donne di vario genere

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(genitivo o stato in luogo?)

L’accenno ai contributi mi fa venire in mente per rimbalzo Arezzo. E c’è un perché. Ad Arezzo era Presidente di Commissione Pari Opportunità Provinciale un’amica, Pilar Mercanti. Ad Arezzo e dintorni ci vado molto volentieri nell’estate 50E50. Non solo per la squisita ospitalità su di una collina: Pilar è quella delle bistecche. Ci vado perché so bene che Commissione è quella di Arezzo. So del lavoro di Pilar e delle sue donne, lontane anni luce da pari opportunità usate per fare da fiore all’occhiello per una Giunta. Per dirne una, credo sia stata la prima Commissione in Italia ad aver chiesto il cambio di nome in Politiche di genere. E poi molto altro ancora, con un confronto sempre a testa alta con le varie Istituzioni. Insomma, la Commissione P.O. della Provincia di Arezzo darà all’Udi nazionale anche un consistente contributo per la Campagna. Ecco perché mi è venuta in mente ora.
Il ricordo più forte collegato ai discorsi aretini sul 50, invece, ha ancora una volta a che fare con questa benedetta storia dell’appartenere o meno, dell’essere o meno di sinistra. Parlo sempre di Udi.
La kermesse aretina consisteva in due cose ufficiali, una nella mattina e una nel pomeriggio. Prima, durante e dopo, banchetti su banchetti per le firme. 57

mac montevarchi

Il giorno prima ero stata in un paese della provincia, dove altre donne avevano aderito alla Campagna. In un tavolino al bar, prima dell’incontro ufficiale, rispunta la discussione di cui sopra, un po’ per via di una serie di battute colte al volo, un po’ per quello che era stato detto il giorno prima. Al tavolino decido di tagliare corto, il tono forse è un po’ rude. Rimando tutte al discorso che farò nel pomeriggio. Mi rendo conto che lì, al tavolino di un bar, anche con la santa pazienza, anche a mettermi a fare il punto a croce semantico sulla differenza tra appartenere aessere diessere della e su e giù per altri genitivi genitorial-politici, non avrei ottenuto molti risultati. Ebbene, dopo il discorso pomeridiano, la questione rispunta fuori di sera, per la seconda volta, sempre con un bicchiere in mano, l’atmosfera appare più rilassata, stesso tavolino. E una donna, forse la stessa del mattino, non ricordo bene, torna alla carica con un bagaglio in più: ma scusa, ma dopo tutte le cose che hai detto oggi, che secondo me, guarda, puoi dire quel che vuoi, ma stanno proprio a sinistra, sono proprio di sinistra, perché insisti con questa storia che l’Udi non è della sinistra? Guardo il mio bicchiere, complice anche la stanchezza, mi rendo conto che ad argomentare ancora non caverò nessuna ragna dal buco, anche perché la donna non solo appartiene alla categoria di quelle di sinistra, anzi della sinistra che più sinistra non si può, è soprattutto una che a naso non molla l’osso finché non lo ha frollato ben bene con la carne attaccata su. Decido di tagliare la testa alla mucca e spalanco il sorriso più sincero che riesco a collocare sulla faccia: secondo te, le cose che ho detto sono di sinistra? secondo te, parole tue, appartengono alla tradizione della sinistra? la sostanza delle mie parole sta a sinistra? vanno in direzione della sinistra? allora, se le cose stanno come dici tu, avrei da dire ma non sottilizziamo, se stanno così, allora forse il problema non ce l’ha l’Udi. Forse il problema ce l’ha quella cosa che tu chiami sinistra.

Finì di bere il cocktail, sovrappensiero. E anch’io, finalmente, il mio.

vai

 

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NOTE

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Di Arezzo e banchetti forse c’è qualcosa nella cartella varie mac 2007 [06].

 

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