il giorno del guado_01

05 agosto 2014

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Non so ancora come ho fatto.
Ma il sogno di ieri si è avverato.
Ho dormito.

La strada che porta al Faro di Palinuro è più bella di giorno, va detto.

 

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Non solo. Qui c’è una distesa di more accessibili.

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Ma una cinquantina di more non fanno una colazione. E devo ricaricare il Samsung.

Il barista di Palinuro è molto gentile. Stanno spazzando il cortile d’accesso – deve essere uno di quei bar da movida notturna – ma si fermano e sistemano un tavolino tutto per me.

Che bell’inizio di giornata.

Sono fermamente intenzionata ad esplorare questa spiaggia di Marinella lido privato etcetera. La storia del cancello chiuso mi è rimasta sullo stomaco.

Non sono ancora le nove. Darinka starà dormendo. Le mando un sms per dirle che mi dirigo lì.

In effetti la strada per la spiaggia costeggia il fiume. E scende, scende, scende. Sì, ho fatto bene a non dormire qui. Avrei sofferto caldo, umidità e claustrofobia acuta. Anche la zanzariera ritrovata non avrebbe fatto molto. E non amo la Natura al punto da sopportare a lungo il gracidare delle rane.

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Quando arrivo al parcheggio – in effetti, a quasi un chilometro dal fatidico cancello – la mia è una delle prime auto. L’organizzazione è quasi ferrea. Quasi.

Il ragazzo che mi consiglia l’ulivo giusto per l’ombra giusta mi consegna un biglietto numerato. 17. Bene. Uno dei miei numeri preferiti. Biglietto che va timbrato alla cassa. E riconsegnato a lui a fine giornata.

Ok. Spero di non perderlo. E dov’è la cassa?
Attraversi il fiume, signora. Troverà la cassa. E il mare.
Ah.

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Il pick-up beccato nella foto è uno dei pochi mezzi abilitati al guado. Rifornimenti e cose così per il lido attrezzato.

A piedi l’acqua non arriva al polpaccio.

Oh, ma il simbolico è sempre in agguato: “a volte per arrivare al mare ti tocca guadare”.

E questo tipo proprio ora doveva passare?

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La vena filosofica si esaurisce lì. Alla cassa pago 5 euri + un caffè. Mi siedo al fresco per decidere cosa fare del resto di giornata. Carino il lido attrezzato. C’è acqua corrente e tutto. La spiaggia è quello che è. Ma il panorama è niente male.

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Percorro la battigia in direzione sud e arrivo allo sbocco del fiume. Poco più di un rigagnolo verso il mare. Mi diranno poi trattarsi di uno dei rami del Lambro. Lambro? Oh, perdindirindina, quanto sono ignorante in geografia. Ma il Lambro non è…? Vabbè.

Sono seduta sulla sabbia a sistemare lo zaino e vedo dei ragazzini inerpicarsi sulle rocce accanto. Da lì si passa dall’altra parte. Ed è bello. Da qui l’unica è farsela a nuoto. Chissà cosa c’è dall’altra parte? Ma sì, andiamo. Fàmose sto dirupo. Se no, che le ho portate a fare nello zaino le scarpine belle?

Scoprirò poi che l’altra parte è lì dove ha dormito D. con Daniele il geografo.

E che ci si arriva senza passare nè il fiume nè il mare e senza neanche inerpicarsi sulle rocce.
Ma direttamente dal parcheggio con un quasi comodo passaggio nel verde.

Uhm… Vieni, c’è una strada nel bosco.

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oh…

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oh oh…


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…oooooh!

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sì, ho fatto bene a venirci.
‘guada’ un po’ che meraviglia.
e anime vive cinque o sei, nel senso di umani.

La telefonata di Darinka mi raggiunge che ho appena messo piede nella prima Grotta.
Mentre rimiro un capelvenere.

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Dove sei? Al parcheggio, Milena, accanto alla tua Dacia.
Daniele è ripartito.
Le rispondo ancora inebetita per il piacere negli occhi.

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Ah, penso proprio che non mi schioderò da qua per un bel po’, Darinka.

Perfetto. Va bene anche per me. Penso di scrivere e riposarmi un po’ qui. Il posto è magnifico, Milena. E sta per arrivare Carlo Alberto (ndr: un suo amico diretto in Calabria). Avrò compagnia anche stanotte sulla spiaggia.

Bene benissimo, Darinka. Quasi quasi mi converto al sacco a pelo. Ho tutto il giorno per pensarci.

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Devo prendere qualcosa da Cassiopea (ndr: sempre il suo zaino, per chi ancora non lo sapesse, che nel frangente si trovava in Dacia). Vengo a prendere le chiavi, Milè.

Ok, t’aspetto. E chi si muove?

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Ancora non lo so. Ma il vero guado di oggi non è quello del Lambro. (continua)

 

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