la destra, la sinistra e le donne

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(prima della prima sala olivetti)

Il 19 febbraio 2007 nella sala Olivetti a Roma, a due passi dalla Sede nazionale Udi, farà il suo debutto ufficiale la Campagna50E50 …ovunque si decide! Parafrasando Elisa, qualcosa ancora non c’è. Non c’è l’Articolato e non c’è la Relazione per il Senato. Cosa c’è? La decisione di andare a una raccolta firme su di un Progetto di legge di iniziativa popolare c’era già. E di andarci da Udi, anche quella c’era. Nella Sala Olivetti verrà solo dichiarata pubblicamente, definitiva e solenne. Ci sono alcuni princìpi base. C’è la decisione di presentare il tutto al Senato. C’è la E rossa e maiuscola. Soprattutto, c’è l’…ovunque si decide!

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Sul piano organizzativo, per il costituendo Comitato promotore, nessuna alleanza era possibile, direi per mancanza assoluta di soggetti all’altezza di assumere in prima persona, accanto a Udi, un impegno di tale portata. Senza giri di parole, le cose stavano così. Nel 1979 fu tutta un’altra storia. C’era il Movimento di Liberazione della Donna, c’erano riviste molto attive e c’era altro. Erano altri tempi: si discusse e discusse moltissimo fra tante associazioni di donne prima di decidere quali parole, parola per parola, inserire in un Progetto sui reati di violenza sessuale, che prima si chiamavano violenza carnale e atti di libidine violenti. Altra storia. E di quella si trovano moltissime cose nell’Archivio centrale Udi.
In questo nostro 2007, tuttavia, la Campagna 50E50 era anche la prima vera occasione nazionale per l’Udi di ritornare nelle piazze, per le strade. Non avevamo l’ansia di mettere il cappello su ogni cosa. Certamente quell’ansia non albergava nella Sede Nazionale, che aveva a cuore alcuni princìpi, questo sì. E allora, anche se il Comitato promotore per la Cassazione resterà Udi, si decise per esempio di promuovere la costituzione di un Consiglio Nazionale 50E50 …ovunque si decide! dove la parola Udi scompare. Ancora una volta, e non sarà l’ultima, Udi fa un passo indietro per favorire l’ingresso di quante, singole, associazioni e perfino istituzioni volessero entrarvi.
La mia posta elettronica, nel periodo, si complica ulteriormente per l’uso incrociato di 2 pc e 3 indirizzi mail differenti: uno personale, uno cittadinanza.tiscali e uno 50e50.gmail. Ritrovo alcune mail che partono dal 2 gennaio 2007 e che avevo completamente scordato. Mi sono chiesta il motivo. Rimozioni della mente? Meglio, selezione a vantaggio di tutto il bendidio di cose buone che saremmo andate a fare di lì a poco. In ogni caso, ora scopriamo alcune carte. Hai visto mai, si perdessero i pezzi per strada, oltre ai ricordi e alcune facce di quel Coordinamento? Nei primi giorni del 2007, alla mia mente si definiscono meglio le premesse politiche di uno stare altrove rispetto al semisotterraneo dibattere su destra e sinistra. La parola Altrove, questa volta con la A maiuscola, la si troverà in un documento scritto per la prima Sala Olivetti. Scritto in due e letto a due voci alternate, in Sala. Cose determinanti accaddero prima di quella prima Sala Olivetti. Per uno strano gioco del destino, i prodromi si delineano nei giorni che precedono una ben più nota epifania. Solo in un caso, si trattò della rivelazione di un qualche conflitto di posizioni.41

da facebook – Lidia Campagnano
una delle protagoniste del conflitto vuoto a perdere 2007

 [ ps 2014: ops sparì la foto. meglio così... ;-) ]

Durante la Campagna, nulla sarà offerto in pubblico come guerriglia fra donne ad uso e consumo di terzi. Questo è quello che conta. Anche perché, per fortuna di noi tutte, il discutere di destre e di sinistre cose era destinato a diventare altro. Non tanto per amore di Udi, e neanche per bon ton femministese. Semplicemente, si rivelò un vuoto a perdere mentale. D’altronde, Udi è fatta di tantissime anime da quel dì. Il suo bello è proprio quello. È anche il motivo principale per cui ancora sto dentro [p.s. 2013: stavo] a questa avventura: mi piacciono i conflitti a viso aperto, i conflitti adulti. Per arrivare, insieme, alla soluzione. Non sono mai stata affascinata dai gruppetti di opinioniste che se la cantano e se la suonano tutte alla stessa maniera. Troppo facile. Troppo semplice. Per quel che mi riguarda, anche un tantino brutto. Sembro reticente? Parlo sempre di questa storia della destra e della sinistra. Che dire, le parole potrebbero essere tantissime. Più che abbondanti quelle nella Cisterna. Una cosa comunque posso raccontarla già qui. È semplice assai. Tempo fa, non ricordo più quando, una donna romana mi ha raccontato di un’altra donna romana che in pubblico – con tutta probabilità in quel di Roma – avrebbe pronunciato la seguente frase: il guaio per l’Udi oggi è quello di non scegliere. Non so se riporto la frase esatta. L’oggetto della mancata scelta sarebbe sempre questa benedetta questione tra destra e sinistra. Non è mia intenzione fare un mini-trattato a latere su cosa sia in Italia la destra e cosa la sinistra, oggi. Non è intenzione, né cado in tentazione. Pratico da un quarto di secolo politica delle donne. Capiterà, a carte scoperte, che ritorni su detta questione, ma dichiaro che la attraverserò per dire di altro. Posso scrivere per esempio la risposta dell’epoca, perché alla donna che raccontava l’accaduto replicai con parole che ripeterei pari pari oggi, dove tanto per cambiare sembrerebbe che risiamo in campagna elettorale: è il pensiero di dover fare quella scelta il guaio vero, se hai a cuore il genere politico femminile, le scelte vere sono un’altra cosa.
Detto questo, resto nel 2007, non mi farò prendere la mano da accadimenti attuali mentre assemblo ricordi. Dovrebbe bastare ricordare a chi c’era e raccontare a chi non c’era quello che si andrà a fare e a dire come Udi nel febbraio 2007: se la politica delle donne ha ancora un senso, è un senso che sta Altrove. Sempre. Senza se e senza ma. Non può essere qualcosa a corrente alternata, tipo un po’ di politica delle donne la mattina e un po’ di politica a destra o a sinistra, la sera. O viceversa. Oppure, per dirla con altri termini, un po’ di autonomia oggi e un po’ di collateralismo domani. Questo non vuol dire affatto che chi fa politica delle donne non può fare politica anche in un partito. Anzi, lo scopo della Campagna è affermare la necessità di impegno e ingresso di donne in massa nei partiti e dappertutto! Però, una differenza c’è e sta nel come. È qualcosa che fa sì che alcune donne in un partito siano autorevoli e altre no, non lo saranno mai. Non parlo di posti di potere né di capacità o competenze particolari. Parlo di ben altro tipo di scelte. Parlo di come ci si muove. Parlo di stile. Lo stile è qualcosa che, se ce l’hai, si vede anche in una circoscrizione. Se non ce l’hai, non c’è seggio europeo che tenga. Il fatto è che alcune donne, ancor prima di entrarci in un partito, vivono se stesse come soggetti da politica di serie B, si aggregano, si lasciano cooptare mute, al più sperano di essere viste da qualcuno, ma non osano guardare in proprio, non ci pensano neppure. E invece… Lo so, è difficile. Lo so perfettamente. Però, sta tutto lì il suo bello.

 

vai

 

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NOTE

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Nel reparto mac 2007, vedere la cartella ritrovamenti [06]. Si tratta di scambi tra le donne del Coordinamento. La mail di partenza è datata 2 gennaio e fa il punto sui primi contatti con le giuriste. Sono una che spacca il capello in 4 e perfino l’oggetto scelto per la mail di partenza da parte di una componente del Coordinamento mi appare sintomatico: INFORMAZIONI AL 50. Risponderemo in tre.

 

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