il pozzo della stronzitudine

nei finali delle serie tv
le lesbiche le fanno quasi sempre morire.
anche prima del finale.

dice, accontèntati.
ce ne sono sempre di più, di lesbiche.
sempre meno dei gay, ma insomma…
accontèntati.

e io: ma fanculo pochetto pochetto, no eh?

eniuei, dicevo, una morìa di lesbiche
che manco la spagnola.
l’epidemia, intendo.

e quasi sempre di morte violenta.
o le ammazzano
oppure s’ammazzano da sè
chè (dice) quella è una cosa che le lesbiche
- ma forse le donne in generale -
alla perfezione sanno fare.
ammazzarsi da sè.

parentesi: ci viene così bene a farsi fuori da sè alle donne che questa cosa va capitando di questi tempi, in italia. In questa campagna (campagna?) referendaria, per esempio. Oppure in vista di una manifestazione di femmine su cose di femmine dove chi sta facendo più parlare di sè e delle proprie cagate sono i compagni femministi. Oppure con certi commenti femminili su Clinton. Sì, mi riferico a Hillary. E la prossima che fa precedere il cognome di una donna dall’articolo, giuro, la cancello! Lesbica e non. Certe lesbiche, poi, personalmente le metterei sotto na pressa a far pagine gialle. Ma questa è un’altra storia. chiusa parentesi.

io penso che tutta questa storia
delle lesbiche fatte defungere
è un segno
del fatto che chi scrive le sceneggiature
- maschio o femmina che sia -
ci prova e tanto. oh, se ci prova!
un motivo ci sarà.
c’è sempre un motivo.
non solo stronzi/e, ma anche cagasotto.

perfino in The L Word
- la prima serie tv a sdoganare mondialmente
il fatto che a essere lesbiche forse ci si diverte pure -
poichè non sapevano più che pesci prendere
decisero di chiudere con la morte di Jenny – Mia Kirshner
e per farla ancora più misteriosa
ci lasciarono col dubbio che poteva essere stata
una qualunque delle sue care amiche
pensa te, che stronzissima, intelligentissima trovata.
un’amica ben informata, comunque
mi suggerì l’ipotesi che in realtà Mia
non era morta, nè suicida e nimmanco accoppata.
quel cadavere era una controfigura
Mia in realtà era fuggita in Canada con la stessa investigatrice.
aveva voglia di una col suo medesimo rigore
e poi le investigatrici, si sa, sanno essere anche contorte.

images

 

A proposito di Canada, da lì e un po’ anche da Australia
arrivano belle novità. anche come film. e come libri.
bene. speriamo.
sceneggiate bene, mi raccomando!
certo, anche la moglie della magistrata Janet King
l’hanno fatta fuori in sull’uscio di casa. bum!
e al posto di Janet, pensa! ok, pazienza.

comunque, le novità più interessanti
(senza cadaveri o sparizioni immotivate, intendo)
ce le riserverà Oriente
Oriente latu senso.
del resto, le albe si vedono a est.

a parte questo, vorrei dire che anche qui
e ancora una volta è questione di 50E50
questione di potere
e di poter decidere.
sì, anche i finali.

si può ben sperare
sono sempre di più le donne di potere
tra chi scrive, sia sceneggiature sia
programmi o libri o altro ancora di decente

e ancor di più tra chi tutta
quella bella roba la produce.

alla fine, come sempre, come per il 50E50
la quantità farà grazia alla qualità.

ce ne saranno sempre di più
di tipe come Shonda Rhimes
o Ilene Chaiken. 

Oppure, ancor meglio
e uber alles…
Ellen Degeneres

e poi lo sapete, a parte il cognome scelto che da solo è un bel programma, per lei ho un occhio particolare.
è un acquario del 1958, capisci a me.

2015 People's Choice Awards - Arrivals

se non fosse che le augurerei un gran male
vorrei vedere Ellen come futura Presidente Usa

non accadrà, lo so, anche perchè lei
è una che ci tiene molto a divertirsi. molto.
Un sacco sacchissimo, come direbbe Uma.

però, mai dire mai…

Ellen, che all’indomani di un undici settembre
doveva aprire una kermesse hollyvoodiana
Ci pensò un po’ su e, nonostante le critiche,
decise di accettare. E dal microfono disse:

ci è stato detto di vivere le nostre vite come sempre, perchè agire diversamente vorrebbe dire far vincere i terroristi  e, davvero, cosa potrebbe sconvolgere i talebani più di una donna omosessuale che indossa un vestito da sera in una sala piena di ebrei?

M.A.C.

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P.S.:
Non ho mai letto Il Pozzo della Solitudine, romanzo dal quale ho parafrasato il titolo. Mai. Credo di non averlo avuto neanche in Libreria. Selettiva, io.
All’epoca mi bastò (e avanzò) la sintesi che una Signora mi fece. Per mia fortuna – anagrafica e non – son cresciuta con roba come La giungla dei frutti rubini. E altri similari.

La strada è lunga, certo. Ma mi sono sempre detta: perchè mai doversi fermare ogni tanto solo per singhiozzare un po’?

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