il Mondo in 3D

Ho letto una proposta di legge che prevede il reato di acquisto di servizi sessuali. Nella relazione si legge che:

  • lo scopo è “eliminare la prostituzione in quanto essa incentiva la tratta di esseri umani e viola la dignità delle donne”.
  • leggi simili in altri Paesi hanno portato a un calo considerevole delle persone che si prostituiscono oltre ad avere un effetto deterrente sui soggetti di domanda.
  • al contrario, nei Paesi dove la prostituzione è regolamentata, la legalizzazione porta a un aumento della domanda e dunque della prostituzione. Oltre che essere frutto (la legalizzazione) di una cultura in cui prostituzione e coercizione sessuale sono considerate normali.

Questa estrema sintesi da sola porta a pensare che si tratta di una buona legge. Però… c’è sempre un però. Più di uno.

Innanzitutto, la proposta contiene due parole che danno da pensare: vittima e tutela. Sappiamo, anche se si tratta di una esigua minoranza rispetto a un fenomeno stratosferico, che ci sono donne nel Mondo che nel prostituirsi non si sentono vittime. E che al di là della loro percezione (percezione che, lo ammettiamo, in altri casi può essere frutto distorto della costrizione) nei fatti non lo sono. Sono donne che si sentono e sono nella libertà di prostituirsi. Nei loro confronti non valgono nè i discorsi sulla vittima nè quelli sulla tutela (della dignità umana o altro valore). Come la mettiamo? Anche i loro clienti sono passibili di punizione? E con lo stesso presupposto?

Poi c’è un discorso da fare sul Diritto. E la Legge. O le leggi.

La legge Merlin del 1958 parlava di lotta alla prostituzione. Ed era, ricordiamolo, soprattutto una legge che metteva la parola fine alla prostituzione di Stato.

L’attuale proposta si lascia sfuggire le parole eliminazione della prostituzione.

Quale che sia il mio/nostro/vostro pensiero sulla prostituzione, sul perchè e sul percome è nata e vive nel Mondo, diciamo subito che non sarà una legge a cancellarla.

Il Diritto recepisce – e a volte, quando gli riesce, influenza – la cultura dominante in un dato momento storico e in un determinato contesto sociale.

Non possiamo e soprattutto non dobbiamo chiedergli quello che il Diritto non può e non deve fare.

Il Diritto è intervenuto nei rapporti interpersonali solo negli ultimi tempi e solo dopo molto altro. Dopo i confini e le proprietà, per capirsi. In alcuni casi ha provocato sconquassi.

Limitandoci alla legislazione italiana, per quella che è la mia esperienza, quando il Diritto è intervenuto in questioni che riguardavano (anche e/o soprattutto) le Donne intese come cittadine di sesso femminile, nella migliore delle ipotesi ha sfornato molta roba con dentro la parola tutela.

Come esempi cito al volo le leggi di tutela della lavoratrice madre, l’intero apparato pensionistico, l’aborto, il divorzio, la stessa riforma del diritto di famiglia, la partita dei delitti d’onore, la sfortunata vicenda della PMA (procreazione medicalmente assistita) che più di altre ha visto il provvido intervento della Consulta. E… sì, come scordarla? l’intera questione passata sotto il nome di violenza sessuale. Sulla quale non mi addentro qui, perchè oltremodo  tentata di accennare a luci e ombre del Pianeta antiviolenza e la farei lunga.

Sono vicende molto differenti tra loro, nelle quali ha di volta in volta giocato il proprio sporco ruolo l’aria che tirava sul momento.

Che aria tira oggi, nel terzo Millennio? Non solo per le Donne?
Un’aria intrisa di insicurezze e paure.
A più livelli. Macroscopici e mondiali o minimali e interpersonali che siano. E quando vige insicurezza la tentazione di rivolgersi al Diritto è sempre molto forte. E’ accaduto. Accadrà. Accade. Non solo in Italia. Non solo per le Donne. E occorre vigilare affinchè da cotante insicurezze e paure non si vada a finire in derive pericolose. Come in parte sta già accadendo.

Ma questo non ha (non dovrebbe avere) nulla a che fare col Diritto. Tirato in ballo troppo spesso e con intenti tutt’altro che portatori della volontà di… fare la cosa giusta.

La terza dimensione a giocare un ruolo determinante nelle vicende umane, mondiali o microscopiche che siano, è il Denaro. Simbolico dei simbolici. Che governa molto. Non solo nella prostituzione.

Poichè appassionata di parole, dico subito che, in quanto etimo, il denaro sta dentro qualcosa su cui a detta di alcuni si fonda la nostra stessa società umana. Quel qualcosa si chiama matrimonio. E sempre a mio parere, se come parola contempla il denaro nella sua seconda parte, il matrimonio nelle sue quattro mura e nelle sue privatissime  vicende ha molta prostituzione  Ne vogliamo parlare?

Non sono mai stata sposata. Nè di un uomo. Nè di una donna (anche perchè, anche volendo, ai tempi in cui l’idea ha fatto capolino nella mia testa, non si poteva, neanche come surrogato).

Ma da quel poco o quel tanto che ne so, dalla mia esperienza professionale e ancor di più nella mia pratica politica tra le donne, affermo che matrimonio e prostituzione vanno molto spesso a braccetto. And so, ne vogliamo parlare?

ho detto a google immagini "3D" la prima cosa che mi ha dato son due palle


Ho detto a google immagini “3D”
La prima cosa che mi ha dato son due palle.

Matrimonio a parte, so di dire una banalità che però forse è bene che sia detta.
Perchè il punto più in ombra è sempre quello sotto la lampada.

Questa la banalità di oggi: quando quelle tre D di cui sopra si incrociano, un po’ dappertutto sono sfaceli. Bene che ci vada (bene che ci vada?) si sfornano pagnotte di tutela in tutti i forni. Anche nel terzo millennio.

Diritto? Lasciamogli fare il suo mestiere. Non pretendiamolo da Lui quel che la Politica, istituzionale o rivoluzionaria che sia, non riesce a cavare dalle proprie bisacce.

Donne? Universo multiforme. Anche grazie alla libertà conquistata dalle mie madri prima di me, e sì un pochetto anche da me. Femminismo? E che razza di ectoplasma è? Ogni volta evocato, nostalgizzato, vituperato, stiracchiato, contestato o conteso che sia? Mi riferisco a italiane che di femminismo ne parlano assai. Parlano. Nominano. Sarei molto più pragmatica. Vecchie e giovani, smettetela di dirlo, please. E, se proprio vi scappa, provate a farlo. Ma questa è un’altra storia.

Denaro? Che vi piaccia o no viaggia ancora col Potere. Potere che – leggi o non leggi – detta ancora legge dappertutto. Dappertutto.
Nella compravendita di organi (che, non me ne vogliano le mie amiche, è la spinta più orrenda per la tratta).
Nella locazione di pance (che, vedi sopra, potranno anche essere pance solidali, ma se tanto mi dà tanto…)
E dulcis in fundo nell’offerta di piaceri un tanto all’etto.

Piaceri che… diciamo anche questo, visto che venne in mente, molto poco hanno a che fare con il letto, inteso come metonimia di qualcosa che a sua volta avrebbe a che fare col sesso, che sempre a sua volta da qualche parte in un cantuccio sta singhiozzando. Sempre a mio parere.

Il sesso, questo sconosciuto. Etero o non etero che sia. Aggiungete voi gli asterischi che volete. Sempre sconosciuto resta. E però… quanto a parole, quanto piace nominarlo: violenza sessuale… prestazioni sessuali… servizi sessuali…

Ma fatemi il piacere!

M.A.C.

 

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