fare tutto come se

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Nel file per ognuna di voi citato nella nota precedente c’è l’ennesimo richiamo al fare tutto come se. Provo a dire qualcosa in più su questa cosa bella del fare tutto come se, confrontandola con il fare finta, con cui ha delle cose in comune, ma non sono affatto la stessa cosa.
Cosa hanno in comune: sono condizioni dell’animo umano; muovono le nostre azioni in maniera non conforme alla realtà delle cose; si prefiggono un risultato. Fin qui, in cosa somigliano. Per il resto, sono profondamente differenti, anche se all’apparenza può sembrare il contrario. La differenza nel significante io l’ho compresa grazie alla pratica politica nell’Udi che è una pratica unica, non rara. Le parole le devo alla canzone di Elisa che mi ha ispirato nel 2007.

Fare finta è qualcosa che conosciamo. Si può far finta di essere gentili, educate. Finta di amare, di sapere o non sapere. Finta di non capire. Tutte pratichiamo il fare finta nelle piccole cose, nei tatticismi di ogni giorno. Far finta può coesistere con la coerenza sulle cose grandi. Non è necessariamente pratica brutta. A volte, vedi il bon ton, diventa necessitata dalle circostanze. Facciamo finta di essere gentili a tal punto che lo diventiamo, per esempio, con chi sta dietro uno sportello con il potere anche minuscolo di mandarci per traverso la giornata e che manderemmo volentieri al diavolo per mille motivi giusti. Invece facciamo finta. Sostanzialmente per un motivo: ottenere un risultato (possibilmente giusto) la cui importanza sul momento prevale sull’indignazione (giusta anch’essa) di fronte a minisoprusi messi in atto da chi sta dietro uno sportello. Fin qui, direi, abbastanza banale il tutto.
Questo far finta non ci fa sentire incoerenti. Tranne i casi di malefatte grosse a nostro danno, non ci sentiamo più di tanto complici di chi ci costringe a indossare una maschera. Con varia gradualità, tutte indossiamo maschere, di tanto in tanto. Potrei fare esempi che appartengono alle vite. Si fa tanto finta in famiglia, per esempio. Chiariamo, a scanso di equivoci: far finta non presuppone necessariamente che ogni frangente sia come quello dello sportello. Non si fa finta solo con chi, a vario titolo, ha verso di noi una forma di potere. Le donne per secoli hanno affinato sapienze di far finta per andare avanti. E allora, andiamo.
Far finta però non cambia la realtà, la lascia dove sta, allo sportello come in famiglia. Far finta trova solo l’accomodamento utile al momento. Far finta per lungo tempo, far finta sulle cose importanti può diventare deleterio. Faccio un esempio Udi che riguarda tutte, così non cado in tentazione di parlare di famiglia latu senso. Riguarda noi che in un certo senso saremmo una qual sorta di famiglia. A carte scoperte, è l’esempio che a me interessa. Esempio doc: dal Congresso 1982 che fortissimamente aveva deciso cose importanti su autonomia, soldi e rapporto con i partiti, alcune donne a volte hanno fatto finta. Non hanno fatto come se. Hanno proprio fatto finta. Forse in buona fede. Possibile far finta in buona fede? È un po’ tirata, però diciamo di sì, se per buona fede intendiamo una buona intenzione iniziale. Di buone intenzioni è lastricato anche l’inferno. Ebbene, dando per scontata la buona fede iniziale, donne Udi con le Udi locali intorno hanno detto e scritto di credere fermamente nei princìpi di quel Congresso e delle Assemblee che sono seguite. Nella realtà dei propri comportamenti hanno fatto finta. Lo hanno fatto per motivi che pensavano giusti. Lo hanno fatto per vicende contingenti oppure no, ma hanno fatto finta, non hanno fatto come se.
Se si fa finta a lungo su cose fondanti, i nodi vengono al pettine, prima o poi. Se oltre che far finta a lungo, si fa finta avendo come intimo pensiero che quei princìpi su cui si fa finta non siano poi così importanti, allora il guaio è bell’e completato. Ogni pensiero di un certo peso, legittimo in quanto tale, per avere cittadinanza va dichiarato. Altrimenti fa un torto anche a se stesso, a prescindere dal fatto che la cortina che lo copre è destinata a cadere, perché non si può fare finta a lungo.
Veniamo ora al fare tutto come se. A come penso di aver capito che funziona. Anche il fare tutto come se è una condizione dell’animo umano che muove le nostre azioni in una maniera che non corrisponde a quello che c’è in giro. Infine, soprattutto, è una condizione dell’animo che si prefigge anch’essa un risultato, perché immagina, ipotizza, prefigura qualcosa che non c’è e che vuol fare esistere, prima o poi. Per farla esistere, si fa come se quel qualcosa in un certo senso già ci fosse e si adeguano le proprie azioni di conseguenza. Non riesco a dirla meglio di così, però posso dire che funziona, ha funzionato tante volte e dà ottimi risultati. Risultati di cambiamento reale, risultati politici, perché lo scopo che si prefigge il fare tutto come se ha a che fare con le scelte, quindi con la politica.
La politica, nel senso autentico del termine, è l’apparato di pensieri, parole e fatti che mettiamo in campo per cambiare la realtà, non per adeguarci ad essa e accomodarci meglio alle contingenze. Questa cosa è nello spirito e nei princìpi del 50 dell’Udi e molte donne Udi sanno di cosa parlo. Potremmo fare una prima equazione terra terra: il 50E50 sta al come se come il 50% sta al fare finta. Il 50E50 non è una quota, non è provvisorio, non si accomoda, non aggiusta, non riequilibria la rappresentanza, non chiede concessioni, non implora tutele, richiede impegno, presuppone doveri mentre reclama diritti.
Fare tutto come se ha a che fare con la speranza, l’utopia e perché no? con la follia, se per follia s’intende qualcosa di non previsto dalla normalità. Normalità ha etimo parente a norma, non lo dimentico. Adesso forse azzardo un po’, però il fare tutto come se è qualcosa che si avvicina a ciò che penso di aver compreso di ciò che scrive una Signora di nome Teresa quando scrive di Soggetti eccentrici115
Fare tutto come se è l’invenzione eccentrica che riesce a rimanere con i piedi ben piantati sulla terra, mentre resta sul margine tra la realtà e quello che verrà. Proprio per questo, riesce a praticare nella realtà una parte di ciò che l’avvenire porterà. La politica deve venire sempre prima del diritto. Deve fare del diritto il suo servitore occulto. La politica deve poter immaginare quello che non c’è. Altrimenti, che politica è?
Se accade il contrario e la politica si fa serva del diritto, bene che vada ci si adegua all’esistente, alla norma che già c’è. Intendiamoci, accadono cose onestissime e degne, ma pur sempre nell’alveo del giorno dopo giorno. Se poi la politica si fa serva di altro, è solo molto peggio e le possibili varianti vanno dallo svilimento delle proposte di cambiamento al trionfo dei poteri dati, dalle concessioni che il potere fa verso chi quelle concessioni chiede, all’illusione di entrare a far parte di un gioco di cui non si sono decise le regole di partenza. E così via, fino alla cooptazione, alla corruzione, all’accaparramento, all’illegalità diffusa e alla guerra degli uni contro gli altri armati. Insomma, a tutta quella roba che c’è da una vita.
Le donne sono riuscite a cambiare veramente qualcosa quando hanno avuto la capacità e la voglia di sognare, immaginare e contemporaneamente praticare. Se c’è un segreto è fare tutto come se.

 

vai

 

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NOTE
(i rimandi tra parentesi quadra si riferiscono a cartelle della Cisterna)

 

115
Spero, anzi sono certa, che De Lauretis perdonerà la mia presunzione, perché oltre ad essere una che scrive pagine che ti servono tre lauree per capirle bene bene, è anche una che comprende e usa ironia. Premesso che la sottoscritta confessa ora in questo istante a Teresa di non aver capito tutto tutto di quel libro, vedere in varie ed eventuali 2008 per soggetti eccentrici [08].
Sempre su soggetto eccentrico, c’è una cosetta nella cartella cittadinanze [03].
Ho ritrovato, quasi per caso, la sbobinatura di un mio intervento alla Scuola politica Udi 2007, allegata a una mail inviata a chi stava curando i Quaderni. Il titolo che diedi all’intervento è fare tutto come se…a margine del caos! Ritrovato quasi per caso, a margine del caos. Rileggerlo è stato anche divertente. Mi sono sentita nuovamente sotto quel pino alle Costantine.
Vedo che in questa pagina c’è un po’ di spazio e allora ne trascrivo qualche pezzo.

[n.d.r.: la frase che precede si riferisce al cartaceo. qui posso "abundare"]

Fare tutto come se ti porta a fare cose che altrimenti non faresti, non penseresti, non metteresti in pratica. Perché solo fortemente pensando possibile una cosa, solo pensandola come la sola cosa possibile, tu la fai avverare. Perché non ti fai fuorviare da ciò che la miseria, gli inghippi, i compromessi al ribasso della realtà di ogni giorno ti porterebbero a fare. Quest’estate ho letto un libro – me lo ha dato Vania [ndr: Chiurlotto] quindi la responsabilità ancora una volta è sua [risate] il titolo è Il mondo perduto di Maicol Cricton.
Nella premessa leggo una cosa che mi lascia folgorata, a proposito delle varie teorie sull’evoluzione della specie. La premessa s’intitolava: la vita a margine del caos. Per sommi capi: una teoria dice che ciò che consente di evolversi è una cosa complicatissima che sta a margine del caos e che oscilla continuamente tra l’immobilismo e il – boh – diciamo il rivoluzionarismo da… baratro. Per cui tu precipiti nel baratro se vuoi cambiare troppe cose oppure se vuoi cambiarle in maniera troppo veloce. La vera evoluzione sta a margine del caos. E basta così con Maicol Cricton. Solo, sono grata a Vania.
Farò tesoro di tutto quello che è accaduto in questi mesi per scrivere la relazione che porterò al Senato, e dentro quindi ci starà pure… il margine del caos. […] Penso che ancora per un po’ dobbiamo fare come se… E il 50E50 è veramente, da questo punto di vista, l’emblema dei… come se.
Il come se è quel margine del caos che dicevo prima. Cioè questa capacità di non rimanere immobili, ma nello stesso tempo di non cadere nel baratro. E grazie a Maicol Cricton.
[Stefania Guglielmi: Grazie a Maicol…?]
Cricton, è quello che ha scritto Giurassic Park.
[Vania Chiurlotto: si pronuncia Craicton]
Mè, vabbè, iu nu sacciu l’inglese [risate] infatti non riesco mai a dire bene empàurement [risate] oltre ad essere una parola che, a pronunciarla, mi fa proprio male allo stomaco, ‘na schioppettata, empàurement.. bum! [risate]-

Fine trascrizione pezzi. Dentro, ci sono ancora digressioni su uguaglianza, avanguardia, lungimiranza, norma e differenza. L’integrale di fare tutto come se… a margine del caos! si trova ora in 04.02 intervento scuola politica nel cronologico mac 2008 [08].

 

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