Facebook, compleanni e parti

Tempo fa mi tolsi uno sfizio. Costato un paio di amicizie.
Ma non erano determinanti.

Dissi a Facebook di essere nata di 16 febbraio. Poi cambiai il mese. Ripetendo l’operazione. Posticipando di un paio di mesi. Mai di più. Beh, ci fu chi mi diede gli auguri a febbraio, poi ad aprile, poi a giugno e così via. Per una cinquina di volte nell’arco di un anno. Un paio di amici dopo l’ennesima risposta caustica… mi tolsero il saluto. Mica è colpa mia se siete scemi… fu la controrisposta. E continuai: due volte ok, ma alla quinta poteva pure assalirti il dubbio, no?

Sì, sono una stronza a volte. Lo ammetto. Per fortuna alla sedicesima volta (o giù di lì) che cambiavo la data di nascita, Mister Facebook mi ha mandato a dire che non la potevo cambiare più. E fine del giochino. Facebook che, detto fra noi, è ancora più cretino. Per dire: non ammette di farti dichiarare due amanti, non sia mai! Bigotto che più bigotto non si può. In compenso puoi indicare un fottìo di mamme e di papà. E le mamme possono essere anche maschi, pensa! Lui sì che è avanti, col gender. Altro che!

Eniuei, con questo pezzo intendo dire grazie a chi mi ha mandato (oggi) gli auguri giusti. In posta o altrove. Sì, 16 febbraio è quella giusta. Mattia mi ha dichiarato di 17 all’anagrafe. Però Gina, un tot di anni dopo, 24 se non vado errata, mi ha detto qualcosa per cui ho capito che son nata di 16. Ok, no problem, mi piacciono entrambi.

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E… approfitto per ribadire qualcosa che ho già detto.
Vale per me e vale per tutti gli esseri umani nati da una pancia. ***
Quel qualcosa è presto detto:

Il compleanno di qualcuno
è
anche
(e sempre)
il giorno del parto di una donna.

Non dimentichiamolo mai.
Neanche nel terzo millennio.
Che de cose strane ce (ve) ne farà vedere in fatto de… parti.

Pertanto, grazie a voi per gli auguri. Tenchiu tenchiu tenchiu! But… col vostro permesso, io vorrei dire ancora miliardi di volte GRAZIE a Gina per avermi fatto uscire dalla sua patata. Che sia benedetta! E giuro solennemente di averglielo detto. Anche di persona. Quando ho potuto. Ogni volta che ho potuto.

Fatelo anche voi, se potete. Ogni tanto. Ringraziate. O almeno ricordate. Non solo la vostra personalissima mamma. Magari anche quella della persona che vi è accanto. Che amate. Oppure anche no.

… a mammata! in genere si usa per dire cose brutte.
Almeno, dalle mie parti è così. Ad esempio, per mandare qualcuno fanculo, si tira in ballo spesso e volentieri la mamma. Mai il papà. Chi sa perchè?

Ecco, voi provate a dire a mammata anche per cose belle.
Che so, tanto per iniziare:

tenchiu a mammata, forever!

 

M.A.C.

***
Poi ci sono certe supermamme, e io ne conosco bene una, che non ti hanno fatto figlia o figlio facendoti uscire dalla propria panza. Ma sono supermamme assai. Oh, quant’altro scrivere potrei. Ma per questo mi riservo un altro post. Con grazia…

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P.S.:
ricordo a chi non lo sapesse già che qualche giorno fa, quasi nei giorni di Sanremo, dall’altra parte del mondo, Due Donne hanno dato lezione di grazia, generosità e… se tanto mi dà tanto, pochetto anche de femminismo. Compresa quella con la panza. Parlo di Adele e di Beyoncè alla serata dei Grammy.
Ragazze, non sono io che sono filoammericana!
Ma è che… proprio c’è, c’è, c’è un altro modo per far parlare le canzoni di maternità. Altro che i feti canterini dello spot de Sanremo!
La performance di Beyoncè è stata superlativa.
Quasi un Tributo alla Dea Madre. E Ciao.

 

 

 

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