ciao folletto dei boschi

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(in memoria di maura)

 

Maura si preparava per andare a Scuola. Nel 2008 le donne Udi avevano deciso che la Scuola Politica Udi si sarebbe tenuta alla fine di giugno.  In anticipo, per somma di impegni e vari incroci di calendario. Incroci belli.  A giugno, anziché ai primi di settembre, come era stato per le edizioni 2006  e 2007 e come sarà anche per le successive 2009 e 2010. 131

La Scuola2008 si sarebbe tenuta a giugno e Maura era contenta, ci voleva  venire per portare Carla e Sylvia. Prima di quel giugno Maura era venuta  anche a Roma, intervenne in Assemblea e non passarono inosservati  solo i suoi capelli rossi.

Ho conosciuto Maura Pacella Coluccia agli inizi del 2000. Amici comuni  e Legambiente sono stati il contesto felice e quasi casuale di un incontro.

Quando l’ho conosciuta per davvero, nella sua casa dalle mille  stanze, quando ho parlato con lei di Carla Lonzi, di Firenze e delle tante cose  che ci legavano, ho compreso che non era un caso, ma una fortuna con la effe  maiuscola.

Maura è morta di infarto qualche giorno prima della Scuola Udi  2008. Mi ha tirato uno scherzo con i fiocchi, il mio folletto. Così la chiamavo  io. Altre la chiamavano in altri modi ancora. Ed erano sempre modi  belli, tipo la signora dai rossi capelli, tipo quella de i piedi nel piatto. 132

Maura mi aveva chiamata poco prima: sono in ospedale a Tricase, devo  fare un’altra angiografia. Almeno, mi pare si dica così, l’affare che le hanno  fatto. Poi, un sms da un’amica. Ecco, vorrei dire anche questo: per cortesia,  certe notizie non mandatele più con un sms. Ho più di cinquant’anni e sarei  anch’io a rischio.

Maura aveva preso come una cosa bella bellissima la decisione della  Scuola su il corpo rappresentato e il corpo vissuto. A marzo, a noi salentine,  aveva regalato un’anteprima di quello che nelle sue intenzioni era un  omaggio a Carla Lonzi, Sylvia Plath e alle loro parole. Con quello spettacolo,  con quella messa in scena di corpo e di parola, Maura avrebbe dovuto  aprire una Scuola. Se n’è tornata nei suoi boschi, il mio folletto. Ci ha lasciata  un’eredità di corpi e di parole.

Quando siamo andate al suo funerale laico – non so se è giusto chiamarlo così, ma diciamo di sì – ho conosciuto donne e uomini che la conoscevano.  Donne e uomini che tra loro non si sarebbero mai conosciuti.  Eravamo e siamo donne e uomini dagli interessi più disparati, che avevano  solo Maura in comune. Molte e molti di noi neanche lo sapevamo, prima di  allora. Lei era una dai mille e più appassionamenti: poesia, politica delle  donne, teatro, abiti d’epoca, e ancora scrittura, bambole di stoffa, ambientalismo  vero, infine anche buddismo. Non so se dico giusto a dire buddismo,  ne so poco o nulla.

Ricordo il suono di tante voci in una stanza, suono mesto  e forte al tempo stesso. Quel giorno mi sono ritrovata con corpi che vagavano  da un soggiorno all’altro di una casa dalle mille stanze, ho mangiato  anche qualcosa visto che ero digiuna da e di molto, mentre nella prima  stanza con il corpo di Maura in mezzo si cantavano parole sconosciute.

Prima del soggiorno, ho tirato dritto e mi sono fermata sulla soglia della  camera, sul letto una valigia aperta con dentro ancora quasi tutto: tra il pigiama  e altro d’essenziale, i libri di Carla che aveva voluto in ospedale.  Come un automa tornai in soggiorno, dove c’era il suo portatile. Mac, ma  che stai a fare? Non risposi e non so chi proferì le parole. Dentro, un tot  di file e di cartelle. Uno troneggiava al centro del desktop. Io sono una  donna dell’Udi. Era il titolo del doc. Lo apro e in quel word la stessa frase  ripetuta molte volte, con caratteri sempre più grandi: io sono una donna  dell’Udi…. IO SONO UNA DONNA DELL’UDI. In giro nel pc, file su  Carla e appunti in corso d’opera.

Dopo averlo spento, sapevo quello che  avevo fatto, avevo ritrovato un pezzo di un pezzo di un pezzo del mio folletto.  Alzata di scatto dalla sedia, nell’andare alla finestra per una sigaretta,  rovesciai una lampada, che però non si è rotta. Miracolo. In quella  casa c’erano sempre mille cose in giro, si doveva stare molto attente a come  ci si muoveva. Mobili, soprammobili e foto alle pareti. Mille libri e mille  stoffe. Un sacchissimo di cose.

Adesso, non c’era più il mio folletto. Sulla  sua terrazza a Specchia che guarda verso il mare e, in mezzo, boschi, le ho  mandato a voce bassa qualche parola, la immaginavo vagare in uno di  quelli: mannaggia a te, non ti perdono, mi hai lasciata proprio ora, mannaggia  a te, folletto. Mi raggiunsero in due o tre e ci guardammo in giro.  Da un vaso, poi un altro e un altro ancora, staccammo pezzi e pezzi da  piante grasse colorate.

Tornate da donne e uomini di parole e suoni sconosciuti, ci siamo guardate  e poi guardati. Abbiamo detto anche le nostre. Per un attimo, è stato  come se li conoscessi da una vita. Per frazioni di secondo e forse per una  vita, ci siamo sentite sorelle e poi fratelli, ritrovati. Come certe separate alla  nascita. O separati. Annusate come animali di un bosco ritrovato. E poi annusati.  Magia in atto.

Dopo, per strada o dentro un cimitero, manovre impacciate  e pure convulse. E la vita continua. Frenetici passaggi di cellulari  e dita sopra per segnare. Rubriche si affolleranno di nomi e nomi, pronti  per sms e cose così. Non perdiamoci di vista. Come accade sempre nelle  vite, qualcosa si lascia, qualcosa si perde. Sempre.

Ci ritroveremo alla proiezione di un film. Piedi nel piatto ancora una  volta. Ascolteremo anche il tributo di una Gianna a una Pia, lì dove si canta  di ben altri boschi. Le parole e i suoni però mi avevano riportato a lei, al folletto  dei miei boschi. 133

 

 

vai

 

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NOTE

131
Per i resoconti su Scuola Politica Udi 2008, vedere più avanti e poi nel cronologico sede. 

132
Nella cartella varie ed eventuali mac 2008 si trova per maura con dentro il programma de i piedi nel  piatto e qualche foto dalla Scuola Politica Udi 2007 [08].

133
Ibidem, per trovare anche parole e suoni di meravigliati i boschi [08].

 
p.s. 2012
vedo che il video su youtube non si legge più.
e allora, niente musica. solo le parole qui.

danno la via meravigliati i boschi,
non usi a contemplar tanta bellezza,
l’ora natia di quei roveti foschi
di scherzarle fra il crin prende vaghezza:
ma il venticel che vien dal mar de’ toschi
piange mentre passando la carezza.
quasi fosse il sospir della natura
antiveggente la di lei sciagura.
tutta questa meraviglia non ci fa non ci si piglia!
tutta questa meraviglia che nell’aria torna.
tanto dolce sospirare, quel parlare non parlare…
questo gemere del mare che nell’aria sale.

 

pps:
 ops... forse l'ho beccato!

 

p.s. 2013 – ho imparato finalmente a inserire la musica in acs.
Per Te, Maura, una delle poche eccezioni in questa parte del sito. (mac)

 

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