.
La decisione è presa.
Per essere felice non sempre mi basto, da sola.

Ma per essere triste non ti voglio accanto. Non voglio i tuoi sguardi, la tua musica, i tuoi link. Tra felicità e tristezza c’è tanta di quella roba in mezzo che non intendo farmela scappare.

Se non posso essere felice, la mia alternativa non sarà la tristezza. Sai, l’ho conosciuta molte volte, in 55 anni. Ha avuto sempre vita breve. E per compagne rabbia e altre sensazioni vitali che l’hanno sfrattata quasi subito. Intendo continuare.

La pervasività internettiana poi ha raggiunto livelli inaccettabili. Mi faccio toccare. Piango. Mi dispero. Poi passa. Veloce. Pronta per la prossima tornata. Certe indignazioni un tanto a byte hanno dell’osceno, veramente. E pure ho ancora voglia di scegliere. L’ho fatto sempre. Oggi vado a cercarle da me le mie inquietudini, fossero anche tristi. Ma con i miei tempi e nello spazio che scelgo. Non sto a parlare di vacanze. Se pensi a questo, sei fuori strada. Non fosse altro perchè sono in vacanza già da un tot.

Darling, non venirmi addosso. Non ti sopporto. Non reggo i tuoi occhi che mi cercano. Se poi ti scappa dire che sono “una donna forte” mi viene da strozzarti. Tu non conosci la mia fragilità e la stupri di continuo con questa buffonata. Sono fortissima e sono fragilissima. Lo so da me e c’ho messo del mio per tenermi prossima ad entrambe.

Non ti dedico nessuna canzone. La tengo tutta per me la musica. Leggiti, se ti va, questa poesia. Che in fondo tanto poesia non è. Alcune parole mi hanno sempre fatto pensare. A me. A te. A noi.

E io? Io dico io, per ora. E tanto mi basta. Per dirne una, non ce la faccio ad occuparmi di donne. Non ce l’ho mai fatta. Se mai, dissi un dì, mi preoccupo. Non posso per esempio occuparmi di violenza. Non l’ho mai fatto. Non perché mi fa tristezza. Ma perché diventerei violenta. Non denuncerei, ma andrei a cercare chi mi ha violentata. Oppure chi lo ha fatto a te. E lo ammazzerei con le mie mani. Ecco perché non posso. E non voglio. Pertanto, tieni per te anche le casistiche. Ne ho abbastanza.

Non andrò in cerca di corazze. Sono in soffitta da quel dì. Non troverò altre tutele per me se non quelle d’uso strettamente quotidiano. Tipo… che so, le mutande.

un arcobaleno come tanti

Non sarò in un eremo, darling. E ho ancora voglia di cambiarlo questo mondo. Ma credimi, se tanto mi dà tanto, tra gli ingredienti della ricetta la tristezza è elemento intruso, di soppiatto, infido, di quelli che fanno impazzire maionesi e pure le coscienze. Non ho molti consigli da darti, se non questo: visto che scrissi maionese, faccio metafora dietetica. Riduci al minimo la quantità di calorie di guai da portare dentro, soprattutto non andare a cercartene altri in un lontano altrove se questo ti fa sentire i tuoi meno vicini, alla fine rischi d’accorgerti che è cellulite di quella brutta assai. Diagnosi: eccesso di guai grassi nel sangue. Deleteri per il cuore e il cervello.

Andrò allo sbaraglio come sempre. Intendo continuarla l’avventura della vita. Come l’ho sempre vissuta. Troverò ancora qualcosa dove sbattere il muso. È inconveniente messo in conto. Però so anche – perché è accaduto – che se non facessi così, se non mettessi uno dopo l’altro passi che mi fanno anche sbattere il muso, non troverei – come l’ho trovato – quell’inaudito bellissimo che la mia sana follia sa procurare, dinanzi a circostanze favorevoli.

In fondo, se ci pensi su, è così che mi hai trovata pure tu. Ma non venirmi appresso ora se vuoi condividere con me link e facce tristi. Con annesse mancate scelte che non mi riguardano. Non posso – e se è per questo manco voglio – esserti compagna al duol. Se è solo compagnia per il duol quella che cerchi. Se non hai intenzione alcuna – anche piccola – di cavarti fuori da quel duol. Non ho mai fatto consolazioni, ma perversioni. Non ho mai aiutato qualcuna a sopportare meglio la sua vita. L’ho devastata se mai, previo consenso. Come disturbo e conturbo di continuo la mia. Non venire, ora che lo sai. Te lo metto anche per iscritto. Caso mai. Ho sempre adorato le cose difficili. Ma con te rischio di perseverare. E tra una cosa difficile e l’unica possibile, mi sa che mi tocca poco da scegliere.

Stammi lontana. E pensami, se vuoi, di tanto in tanto. Pensami alla ricerca. Pensami contenta. Pensami serena. Pensami inquieta. Pensami intera. Oppure, mi fa male al cuore anche scriverlo ma è così, non pensarmi affatto.

angela – imenea – mac – melania – milena – patrizia
Tutti e 6 i miei nomi – compreso mac, su tutti mac – in rigoroso alfabetico.
Una volta tanto d’accordo su qualcosa.
Il cognome del padre poco importa. Mattia non se ne avrà a male per questo.

vai

 

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