il giorno delle aperture

30 luglio 2014

20140729_204836

Nel Parco della Lavanda piove tutta notte. Non sento neanche una goccia.
Dormito di sasso.
Darinka dice di non aver sentito il mio ronfare. La mansarda interna con letti lontani deve aver fatto il suo dovere.

Oppure hanno funzionato i miei tappi blu.
Oppure è una che dice le bugie gentili.
Mi sa probabile una delle prime due.

20140730_094129

Dacia si è data una lavata. Intorno è un tripudio di odori. Giretto nel Parco dopo colazione. Riprende una pioggerella fina. Uhm. Non ho il chiuei - scrivo così per divertissement in un sms a D. e così resterà in eterno. Pazienza. Lo comprerò nel prossimo paese utile. E forse il cielo si aprirà. Vedo un buchetto di celeste promettente. Ma terrona della pianura quale sono non azzardo previsioni da queste parti.

20140730_104859

Prossima tappa verso il mare? Conviene tagliare da Orsomarso. Che noi chiameremo sempre ottomarzo. Sempre. E dove dormirai stasera, Darinka? Ah, per ora non ho nessuna proposta di ospitalità. Mi sa che dormiremo (cioè non dormiremo, ma almeno ci ripareremo se piove) tutte e due in Dacia. Faccio il pieno di oli e acque di lavanda. Una delle Signore mi fa dono di un mazzo che profumerà Dacia. Molto gradito.

20140730_100840

Optiamo per un percorso alternativo. Insomma, una sorta di scorciatoia. Un signore di Torino ospite del B&B dice di averla fatta con la sua Panda 4×4. Ha una pendenza 10, si può fare. Dice. Se hai freni buoni. Dice. Darinka farà anche tratturi. Io solo asfalto. Con qualche pozzanghera ampia. Ottomarzo si trova a metà strada tra dove siamo e Scalea. Uhmmm. Partiamo, va.

Un ultimo saluto al parco della lavanda e via. Per strada la pioggia aumenta. Annie mi dice che tutti cerchiamo qualcosa, in fondo. Io però penso a Darinka. E al chiuei che comprerò a ottomarzo. Di corsa. L’ultimo pezzo per ottomarzo è decisamente in pendenza. Il torinese aveva detto 10? Mah! Appena spiove mi fermo a rimirare il panorama. E Tanita mi dice che non sarà più di un twist nella mia sobrietà. Sarà.

A ottomarzo non ci sono negozi di abbigliamento. Neanche così così. Dal ferramenta prendo un telo per coprire i mobili quando ridai la tinta alle pareti. Me lo costruisco il chiuei, all’occorrenza. Però c’è un salumiere che ha dei salami piccanti da resuscitare i morti. Anche bagnati. Pane e affettato per due.

Un paio di sms e decido di fare un salto a Scalea per trovare un chiuei e magari un gpl. Nè l’uno nè l’altro. Ora di pranzo. Qui traducono a modo loro la parola siesta.  E Scalea non mi piace per niente, ecco. Torno a ottomarzo.

Risalgo per 500 metri la strada già fatta e dalla quale dovrebbe scendere D. Parcheggio Dacia nella prima piazzola utile. Spuntino. E panorama. Ma che sei venuta a fare? La turista? Saliamo, su. Pendenza 10 una minchia! Le scarpine belle con la suoletta memory si lamentano un po’. Però sentire che esiste in natura qualcosa chiamato polpaccio è anche un piacere.

Trovo le prime more. Frutta fresca. E lavata da poco. Il cielo sembra essersi aperto del tutto. Sembra.

20140730_150051

Alle prime gocce trovo riparo sotto una ginestra. Semiaggrappata ad un dirupo. Pezzi di arenaria hanno pietà del mio culo e non si sfaldano. Evvai, si apre.

Non so quanti chilometri ho fatto. In salita. Direi abbastanza per le mie gambe inattive. Eppure ne ho ancora voglia. Però mi tocca fermarmi di nuovo, perchè un maremmano (anzi, due) dice (dicono) che non è cosa. Vuole (vogliono) stare in mezzo alla strada con le capre. Non sarei così paurosa. Ma in vita mia sono stata azzannata solo una volta. Da un maremmano. Son cose che ti segnano. Ci metto una decina di minuti per costruire un bastone con una pianta dal fusto molliccio ma nodoso, sembra uno sfollagente-giocattolo. E che ci faccio con questo se mi salta addosso?

Ritorno sui miei passi. Passa una jeep biposto della forestale (almeno, così mi pare di ricordare). Chiedo un bypass per gregge e maremmani. Uno dei due occupanti si sistema dietro nel vano attrezzi. Subito dopo il gregge scorgo Darinka. E lei mi vede scendere dalla jeep. E ride, ovviamente. Ringrazio, saluto e… giuro, mi hanno dato un passaggio solo per quella curva, giuro! Ride ancora Darinka. Ma si passa, dai. Ora saranno andati nella campagna. Sarà, ma ringhiano uguale, Darì. Lei fa il pezzo di corsa. Io con moooolta calma. Dicendo al maremmano che mi piaci, mi piaci moltissimo.

La strada ora è in discesa e faccio la cicerona. Dove possiamo fermarci per fumare una sigaretta? Al posto delle more! C’è anche la toilette. E il cielo ora è veramente aperto. Con vento di sparpaglio.

Darinka ha buone notizie. C’è un agriturismo a sei chilometri da ottomarzo in direzione Scalea. Si chiama dei Cedri. E c’è posto anche per te. Sei chilometri in più nella sua tabella di marcia, cosa vuoi che sia.

Parliamo un po’. Di che anno sei, Milena? Indovina un po’. Me ne regala sette. Non so se ha fatto la gentile o ne dimostro veramente così tanti di meno. Di mio me ne sento otto, a parte le sigarette. Poi, mentre fumiamo e ascoltiamo Alanis e guardiamo il panorama stupendo, una frase a metà strada tra una domanda e una costatazione: “non sei sposata”.

Giunse il momento delle nostre aperture. Quanto basta. Parlo di donne. Di una in particolare. Hai presente…? Ecco.

20140730_140650

Riprendiamo la strada. Arrivate a Dacia, spuntino con panino a metà. Ergo alla fine io ho mangiato un panino e mezzo e lei mezzo. D. riprende la discesa e io pure. Con mezzi differenti, ribadisco. Per arrivare all’agriturismo io mi perdo. Lei no. Meno male.

Io sono già qui. Tu dove sei? Rifaccio per due volta la strada. Ma non è possibile. Sei passata da qua? Non t’ho vista. In così poco tempo? Perdindirindina. Non siamo ancora così tanto in confidenza per dirle…”minchia!” in faccia. Mi ha attesa pazientemente sulla provinciale all’altezza del cartello per l’agriturismo.

Sbagliamo ingresso (i cancelli sono attaccati) e finiamo (sempre lei a piedi e io no) in una base di partenza per il rafting dell’ultimo pezzo del Lao. Josè è costaricano e fa la stagione qui. L’agriturismo? Beh, sì, il cancello è quello ma c’è un bel pezzo da fare, vi conviene andare in macchina. Saranno almeno 800 metri! Darinka se la ride quasi. E io racconto. Poi prendo Dacia e li lascio lì che chiacchierano come buoni amici. All’agriturimo annuncio per la seconda volta l’arrivo della caminante. No, non sono io. Ho la macchina, non vede? Lei arriva a piedi, è logico. Erasmo è stato sommariamente informato nel passaparola di ospitalità viandante, ma mi guarda un po’ strano uguale. Dopo un po’ sembra comprendere.

La cena (inattesa, se no col cavolo che facevo merenda alle 18 col salame piccante) è da sfinimento. Almeno una decina di antipasti. E pasta col sugo (e carne) di agnello. Qui fanno l’olio e un sacco di altre cose agricole buone. E poi ci stanno i cedri. Naturalmente. Erasmo tra una portata e l’altra ci racconta del cedro, questo sconosciuto. E dei cavalli. Selvatici. Che stanno più in là. Più in là sarebbero altri chilometri. Un paio almeno. L’agro è sconfinato.

L’agriturismo è uno spettacolo già in serata, anche se ci arriviamo che è quasi buio. Parcheggio vicino agli struzzi. No, grazie. Io dormo in Dacia stasera. I lettini sono troppo vicini. E lei (Dacia) è gelosa. Erasmo sembra aver capito con chi ha a che fare, ossia con gente strana, molto strana. Ma va bene così. Mi lavo i denti e poco altro nel bagno della stanza di Darinka.

SOGNO DI OGGI
Riuscire a vedere i cavalli, domani. Erasmo dice che scappano appena ti sentono arrivare. Buonanotte. Buonanotte.

P.S.:
i video di oggi sono nei link. ti conviene lanciarli alla fine, uno alla volta, se no si sovrappongono con annie lennox. oh, forse te lo dovevo dire prima.

 

vai

 

 

 

secondo Google…

lavanda > ottomarzo

30a

ottomarzo > cedri

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

 

 

I commenti sono chiusi.