nota a margine del giorno tutt’un tiro

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La tragedia scomparsa

Guardo la foto dopo l’inserimento.
E ricordo.
Il ricordo porta dietro un altro ricordo.
E un altro ancora

Ricordo i tronconi di un  viadotto lasciati lì, da chissà quanto.
E lì, mentre sono con Darinka, quella visione mi fa tornare alla mente qualcosa.
Qualcosa che racconto a lei, sempre lì, in pausa pranzo.
Qualcosa di indelebile nella mia mente.
Dalla quasi adolescenza.

Proprio ora mentre scrivo… cerco invano su Google notizie di quella tragedia.

Inserisco questi termini di ricerca. VIADOTTO – COSENZA – COSTRUZIONE – TRAGEDIA – OPERAI – MORTI – LAVORO.

Niente da fare. Non riesco a venirne a capo. Neanche come ricerca immagini.

E allora, scrivo qui quello che lì ho raccontato per sommi capi a Darinka.

Si tratta di un fatto anteriore al 1976.

Data della mia ultima visita a Camigliatello  Silano. Ricordo le giravolte in macchina. C’era mio padre. Sicurissima. Estate. Di colpo, si staglia nel cielo azzurro un’immagine. Due tronconi di un viadotto in costruzione. In mezzo, il vuoto. Ricordo perfettamente i pezzi di tubi innocenti – innocentii?… E altra ferraglia penzolante dalle estremità dei due pezzi del ponte. Ricordo la distanza. L’altezza. Ricordo la mia testa all’insù. Dai miei occhi quei tronconi saranno stati distanti almeno 50 metri. O forse 100.

E… ricordo quel poco che mi dissero a quel tempo.

Stavano costruendo un viadotto.
Per far evitare questi tornanti.
C’era su un tot di operai.
Alcuni con un’auto.
Sono venuti giù di colpo.
O quasi.
Quelli in auto ci restarono per un bel po’ aggrappati su.
Penzolante anche lei. Per un po’.

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di tutte le immagini trovate questa è l’unica che si avvicina, con molta approssimazione, a quello che vidi.
sopratutto, non ho trovato nessuna immagine con una ripresa dal basso,
ad una distanza di almeno 50 metri.
come quella che è nei miei occhi. da allora.

Questo il racconto che fecero allora.
A me. Adolescente o poco più.

Quante volte quell’immagine mi è venuta agli occhi!
E con gli occhi della mente vedevo altro.
Immaginavo le loro urla.
Di fatica. Rabbia. Preoccupazione. Terrore. E poi di morte.
Urla.
Ogni tanto, le sento ancora.

Calcestruzzo da quattro soldi.
Così dissero.
Forse, chissà… avranno anche indagato.

Chi sta leggendo ora questo pezzo, ne sa per caso qualcosa?

Morti sul lavoro.
Le chiamano morti bianche.
Bianche?
Questo è solo il mio ricordo.
Amen

 

Ora io torno da Darinka.
Se ti va, tornaci anche tu.

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la pubblicazione prosegue nella pagina

via col vento

 

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