grazie alla storia e ad alcune

Negli anni ottanta di cotanta difficoltà per l’Udi di darsi una fisionomia nuova ma all’altezza della propria storia, si fece sempre più forte e diffusa l’esigenza di fare ordine nella storia.

O insomma, se non proprio fare la storia, almeno fare il punto di cosa era stata l’Udi in quasi 40 anni di vita politica in Italia.

Nasce così l’Archivio centrale a Roma grazie all’impegno diuturno di Luciana Viviani, Maria Michetti e Marisa Ombra.
E nascono Archivi Udi in molte città italiane.

Le donne Udi per gravi motivi economici avevano dovuto abbandonare la storica sede nazionale di via Colonna Antonina a Roma, a  due passi da Montecitorio.

Le carte erano sparpagliate tra case private e la sede di Noi Donne o quella di DWF.

Sarà a grazie alla presenza dell’Archivio Centrale – che nel 1987 aveva ottenuto un importante riconoscimento – che sul finire degli anni 80 Udi avrà la sede attuale in via Arco di Parma.
Fino ad allora le Assemblee nazionali vengono svolte dapprima alla sede della Provincia a Roma, poi quando i soldi diventano veramente pochi, nella sede occupata dell’ex  Buon Pastore, oggi Casa Internazionale delle donne.

Uno dei conflitti dichiarati in Assemblea fu proprio quello sulla decisione se e perché andare come Udi nazionale nella Casa Internazionale delle donne di Roma, dove aveva già trovato posto la sede dell’Udi Romana la Goccia, guidata da Annita Pasquali, già componente della Segreteria nazionale Udi, già PCI, poi PDS, già Consigliera della Provincia di Roma. 1

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A. Pasquali (al centro in piedi)
in una immagine recente

Sulla questione, dopo molte discussioni, prevalse in Assemblea la lungimirante  decisione contraria. Ci tengo a sottolineare ancora una volta questo aspetto: nelle vicende Udi che ho avuto modo di conoscere e/o contribuire a porre in essere, è stato sempre determinante un felice connubio tra senso delle vicende collettive da una parte e dall’altra la spendita personale di spiccate e irripetibili personalità individuali. Tra queste, nel caso in questione, ricordo Maria Michetti perchè  fu grazie soprattutto al suo interessamento che si arrivò finalmente ad avere una propria autonoma sede nazionale Udi.

Michetti con D’Onofrio in una immagine del 1956
copyright Istituto Luce

Ma di nazionale, nel senso politico vero e proprio, dal 1982 l’Udi aveva poco o nulla. Sembrava sparita nel nulla, per lo meno dalla scena politica istituzionale e di movimento nelle piazze. Sopratutto, l’Udi non aveva più cariche di rappresentanza, per dire quello che – tra le novità del 1982 – ai miei occhi era uno degli aspetti più deleteri. Aveva solo 2 Responsabili di Sede e 4 Garanti.

Le prime 2 non rappresentavano nulla, né all’interno né all’esterno. Il numero 2 era stato scelto per vari motivi: innanzitutto per un motivo negativo, in quanto non rappresentavano per l’appunto nulla, quindi non vi era a priori un problema di conflitto tra loro. Poi, divenne consuetudine quella di avere almeno 1 di Roma accanto ad 1 altra che stoicamente si sobbarcava un pressocchè inutile andirivieni dalla capitale.

Le figure delle 4 Garanti furono importanti solo all’inizio, per dipanare i tantissimi problemi di ordine finanziario e non, conseguenti allo scioglimento dell’Associazione. Tra le altre vicende poco note: alcune donne che fino al 1982 avevano ricoperto carica di funzionaria fecero causa all’Udi che ne aveva di fatto decretato il licenziamento in tronco.
Personalmente, posso dire di aver svolto, sempre su autoproposizione, l’incarico di Garante in due differenti periodi, ma con pochissime incombenze di rilievo e altrettanti ricordi. Le finanze dell’Udi erano grame e pertanto c’era veramente poco da controllare e semmai molto da tribolare. Ricordo che intorno al 1988 ebbi a che fare con la Sovrintendenza Belle Arti per via di accenni di affreschi presenti nei locali di via Arco di Parma. Intonaco malconcio e calcinacci vari perlopiù.

portoncino Sede nazionale Udi
via Arco di Parma 15 – Roma

In assoluto, l’istituto più malconcio restava quello delle 2 Responsabili di Sede.
In alcune occasioni si faticava addirittura ad avere in Assemblea delle autoproposizioni per una carica che, sulla carta, doveva servire a tenere insieme i legami tra le varie realtà locali.
Responsabili di poco o nulla le 2 responsabili di Sede.
In alcuni casi per nulla responsabili, poiché non si rinvengono in Archivio neanche i documenti relativi ad alcune Assemblee anni 90. 2

Da quel periodo buio, sul finire dei ’90, Udi viene riscossa finalmente a seguito della decisione che un’altra individualità d’eccezione assumerà. E siamo quasi ai nostri giorni.

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1
vedi qui un racconto in prima persona di Annita Pasquali, da Memorie di una che c’era di Marisa Rodano.

2
Di alcune ricordo nomi  e misfatti, e mi tocca citare nuovamente Pasquali, responsabile più di altre di sfaceli di carte e incombenze varie in quei periodi bui degli anni 90, come si ricava dalla ricostruzione della documentazione presente in Archivio. Annita ritrovata poi in Assemblea a dicembre 2011 ad esultare con altre per cose che dirò.
In merito al ruolo ricoperto in modo vario e differente dalle Responsabili di Sede, vedi anche la Lettera di Pina Nuzzo nella nota numero 2 del capitolo cose belle all’opera di questa post_illa.

 

 

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