il duemila e uno

Nel 2001 Pina Nuzzo sta per trasferirsi a Roma da Lecce. Da cui si era allontanata già nei 2 anni precedenti. In più di una occasione. Per eventi personali dolorosissimi.

Per la sottoscritta, il suo definitivo trasferimento è stato un evento altrettanto doloroso che si univa agli altri ancor più. Ho dovuto elaborare molti lutti, alcuni veri e propri, in quegli anni.

Il suo trasferimento sono riuscita a sopportarlo solo grazie al fatto che la nostra unione politica non è mai venuta meno. Anzi, negli anni successivi sarà cementata dalle Campagne e più in generale da ciò che Udi porrà in essere a cavallo di 2 Congressi: quello del 2002/2003 e quello ultimo del 2011, che solo nominalmente può essere chiamato Congresso.

Dopo il Congresso del 1982 -  l’undicesimo…  – le donne Udi erano andate a Congresso altre 2 volte. Ma poco o niente resterà alla Storia, neanche a quella piccola delle carte. I miei ricordi sono molto sfocati.

Il XII° fu fatto in due tappe, a Firenze e a Modena, nel 1988. Ed ero Garante.
Accidenti se ricordo una cosa degna di nota. Solo un titolo assurdo su differenze componibili e/o conflitti incomponibili. Ma sono cattivi ricordi. Penso che qualcosa ci sia tra le carte.

Il XIII° lo facemmo a S.Benedetto del Tronto, nel 1994. Ed ero Garante anche lì.
Udi era sull’orlo della sparizione. Qualcuna lo chiamò il canto del cigno. In effetti, almeno sul piano coreografico l’immagine non era inappropriata. Fu aperto da una orchestra di donne dirette da una Direttora.
Per il resto, parole e parole. I conflitti sordi? Sempre gli stessi.

Nel 2001 Pina Nuzzo in Assemblea si autopropone come responsabile di Sede e chiama a sé un’altra donna, affinchè le sia accanto nel compito.
Dice apertamente di volerci provare. Di non sopportare l’idea che l’Udi muoia. Che di motivi per restare vive politicamente ce ne sono molti. E che sì, si può pensare di riorganizzare una Associazione su basi nuove, in linea con i principi dell’undicesimo.
La sintesi è mia, ma il succo è quello.

Può sembrare estenuante questo continuo riferirsi all’undicesimo, ma potete credermi sulla parola se affermo che questa locuzione è stata ascoltata in Assemblea dalle mie orecchie in quei 20 anni almeno un migliaio di volte. Non esagero.

Il 2001 è anno di eventi cruciali, dappertutto.
Anno di crolli e resurrezioni.
Anno di guerre e paci.

La parola pace risuona anche nell’Udi, con altre.
In molte abbiamo pensato con Pina: forse ce la si fa.

la treccia disegnata da Pina Nuzzo  che farà da sfondo allo Statuto Udi 2003

la treccia disegnata da Pina Nuzzo
che farà da sfondo allo Statuto Udi 2003

Una donna, non so dire se più cinicamente o amorevolmente, a quella decisione quasi solitaria di Pina replicò in privato (o fu in pubblico? fa lo stesso) : che ti sei messa in testa? L’Udi è irrecuperabile. Il tuo è il bacio alla morta.

Durante il Congresso del 2003, nella tappa di Modena, il mio intervento fu preceduto da quello di una – mi pare che fosse Lidia Campagnano – che pronunciò tra le altre le parole: bisogna volare alto. Per cui, decisi di esordire avvertendo tutte che il mio sarebbe stato un intervento a volo di quaglia.

Dopo questo mio rapido excursus in eventi durati 20 anni e che mai passeranno alla Storia, che mai saranno dipanati nel loro incedere faticoso e altalenante, dopo queste mie parole che potrei definire anche oggi a volo di quaglia, cosa potrei replicare, ad anni di distanza, a chi parlava di  baci alla morta?

Forse questo: se era una morta, è stato un bacio lunghissimo, estenuante. Un bacio durato 10 anni. Un bellissimo  bacio.

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