guida il trattore e scrive poesie

 

La mia amica quando guida mette le labbra a cuoricino stretto.
Non solo quando guida.
Secondo me lo fa per concentrarsi.
Non solo quando guida.

Ama le fresie e sa far di conto.
Guida il trattore e scrive poesie.

Ha un tot di cicatrici e un paio di ossa rotte.
Rinunciò al deltaplano solo perché le diedero un sacchetto.
Dicendole: dovessi dar di stomaco…
Deve essere stato per un fatto estetico.

Cambia tuta di lavoro ogni due per tre.
Tutta colpa della motosega, dice, sai com’è.
Quando si stracciano all’ennesima
I finali dei suoi calzoni diventano stracci per la legna.

Lei vive a Capriola. E ci vive da sola.
Quando non arriva una come me. A farle compagnia.
Però, ognuna per sé. E questo va benissimo anche a me.

Capriola sta su una collina bella.
Di quelle che ci vedi Alba da un versante
E Tramonto dall’altro.
Ogni volta quei due (parlo del versante) fanno a gara, anche nello stesso istante
A chi fa il cielo più bello.

La mia amica ha una sorella e un fratello.
Che ogni tanto vengono, coi figli. A trovarla sulla collina.
A far la brace e due chiacchiere.
Oppure ridere. Per senza niente.

Lei ha anche una collina di amiche. Quasi tutte fiche.
A volte si lancia a dar consigli. La guru della collina di Capriola.
Se capita al cellulare e i consigli sono tanti
Rischia di saltare anche la cena
Per fortuna si riprende e allora non mangio da sola.
Sulla collina di Capriola.

Dove i caprioli ci stanno per davvero.
Capita di vederli, di tanto in tanto. Da lontano.
E così i cinghiali.
Una volta eravamo in macchina, di rientro a casa, guidavo io.
Mi fa: “accosta e spegni i fari, s’ha da aspettare che passi la cinghiala coi cinghialini.” Guardo bene e in effetti sono in sei, in fila indiana.
Ferma e fermi, nel bel mezzo della strada.

Prima della mia partenza torneremo a far pulizia
Tra boschi e sentieri invasi da piante belle
Che però danno fastidio e tanto alle sorelle
Taglieremo alberi e faremo legna. Chi taglia è lei. Io raccolgo.

A proposito, la mia catasta è stata creativa
Le chiederò se quest’inverno franerà.
Dice: “si fa così, si fa cosà.”
Niente da fare, la feci creativa. Speriamo che ne esca viva.
Dalla capanna della legna, intendo.

Una sera abbiamo visto le lucciole. Beh, per me almeno era un’autentica novità.
Vedere lei le vede sempre. A giugno. Dice. Quella volta s’è cantata anche la canzoncina. Che parla di altre lucciole. Le prime sono veramente belle.
E devi stare attenta a non schiacciarle Se decidi di tenerne una nel palmo della mano. Ops! Andata. Morte precoce di una lucciola.

Ha la mamma spagnola. La mia amica che vive a Capriola.
Del viaggio a Madrid però scrivo un’altra volta.

Con lei ho scoperto una dimensione nuova.
D
imensione mia. Adoro far la casalinga (*)

Se non lo faccio per dovere
E su tutto con una che alla fine ne trae anche piacere.

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Capriola a 360°

Si mangia e si beve ancor di più, su a Capriola.
Assai di sera, davanti al tramonto.

E poi ancora di notte, ad aspettar le stelle.
Che vedere si vedono. E cascare cascano, almeno così pare.

A me a furia d’aspettarle si risvegliò la cervicale.
Appena mi distraggo è la volta buona e lei
- o anche un’altra, chè non sempre siamo sole -
a dire: toh, una stella!

E io: ma vaffanculo! La prossima volta mi stendo sul lettino
Vedere non le vedrò uguale. Però almeno salvo la cervicale.

Questa mia non è la prima
E ci tornerò a Capriola
Ancora e ancora
Perché è uno dei rari posti dove amo stare
Io che di mio adoro star sola.

M.A.C.    

*
Oggi per esempio, dopo un tot di marmellate,
ho pensato di dar morte differente alle fiche.
Mi serve però lo zenzero. Per cui, Pilar, sbrigati a tornare, chè non lo trovo.
Fiche intese come frutto. Della ficaia.
Qui chiamano così gli alberi del fico. Lo fanno un po’ con tutto.
A prescindere dal vernacolese. Convinti sempre d’essere nel giusto.
E che vuoi farci, son toscani. Ma questa è un’altra storia.    

 

PS: SCRIVERE QUESTO PEZZO DA QUESTO PORTATILE OGGI è STATO UN ESERCIZIO ZEN. VADO. PILAR è TORNATA. ALLA FACCIA DELLA CASALINGA…

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