la casa di chiara

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A Brescia ci andiamo perché sollecitate da donne che avevano fatto parte di un altro di quei Corsi di formazione per soggette svantaggiate. Anche a Brescia volevano darsi da fare e avevano messo su una Associazione che prendeva il nome proprio da quel Corso: Donne, Politica e Istituzioni. Almeno, così mi pare di ricordare. Non so che fine abbia fatto. Ricordo che parlai in una sala bella, seduta su uno scranno alto che ogni tanto rischiavo di cadere. C’era una organizzazione con i fiocchi, c’erano anche le hostess in divisa, non so se si dice così, comunque ci siamo capite. Ricordo un sacco di gente che faceva un sacco di foto. A me restano quelle che ha fatto kappa, mi sa. Ricordo una sosta gremita in Piazza della Loggia, per altre parole ancora, con un leggero vento. Non ricordo molto altro della giornata di Brescia.
Il ricordo più chiaro è la casa di Chiara Monchieri. Ho un acufene all’orecchio sinistro, soffro d’insonnia e di altri disturbi psicosomatici più o meno lievi. Di quelli, per intenderci, che si placano nel luogo più riservato di una casa. A Firenze e altrove avevamo rimediato alloggi di fortuna, anche se da donne amiche e sempre molto disponibili. Arrivate da Chiara, ci piglia un coccolone bello. Intanto Chiara è sola, ha spedito marito e figli maschi altrove. Il giardino è un incanto, la casa enorme e quasi ci si perde. Lei dorme su. Su sarebbe un altro intero piano della casa. Noi giù, che sarebbero altri 300 metri quadri mas y meno. Il bagno è una favola, così bello che di notte lo ritrovo al buio. A me tocca la stanza del figlio. Lettone enorme, elettronica sparsa, libri vari e foto di montagna alle pareti. A kappa ci viene lo sconcerto a rimirare il divano letto a due piazze nel salotto tutto per lei. E Chiara che fa, sincera, mica per celia: mi dispiace, forse vi dovrete un po’ arrangiare.
Chiara è una donna dell’Udi. Chiara ci racconta un mare di cose, di sua madre, delle cose fatte con le donne a Brescia e dintorni negli anni 70. Infine, del suo lavoro nella Fondazione Trebeschi. Per saperne di più sulla Fondazione, cercare sul web il nome tutto attaccato, seguito da punto it. Perché? Perché Trebeschi è uno dei nomi di Piazza della Loggia.
Perché alla fine, sì, dopo averci raccontato un mare di altre cose, Chiara ci parla di Piazza della Loggia. Di quella Piazza e della cosa orribile e tremenda metà anni settanta accaduta sotto quei portici. Cosa orrenda che, in questo 2010 proprio mentre scrivo, a quanto risulta dalla Giustizia italiana, non avrebbe colpevoli noti. Chiara ci parla di Piazza della Loggia e di tutto quello che ha comportato per la città, per la sua gente, per lei. Chiara racconta di un Alberto Trebeschi suo professore di Matematica che lei aveva salutato in Piazza, pochi minuti prima. Chiara racconta questo e altro. Lo fa in un modo… come io non ne avevo mai sentito parlare. E dire che ero stata a Brescia, un anno esatto dopo quella bomba!
Nel 1975 ero in quella Piazza e in quella stessa sala comunale dei discorsi sul 50. Ci ero andata con altre e altri coetanee e coetanei, penultimo anno di Liceo, viaggio premio dopo un compito come si deve per il trentennale di una Liberazione. Sapevo tutto, resoconti, nomi, fatti e misfatti. Avevo ascoltato decine di volte la registrazione con la voce del sindacalista interrotta da un boato, dopo le parole: ieri, a Milano…
Sapevo tutto. Ma non avevo ancora sentito Chiara. 55

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NOTE

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P.S. 30.09.10:
le parole qui sopra le ho scritte tempo fa. La Fondazione è dedicata alla moglie di quel Professore, Clementina Calzari Trebeschi, morta con altre e altri per una bomba. La Fondazione Trebeschi si occupa di Cultura. Ieri ho ricevuto nella posta, quella vera, una lettera vera scritta a mano in blu. Anch’io scrivo in blu, però al pc per risparmiare gli occhi. Nella busta, Chiara mi manda le ultime news da La Trebeschi, locandine e depliants. Tra le parole scritte a penna in blu trovo Risorgimento e hostinato rigore con un richiamo al logo di Trebeschi. Hostinato rigore. Lo prendo come uno sprone implicito e ricambio, con le tue stesse parole: ti abbraccio, Sorellina!

 

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