giocavo all’aria aperta

ogni volta che ci penso mi tornano alla mente
anche certe balle su…
“quant’erano belli i tempi in cui si giocava per le strade.
e ora invece… poveri bimbi, tutti davanti al pc…”

quante chiacchiere e ipocrisie.
quante! sull’aria aperta come sul pc.
e invece… come su tutto, dipende.
semplicemente, dipende.

avevo nove anni e giocavo all’aria aperta.
la nostra era una delle ultime case
di galatina, in direzione lecce.
dopo di che, campi e ferrovia
e canne e muretti a secco
e olivi e nespoli e grano spurio

avevo nove anni e non sapevo
neanche lontanamente
in cosa si sostanziasse
ciò che per alcuni – ed erroneamente -
passa col termine
“approccio sessuale”

se dico erroneamente penso ad altro
che per non farla lunga qui non scrivo
ma prima o poi lo faccio
qui anticipo solo questo:
col sesso certa roba non c’entra un cazzo.

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MAC  A 8 ANNI – LAGHI ALIMINI  1966 (part.)

avevo nove anni e una coetanea.
amica di giochi all’aria aperta.
giochi anche pericolosi.
una volta ho rischiato di fracassarmi
la testa per senza niente. 

l’amica coetanea aveva un fratello
più grandicello, non saprei dire
neanche oggi con precisione
di quanto più… grandicello.

oggi che so posso dire questo:
grandicello abbastanza
da avere un’erezione e altro in mia presenza.

avevo nove anni e circolavo
quasi sempre in mutande, se era estate.
di quelle mutande bianche che ora, forse,
non si fanno neanche più.

ricordo un muretto a secco
e un ansimare strano, addosso
sudaticcio, appiccicaticcio
per niente divertente

infatti, dopo un po’
me ne andai da un’altra parte
a giocare con altri e altre
all’aria aperta.

passano gli anni.
due, mi pare.
quindi undici anni io, o giù di lì.

e in una di quelle chiacchiere a mezza bocca
che capita di avere con le coetanee
dopo un tot di tira e molla di parole
alquanto sconclusionate
l’oggetto delle chiacchiere mi fa capire
che, forse, quanto accaduto
due anni prima
davanti a quel muretto
era… quello che si fa per far nascere un bambino!

o insomma, se non l’atto per intero e dentro
certamente quella roba lì ci era andata assai vicino.

apriti cielo!
feci finta di niente con le amiche, è logico.
ma tornai a casa col cuore in gola.
oh, per la miseria!

ma guarda te, che stronzo!
all’epoca non usavo la parola stronzo.
devo aver pensato qualcosa di equivalente
che ora non ricordo.

quello che ricordo è cosa accadde al giovincello
fratello dell’amica coetanea
ora anche lui di due anni più grande
e… insomma, proprio grande.

devo dire a questo punto che la sottoscritta
ha iniziato nell’infanzia
a specializzarsi in bugie buone
bugie a fin di bene
un bene soprattutto mio, logico.
se no, come minimo le buscavo.

nel frangente – e neanche dopo -
non dissi nulla all’amica coetanea e poi sorella
non aveva alcun senso farlo
e a lei ci tenevo
non volevo rischiare di perderla.

neanche al giovincello dissi nulla
anzi, evitai da quel momento in poi
accuratamente di ritrovarmi in sua presenza,
anche non da sola, anche con altre o altri accanto

non lo volevo vedere neanche da lontano
però qualcosa volevo fare
qualcosa dovevo fare

 mo? che faccio?

Ripeto, anni undici o giù di lì.

ce n’erano di ragazzi, intendo maschi
in giro. a disposizione.
si giocava all’aria aperta!
e alcuni di loro – ammetto anche questo
stravedevano per la sottoscritta.

inventai di sana pianta una storia brutta
ma brutta per davvero,
dove lo stronzo giovincello
era stato parecchio stronzo

sia chiaro, una storiella che con pancia
e poi bambini che escono dalla pancia
non c’entrava proprio niente

però storiella brutta.
tanto brutta che è meglio se non ve la racconto questa

non mi volevo sporcare le mani, questo sì.
forse anche per non ritrovare
ricordi sudaticci appresso

i ragazzi coinvolti
erano quasi tutti miei coetanei
alcuni anche più piccini

lo hanno aspettato
dietro un muretto a secco
e conciato per le feste

quando sono tornati da me hanno detto
solo una parola: fatto.

un paio avevano i segni di qualcosa sul viso
e anche un paio di ginocchi sanguinolenti me li ricordo

in fondo, era sempre un muretto a secco
e loro mica tanto grandicelli
rispetto all’altro

ma sorridevano tutti
e mi hanno detto: fatto!

poi abbiamo ripreso a giocare.
all’aria aperta.

M.A.C.

 

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