il giorno dei cavall-on-i

31 luglio 2014

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Nell’agriturismo dei Cedri passo la notte col sottofondo della pioggia che picchietta sul tetto di Dacia. Gli struzzi sono abbastanza calmi, almeno fino all’alba. Al risveglio il sole è bello caldo. E alto.

Trovo Darinka già seduta per la colazione. Lauta quanto la cena. Lei vuole fermarsi un po’ qui a scrivere e aggiornare il blog. E mettersi in marcia nel pomeriggio.  Ancora non sappiamo chi e dove ci ospiterà stasera. La direzione, grosso modo, è sempre il Nord.

Ok, per aggiornamenti ci si vede/sente a Scalea. Ho sempre un chiuei e un gpl da trovare. E visto che non ho fatto rafting nel terzo tratto del Lao vorrà dire che mi consolerò andando a mettere i piedi a mollo nella sua foce sul Tirreno. Ciao ciao.

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Prima di andarmene però… sì, io ci provo. Con le scarpe da spiaggia, visto che devo camminare tra erba alta bagnata, pozzanghere e…
altro di fresco. Sì, io ci provo. Un paio di chilometri e… Erasmo mio, non scappano per niente. Neanche i puledri. Senza parole.

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Trovo le seconde more. E colgo le prime tre mele nel giardino dell’agriturismo. Per il viaggio. Non si sa mai. Prima di andarmene faccio il pieno di olio. Commestibile. Non quello per Dacia.

Lungo la strada il sole picchia forte veramente. Arrivo sulla statale 18 e trovo quasi subito la foce del Lao. Anche un gpl. Al diavolo il chiuei. Nel frattempo un sms di Darinka mi dice che forse abbiamo un pit-stop a Santa Domenica Talao. Un po’ nell’interno rispetto a Scalea, ma non importa. Allora io ti aspetto qua. E poi se pensa. Stasera vorrei mangiare pesce, Darì. Vediamo.

Dal gpl, quasi all’entrata sud di Scalea (non mi piace ancora e non ci voglio entrare, uffa) piccola inversione non consentita e mi infilo in un parcheggio tra canne e ulivi. A due passi dal mare. Sarebbe uno stabilimento con tutt cos. Mi aspetto di veder spuntare qualcuno a chiedermi il biglietto per questa provvidenziale ombra semicustodita. Invece niente. Allora vado al bar. Mi guardo un po’ in giro e mi dico che forse qui si fa così. Oppure oggi è giorno di vento e cavalloni. E il parcheggiatore ha preso pausa.

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Mi incammino verso sud sulla battigia. Sei bello Tirreno, proprio bello. Nessuno in acqua. E vorrei vedere. Prima del Lao trovo un’inutile ma bella bandiera rossa. Nessuno in acqua. Mi faccio fare la doccia dalle onde e i miei nuovissimi bermuda di lino blu si lamentano un po’. Penso che forse posso restare in mutande. E canotta. Dopo un po’ levo anche quella. La foce del Lao non è niente di eccezionale. E la voglia di rafting non se ne va per nulla. Ok, alla prossima.

Sistemo meglio Dacia in favore d’ombra e schiaccio un pisolino, cullata dalle onde del Tirreno. Nessun vociare intorno, tipico degli stabilimenti balneari. Che bello. Qui la siesta è veramente cosa seria, per tutte e tutti.

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A Scalea trovo un angolo appartato accanto a un camping per una doccia come si deve. Una signora è sempre una signora. D. nel frattempo mi dice come non detto. Niente Santa Domenica. Ma qualcosa su una Tortora. Ci vediamo all’ingresso di Scalea per una sigaretta? Ok, dimmi il nome della prima strada che incroci. La trovo col navigatore. Col cavolo! D. mi indica quella che scopro essere la strada principale a senza unico. Via Giovanni Amendola. Sorry, ma ci ho mandato un sacco di accidenti, al povero Amendola senza colpe. Una strada lunga lunga che attraversa l’intero paese per finire in un’area pedonale. Ovviamente, il suo inizio, per il navigatore, è dalla parte opposta di quello che è l‘inizio per D. Dopo aver fatto in lungo e in largo tutte le strade e stradine adiacenti, con sensi unici annessi e percorsi all’incontrario, desisto. Darinka forse mi avrà mandato leggermente al diavolo, ma ha pietà di me e via Giovanni Amendola se la fa per intero, finendo nel centro del paese. Sigaretta. Allora, che si fa? Facciamo un altro po’ di chilometri, ne ho voglia. Dice. Arriviamo fino a Tortora Marina. Lì ci aspetta un amico di un amico. Tortora Marina? Ma è dopo Praia a Mare, Darì. E la statale 18 fa curve e salitone. Altri 10 chilometri tosti fuori busta. Cosa vuoi che sia…

Ok, a risentirci tra poco allora. Io per oggi ho fatto un paio di chilometri per vedere i cavalli. Dopo, circa sei sulla sabbia accanto ai cavalloni. E sulla sabbia, si sa, valgono doppio. Direi che per me può bastare. Quando arrivo a Tortora vedo come mi sento e magari ti torno incontro. Lascio Scalea senza alcun rimpianto.

Dall’alto della statale vedo Praia a Mare e la sua isola. Non resisto. Sta per avvicinarsi l’ora del tramonto. Scendo. Vediamo se questo nuovo anti-zanzare funziona come si deve. Il capitolo zanzare è quasi come quello del cibo, in questo viaggio. Meriterebbe chilometri di parole. Ma meglio sorvolare. Dico solo un aggettivo. Allucinante. Non c’è giorno, sera o notte che non si tocchi il tasto zanzare. Alla fine mi scoccio di me.

Luna mi cresce accanto mentre guardo i sassi.

All’uscita di Praia trovo un salumiere che non ha più la mozzarella di bufala, ma la mortadella sì.
E poco più in là anche un chiuei bianco molto carino. Orario di chiusura. Prezzo molto scontato. Da 48 a 20 euri. Bene, Andiamo verso questa Tortora Marina. Quanto mancherà? chiedo al tipo del chiuei. Veramente ci sei quasi. Praia e Tortora sono attaccate. Stesso lungomare. Ah.

Mortadella e mela al chiaro di luna. Poi, birretta all’Alex Bar. C’è sempre un Alex Bar. Dappertutto. La birra che piace a me è la più economica, che io chiamo per far prima la birra del supermercato. Peroni semplice, Dreher, al massimo Nastro Azzurro. Darinka ha il palato più raffinato. All’Alex comunque me la fanno pagare oro. In compenso mi danno un sacco e mezzo di ghiaccio per tenerla fredda. Una signora è sempre una signora. Compresa nei tre euri per la birra mi concedono sosta per caricare androide seduta al fresco. Schermo gigante. Anna Tatangelo. Pazienza. Ho ancora Luna davanti.

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Darinka, dove sei? A Praia. Bene, ti vengo incontro, è lo stesso lungomare. Non faccio neanche 500 metri di musichette balneari ed eccola lì, fresca come una rosa. Ok. Mi ha mollata Cassiopea a Scalea. Cassiopea è il suo zaino, per chi non lo sapesse. Ma che vuol dire? Sempre un tot di chilometri sono. Anzi, mi dice che Cassiopea le è un po’ mancata e ha un leggero mal di schiena, in sua mancanza. Pipì dietro un barcone. Siamo sedute su una panchina a fumare, quand’ecco spuntare Biagino, il cantastorie che abita a Tortora di mezzo. Vedi qui, per trovare anche  Biagino e le sue storie, inclusa l’Asina che ora non ricordo come si chiama. (ndr: Darinka come un fulmine legge e mi viene in soccorso. Si chiama Cometa Libera)

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Dov’è casa tua? Li aspetto al varco. Loro a piedi, of course. La casa di Biagino sono due. Con un bel giardinetto vista mare. Dormo nell’appartamentino di sopra. Darinka opta per un materasso giù nella  stanza delle prove,  zeppa di strumenti musicali. Cena vegetariana. La mia mortadella viene provvidamente ricoverata in frigo. Con due mele. Ancora non lo so, ma B. è vegetariano strong.

La mia zanzariera è spartana ma funziona. Il letto è a conca, quindi chiedo a B. il permesso di schiaffare il materasso per terra. Li lascio a chiacchiera e mi vado a schiantare.

SOGNO DI OGGI
Niente da fare. La voglia di rafting sul Lao è ancora lì. Prima o poi, si avvererà. Buonanotte. Buonanotte.

 

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