badare alla legna con un cellulare

32

Cristina, l’amica di quattro è un brutto numero, faceva anche la Sindaca in un paese del mio Salento nel 2007. Sindaca di una coalizione di centrodestra, partita come lista civica, ne càpitano di andirivieni su certe vicende, in un piccolo paese. Cristina ci aveva dato alcuni recapiti di Sindache e Sindaci amiche e amici, di destra e di sinistra, da contattare per la Campagna.
Un pomeriggio bello di settembre, con em e la Smart si va nel basso Salento. Eravamo riuscite a contattare praticamente tutto quell’elenco di donne e uomini. Rimaneva sempre uno, sulla lista.

Immagine1

salento 1

Parentesi: di Comuni la mia Provincia ne ha quasi 100, sparsi in un tacco di penisola come lucciole del bel tempo che fu. Sparsi e alcuni appiccicati tra di loro. Non si vedono più né lucciole né stelle cadenti da molto tempo. Per via dell’inquinamento di luci brutte e altro di brutto, di notte come di giorno. Sarei tanto per l’abolizione delle Provincie. Ancor più auspicherei qualche accorpamento, sulla carta, di Comuni che sono una cosa sola, sulla strada. E chi mai rinuncia a un nome, per non dire ad altro? Ora poi hanno inventato questa di Regione Salento. Va là, eccone un’altra che serve solo a farci sentire belli, ché già lo siamo. E intanto a noi donne, salentine e non, non serve a nulla di nulla. E allora, andiamo! Fine parentesi.

salento 2

Em, la Smart e io quella volta andiamo. Ed era un pomeriggio bello. Ci mancava un nome sulla lista, sempre quello. Lo stesso giorno, di mattina, avevamo fatto il pieno: un Sindaco e una Sindaca, che bello. Per pranzo di quel giorno paritario avevamo mangiato un ottimo panino al mare, quasi solitario. Il mio panino erano due: pane e pomodoro e pane e mortadella. Il massimo dell’orgasmo paritario per la sottoscritta, in fatto di panini. In seconda posizione, sempre a pari merito, pane e frittata e panino col tonno, il primo con la menta e il secondo coi capperi.
Era primo pomeriggio, eravamo a un tiro di schioppo e… forse c’è il rientro negli uffici e allora, proviamo dài e così andiamo.
Si arriva nella piazza di questo bel paesino e non c’è anima viva o quasi. Cerchiamo il Comune, anzi come si dice da quelle parti la Comune. Gruppo di uomini su di una panchina, età media circa ottanta: la Comune? Stae chiusa. E ci cumandi, signurìa, lu Sinnacu? Nà, addhrai abbita! La casa colorata! Sciati tranquille, sciati! Non traduco. Saluti e inversione di marcia, cosa facile se non tranquilla, con la Smart. La casa colorata è di un rosso-marrone che la distingue dalle altre, quasi tutte bianco-grigio, in una stradina deserta anch’essa. Poche auto parcheggiate. Ci arriviamo davanti e accanto c’è un portone aperto. Quasi sulla soglia, al riparo dal sole, un’anziana signora seduta ci guarda incuriosita. Sembra già sapere perché siamo lì. O almeno, chi cerchiamo. La faccia mi piace assai, sorride. Scendiamo con i moduli e tutto l’ambaradan appresso. A occhio e croce avrà una ottantina d’anni anche lei o forse più, pur se l’età vera di certe donne dalle mie parti si può solo tentare di indovinare: mio figlio non c’è, però potete dire a me.
Oh, la mamma del Sindaco, bene. Buonasera signora e qui sfodero anche il titolo di avvocata, non si sa mai. Penso pure che è il caso di dire chi ci manda e cioè la Cristina tal dei tali. Prendo a parlare col tono che a volte capita di usare con le persone anziane, stacco le parole una ad una, quasi sillabando. Lei continua a sorridere, col sorriso che si fa via via canzonatorio, quasi a dire guarda che sono vecchia, mica scema.
Invece, dopo tutte le mie parole, la mamma del Sindaco dice una cosa che non ha nulla a che fare con le parole che le stavo a dire: sto aspettando quello della legna, vi volete accomodare? e indica una catasta in un angolo vicino. Siccome non ci sono sedie, ci resterà il dubbio se lo sta dicendo per dirci quello che sta a fare, oppure per dirci dov’è che ci dobbiamo accomodare.
Potete dire a me, dite dite. Però, se volete dire a mio figlio, ora ve lo chiamo e senza attendere risposta tira fuori dal grembiule un marcantonio di cellulare di quelli che, uguali, non ne vedo circolare da una vita, un affare che sarà stato 4 etti almeno. Fa il numero tenendolo a debita distanza: ci stanno due signorine che ti cercano.
Buonasera, Sindaco. Quattro parole. Quanto basta, come nelle ricette. Lascio tutto alla sua mamma. Ok, perfetto. Chiudo coi soliti convenevoli. E la signora continua a sorridere.

salento 3

 

A quel punto sarebbe conclusa la missione. Sento che posso osare. Di più, sento che se lo dico a lei, beccheremo un sacco di firme. Non lo so, lo sento. Avverto che quella donna dagli occhietti furbi è avanti a noi di una spanna almeno. Signora, le vogliamo dire cosa stiamo andando in giro a fare. E parto col bignami del 50E50 ad uso salentino, però più spedita del solito.
La mamma del Sindaco non mi fa neanche finire che quasi esplode, decretando, più di un timbro a verbale: damme quai ste carte, fija mia, è tuttu giustu, oh cazza!
Lo vedi che me lo sentivo?

 

vai

 

___________________

 

 

torna a indice

 

 

Lascia un Commento