giuristi vari e qualche monelleria

36

(è veramente cosa buona e giusta)

In Sardegna ci vado che è quasi fine Campagna. Arrivo a nord dalle parti de la Maddalena. Sarei un segno d’aria. Sarà per quello che ho una paura fottuta dell’aereo e pure godo moltissimo quando mi decido a farlo? In ogni caso, per quel mio primo viaggio in Sardegna scelgo il traghetto. Arrivata a nord della Sardegna, sono andata un po’ in giro, a volte con un camper.

mac camper

Però, sarà solo quando arrivo a sud, verso la fine del mac tour sardo, che incontro il primo giurista giusto: a Cagliari.
Prima, c’era già stato qualche pronunciamento: in fondo in fondo quel nostro Progetto, quella pensata 50E50 non era poi tanto male. Era una cosa che quei Partiti benedetti avrebbero potuto fare già da soli. In fondo. La potevano fare come legge dello Stato in Parlamento. E non sarebbe stata contro la Costituzione, anzi. La potevano fare da sé nei propri Statuti, tutti quanti. La potevano fare al proprio interno e sarebbe stato un bene. Anzi, sarebbe stato meglio. In fondo. Ce l’avevano detto, però non erano quelli con le stellette al posto giusto. Ancora ad ottobre, mentre ero alle prese con una Relazione da consegnare al Senato, non era arrivato nessun ok di quelli accreditati e sacrosanti. D’altra parte, chi avevamo interpellato aveva altro da fare; su giornali e riviste giuste, neanche l’ombra dell’ombra di una critica, né positiva né altro. Continuavo a dirmi: e che sarà mai? Tiremm innanz!

129

Digressione: questo che sarà mai? mi fa venire in mente un’altra cosa piccola, da Olbia a Cagliari ci andai in camper, passando per Sassari e altro che s’è perso nei ricordi. Quella sarda sarà l’unica volta che un camper è stato veramente la cosa raffigurata in un disegnino spiritoso che milo aveva fatto tutto per noi: un camper per la campagna. Per il resto, molti treni, qualche traghetto, pochissimi aerei. Per me soprattutto l’irriducibile Smart nera con l’adesivo colorato addosso. Irriducibile in tutti i sensi. Di quegli adesivi 50E50 ne portavo in borsa sempre una certa quantità durante la Campagna. Di plasticaccia buona, coriacea. Diversi da quelli di Staffetta che dopo un po’ sbiadiscono i colori. Dopo Piazza Farnese, al ritorno in autostrada nel giorno di primarie, li abbiamo appiccicati dappertutto: piloni, cestini dei rifiuti, bottone di sciacquone, quell’affare per asciugare le mani con l’aria che non sempre funziona e infine su auto e auto e camion in sosta, a tutt’andare. Mi hanno detto poi che sarebbero difficili da togliere, all’occorrenza, che forse ci fanno male alla vernice della carrozza. E che sarà mai? 
1411
A Cagliari questa locuzione era presente nella mente per altro: che sarà mai? Me lo dicevo e ridicevo che sarà mai? un poco trepidante al pensiero di un confronto programmato da quelle donne. Tra gli invitati, un giurista coi controfiocchi, mi dicono le sarde. Un uomo giovane. Che era giovane lo scoprirò poi. Non lo conoscevo. Quando lessi sul programma costituzionalista dico la verità mi prese la tremarella, che passerà solo grazie a quel mantra che sarà mai? mi dirà che è tutto sbagliato? tutto da rifare? come quel Bartali diceva? incasserò il colpo e tiremm innanz! che sarà mai? Non ricordo se prima o dopo, una donna che non ricordo mi aveva scritto di un seminario con l’intervento di un giurista, del quale non ricordo il nome, giuro. Mi pare una cosa che finisce in –ino. Però non sono certa. Ricordo vagamente qualcosa a proposito delle parole di questo esimio che operava e forse opera ancora dalle parti di Bologna. Consulente pensatore di pensate democratiche. A quanto pare, sempre nelle parole riferite dalla donna che non ricordo, il pensatore avrebbe detto con gran trasporto che il 50E50 non era affatto cosa buona, manco per niente, era fuori dalla graziadidio e dalla giustiziadegliuominigiusti, perché… col 50E50 le liste sarebbero state bloccate. Non ricordo il resto delle argomentazioni riportate, giuro. Però il succo era quello: liste bloccate! Ok, ormai il guaio è fatto, che sarà mai? Si voleva lanciare un sasso nello stagno. E sasso sia! Se poi mister –ino ha da fare le sue critiche profonde (liste bloccate…?) che sarà mai? Non ne faremo una malattia. Non siamo giuriste, s’è provato, questi cinque articoli ormai li abbiamo sfornati. Ora, democraticamente, pacatamente, serenamente ognuno penserà al suo da farsi. E così sia.
Più o meno questi i pensieri che avevo nella mente mentre varcavo la soglia di un auditorium cagliaritano. In questo istante esatto, mentre scrivo, non ricordo bene neanche il nome del giovane giurista sardo, però da qualche parte dovrei avere una cartella con estratti web dell’epoca. Feci una ricerca, dopo l’incontro. Mi pare che il cognome finisse in -eu. Ricordo come entrò nell’auditorium e quel che disse poi. Intanto, arrivò trafelato e, quasi arrossendo giusto, come prima cosa si scusa per il ritardo. Ok, il prezzo è giusto. Poi, attacca a parlare e… oh perdindirindina, srotola tutto un discorso pieno di riferimenti europei a carte e controcarte. Che bello. Ritrovo quasi tutto quello che avevo studiato. Un sacco di complimenti mescolati a citazioni dotte. Metà e metà. 50E50 anche lì. Infine, sentenzia serio: non è per piaggerìa che sto a dire questa cosa, vi dico che la proposta Udi – proprio così ha detto, proposta Udi, lo avrei baciato in fronte seduta stante – questa vostra proposta di legge è veramente innovativa. Ed è cosa santa e giusta.


Ok, non furono proprio queste le parole esatte, a parte proposta Udi. Anche nel caso cagliaritano, non ricordo di preciso le parole. Mi fermo mentre scrivo, cerco la cartella, poi un’altra ricerca web aggiornata. Quel giovane che non finiva in –eu, bensì in –enu, che parlava così tanto di Europa, oggi mi dicono lavori anche fuori dal sacro suolo patrio, deve aver fatto carriera. Bene! Salutami a Europa, Andrea Deffenu. 73
Fatto sta che quella volta di Cagliari esco quasi volando a mezzo metro dal parquet. Pensavo: oh finalmente, siamo ad ottobre e ci hanno dato il timbro con un bell’ok anche quelli d’accademia. Arriverò anche a pensare che quel giurista giovane non c’entra nulla o c’entra poco con accademia, che deve essere passato anche lui per puro caso da certe stanze. Adesso che ci penso bene, è vera un’altra cosa: c’è accademia e accademia. Tutto qui, come in ogni cosa.

In onore del 50E50, la seconda uscita accademica ad esporsi con citazioni e complimenti a pari merito sarà una donna. Di lei ricordo anche il nome, senza ricerca. Non lo ricordo per via del fatto che si tratta di una donna. È che dopo un anno la incontrerò di persona a Milano, il ricordo è più recente ed è targato Udi. Sta di fatto che il cognome di quella donna è D’Amico e anche se si tratta di una donna, mi sta bene eccome quel cognome. Parole dette e scritte, mi sta bene e meglio, e qui lo dico. Rendo in grazia la stima e l’interesse, signora professora Marilisa d’Amico.74

vai

 

 

______________

NOTE

73
Per Andrea Deffenu, vedere cartella giusti in varie ed eventuali 2007 [06].

74
Ibidem, per lo scritto La Proposta di legge dell’U.D.I. e la sfida della Democrazia Paritaria di Marilisa D’Amico.

P.S. 10.12.10:
nella stessa cartella, al volo si inserisce scambio mail ritrovato in extremis in posta elettronica 2007, posta che su 3 differenti indirizzi mail, nonostante i disastri, è riuscita a sopportare circa 6 giga in totale. Pertanto, anche questa piuma. Il titolo che scelsi di dare come oggetto a una mail dove rispondevo a una donna di cui, mentre scrivevo questo pezzo, non ricordavo il nome, è: pasquinate. Se non ne ricordavo il nome, mi dico ora, c’era più di un motivo. Con qualche omissis per bon ton postumo. Una cosa la ricordavo giusta, però. Il cognome del giurista esimio che, a quanto mi veniva riferito, lamentava liste bloccate, mortificazione di volontà popolare e mancata trasparenza (oh, santa pazienza…) in effetti finiva in –ino, perché risponde al nome di Gianfranco Pasquino.
pasq

P.S. 2013:
l’autrice della mail era Zagagnoni Liviana da Ferrara.
Così, giusto per completare le esattezze.

 

 

 

___________________

 

 

torna a indice

 

 

 

 

 

 

Lascia un Commento