dialogo

DIALOGO.
Cos’è oggi il nostro gruppo?
È un gruppo di donne che scoprono il vero motivo per stare insieme quando tutti i motivi ideologici, che pure sono serviti da richiamo all’inizio, sono caduti.
Altre donne via via si sono allontanate.
Quelle che restano senza avere più alcuna ragione per farlo se non il desiderio e l’intenzione di farlo, quelle costituiscono il gruppo.
Questo vive della sua stessa vita, cioè vive dei rapporti che riesce a sviluppare, delle crisi dei rapporti, delle riprese e dei chiarimenti, vive di tutto ciò che arriva a mettere ciascuna di fronte a se stessa e alle altre.
Se c’è un ambito dove la vita somiglia di più a me stessa, mi è più congeniale, risponde di più a quello per cui sono e mi sento idonea questo è il gruppo.
E mi sento idonea non perché è un angolo protetto e selezionato di incontri, ma al contrario perché posso dare agli incontri tutta l’ampiezza, l’avventurosità e l’evoluzione che né la mia vita privata né quella pubblica, entrambe strutturate e rese previste dai ruoli, mi hanno permesso di sperimentare come mio apporto.
La coscienza di me come soggetto politico nasce dal gruppo, dalla realtà che ha potuto prendere un’esperienza collettiva non ideologica. Essere riuscite a fare esistere questo tipo di gruppo ci ha dato la misura della nostra capacità di uscire fuori dalle strutture e dagli schemi maschili, di liberarci dal loro potere di oppressione, di cominciare a esistere per quello che siamo.
Non è che un passo, ma di natura politica.
Ci ha fatto capire cos’è stare insieme potenziando l’essere se stessi invece che tradirsi, ci ha permesso di vivere un senso di completezza che storicamente ci mancava come creature perennemente gregarie.
Quando si dice che la Politica è finita si allude al fatto che è finita la fiducia in una concezione ideologica dell’essere umano al quale la Politica si rivolgeva e per il quale prospettava sia la restaurazione sia la rivoluzione.
Già nel primo Manifesto c’eravamo pronunciate contro l’ideologia e nei primi anni di gruppo ci siamo dibattute per smaltire quei residui che ci portavamo addosso pur non volendo.
Ci siamo affidate al dialogo.
Così ci siamo accorte che il passaggio da una concezione ideologica a una non ideologica della società si arresta proprio nel caos indistinto che il parlare provoca non essendo più sorretto dal modello ideale attraverso il quale gli individui si pongono in contatto gli uni con gli altri indirizzandosi a mete comuni.
Appena c’è ordine c’è accordo sui valori, quando questo salta subentra la disgregazione.
È in questo preciso momento che un gruppo come il nostro si forma e va avanti, non perché abbia delle proposte, ma perché recupera e porta alla coscienza una fiducia nel dialogo che fa parte del passato femminile e che è sempre stato schiacciato dalla onnipresenza di certezze ideologiche.
Che il femminismo non si accorga di questo suo ambito di attuazione e venda, per quattro soldi di approvazione a livello strumentale, la sua idoneità nel punto di svolta, mi sembra la beffa più colossale che una Cultura e una Politica siano mai riuscite a organizzare ai danni degli oppressi.

[ Carla Lonzi  “La presenza dell’uomo nel femminismo”. pagg.150-151-152 ]

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