imenea e melania

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(per via degli alberi)

La bimba viaggia sempre con la saggia. Chiamiamo la prima Imenea Carlon, per dire. E la seconda Melania Cerno, per gradire. Imenea non esce mai da sola, non mette mai il naso fuori senza l’autorizzazione dell’altra che a volte prende pausa e glielo consente, nei contesti giusti. Quando la bimba scappa fuori dove non deve uscire, son dolori. Non tanto per la bimba.
Spiego: se Imenea esce davanti a chi non comprende, a chi non capisce veramente, non di quelle che dicono non capisco che è altra cosa, se esce davanti a chi, poco prima, davanti a Melania ha fatto scena muta, capita che quella di cui sopra che non comprende si rianimi di colpo e, in mancanza d’altro, l’amica risanata tiri fuori il repertorio mandato a mente dall’infanzia, quello della moderazione patita in proprio e riversata motu proprio. Sono diventata esperta, a furia di dolori.

29.11.07 – sede nazionale udi
particolare

 

Ora non ricapita più. Cosa? Milena non si fa. Milena non si dice. Si fa così e così, diceva Berenice. Chiamiamo per comodità di rima Berenice colei che non osa confrontarsi col prodotto di cervelli, anima pia che purtuttavia è pronta a sfornare bignè di loffia santità o lesa maestà per conto terzi, spacciando questa quintessenza maleodorante per pillole di saggezza. Spacciatrice in erba Berenice, né più né meno di certi ragazzini agli angoli di strade buie, di soppiatto, con le bustine coche. A volte, fanno più danni di trafficanti d’armi, certe Berenici. Lo spaccio, anche se viene allo scoperto, non è ancora debellato, ma le donne accorte sanno che si sta a vendere fumo e anche di peggio.
Imenea non esce mai da sola e viaggia sempre con l’altra. A volte, si trovano d’accordo sulla sostanza e son godurie, quasi dappertutto. Può capitare anche al Senato.
Infatti, dico questa cosa per via degli alberi perché, mentre salivo le scale per andare al quarto piano e cercavo un posto dove infilare appallottolato l’affarino verde trasparente gocciolante, rimuginavo qualcosa che poi ho confidato alla Presidente. Mumble mumble. Mi dicevo: glielo chiedo al Segretario del Senato. Potrò almeno chiedergli perché? Non piazzo una bomba al Parlamento. Non vilipendo nessuno in questo giorno santo. Neanche prendo a schiaffi verbali un Segretario del Palazzo di Madama. Sono una cittadina che chiede lumi. Si possono chiedere lumi al Senato della Repubblica?
E poi, questa Repubblica benedetta siamo o non siamo pure noi? Segretario, per la verità, non so se fosse la dizione esatta per il signore alto che ci accolse e accompagnò in una Stanzetta. I pacchi delle firme rimasero lì sotto e non sapremo mai la fine che hanno fatto. Il Segretario disse, una volta dentro, lo ricordo bene: controlleremo fino a 50mila, quelle per legge, e poi il resto non ha più importanza. 

29.11.07 – Senato – 1


Proprio così, accompagnando le parole con un gesto chiaro. Cominciamo bene, disse tra sé e sé Imenea in quella stanza. Ok, la sto a dire così, non è che non capisco. Il fine e i mezzi. Senza scomodare il fin troppo valutato Machiavelli. Però, mettetevi nei nostri panni. Ok, è il Signor Fine che conta, ma il Signor Mezzo lì per lì ci può restare almeno male, per poi farsi passare il the dal Signor Fine?

29.11.07 – Senato – 2

Non è che non capisce, il Signor Mezzo. Il fatto è che quel Fine a volte non è per niente fine, ecco. Almeno con le parole, non lo è. Se poi, chi sta parlando del fine va di fretta, perdindirindina! Niente sacralità, niente rito, una firmetta e via anche a Palazzo di Madama? Una cosa miserella che assomiglia a certe omologazioni di consensuali in Tribunale? Imenea si stava scaldando e Melania cercava le parole giuste.
Poco più tardi, in un corridoio bello, non un’Aula immensa ma più luminoso di quella stanzetta, abbiamo sostato per fare il nostro rito. Da sole. Ed è stato bello. Commovente e bello.

Prima, quello che Imenea voleva chiedere al signore del fine, alla fine è stato chiesto. L’autorizzazione a parlare la diede la saggia, oppure fu il contrario? Una cosa posso dirla: accadde dopo lo scorno del Signor Mezzo col Signor Fine. Leggi: le nostre sudate firme da una parte e il protocollato deposito dall’altra. Questo posso dirlo: ho pensato a firme sudate, vidimate e portate sotto la pioggia. L’ho fatto con garbo, le parole le ha tirate fuori Melania, ma se non c’era Imenea, non sarebbero mai uscite.

29.11.07 – Senato – 3

Si deve sapere, forse l’ho scritto, che avevamo deciso di andare al Senato a bella posta, per un motivo bello, che si rivelò molto opportuno. Certo, non vedevamo il futuro a novembre e ci manca pure. Se è per questo, neanche ce lo auguravamo. Così, togliamo di mezzo anche il più vile preconcetto. Abbiamo fatto una scelta di cautela e cura. Così si rivelò, cautela e cura. Alla faccia di chi sparla della cura. Siamo andate al Senato perché lì, almeno, sta scritto su di un Regolamento che devono darci un occhio giusto ai Progetti popolari e se puta caso la legislatura va a carte quarantotto – cosa che accadde, ecco quello che non sapevamo a novembre, né ci auguravamo – quel Progetto lì depositato non muore, non viene mandato al macero con tutte le firme e i pacchi belli appresso, ma può ripresentarsi bellin bello giovanotto così come era stato indirizzato alla Commissione addetta. Oh, ecco, ora l’ho scritta. Però, c’è un però.
Era qualcosa che aveva un po’ a che fare col viaggio della barchetta ricostituente. L’articolo degli articoli di quel Progetto popolare era soprattutto uno. Per fare prima, lo avevamo infilato come comma attaccato preciso al suo Principio: parlo della Sanzione. Prima di arrivare a quei 5 articoli, avevamo percorso chilometri di carta per verificare nei fatti, non parole, che nessun Principio è veramente costituzionale, cogente, imperativo fosse anche esclamativo, se non ci metti accanto la Sanzione adeguata per il suo mancato rispetto. 50E50, ancora. Chilometri di parole Prestigiacomo & co. a destra come a sinistra, con una serie di vibranti affermazioni, hanno anche ritoccato la mia Costituzione, per arrivare a cosa? A misere sanzioncine pecuniarie. Vergogna!

29.11.07 – Senato – 4

Per arrivare al punto dolens di Imenea, lo stesso tipo di sguardo lo avevo rivolto al Regolamento del Senato, alla bisogna. Se non ricordo male, il numero dell’articolo dovrebbe essere il 74 con rimandi vari. Insomma, col Segretario del fine gentile feci finta di non sapere. Non feci come se. Scusi, adesso noi depositiamo, ok. Ovviamente, non possiamo sapere, lei non ce lo può dire, quando sarà calendarizzata la discussione? Risposta vaga, che già immaginavo, ma non avevo fatto la domanda per quello. Quella era la liana cui appendersi per saltare la foresta burocratica delle parole e andare dove volevo: mi scusi ancora, posso? Il Regolamento dice, vediamo, che il Senato dovrà prima o poi discutere. Strano, forse non l’ho trovata io, non è prevista nel Regolamento una sanzione nel caso tutto questo, per motivi vari, non dovesse malauguratamente accadere. Peccato, veglieremo. Chissà, forse si potrà aggiungere, sappiamo che si sta discutendo anche la riforma del Regolamento nel Senato, vedremo.
Quello che disse il Segretario non lo ricordo con esattezza. Se non lo ricordo, un motivo ci sarà. Ricordo la faccia tra l’attonito e il divertito di Marisa. Il tutto filò liscio, con sorrisi e un qual agio reciproco. Tutto pacatamente. Insomma, Melania. Solo che, mentre mi chinavo per la firma, rivolta lievemente verso Pina, come se la domanda fosse veramente per la nostra Presidente, pronunciai le parole che Imenea aveva pensato, pari pari. Ma allora, che l’hanno fatta a fare? Potevano risparmiare tempo, carta ed energia. No, dicevo così, per via degli alberi. Niente Diritto, pura Ecologia.
Scherzi a parte, scriverò a chi dobbiamo almeno un’audizione che sarà un novus per le consuetudini parlamentari italiane, consuetudini in barba ad articoli di regolamento che consentono e punto. Per l’appunto, consentono, non impongono. Lo scriverò perché ha un nome e un cognome ed è un uomo giusto. Sul calendario: 10 giugno 2009. Per leggere come andrà a finire, toccherà attendere il cammino di questa storia di carte scoperte. Devo scrivere ancora altre pagine, prima. Beh, si pensi a quanto abbiamo atteso noi! Inoltre, non lo faccio per puro rispetto di Signora Cronologia. È che devo veramente raccontare altro che accadde, prima di quel 10 giugno 2009.

 

 

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N.B. i riferimenti in nota attengono a file contenuti nella Cisterna.

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