la pioggia dei ricordi

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Quando tutti i pacchi con le firme saranno finalmente pronti, puntuale arrivò la pioggia. Va bene, un pacco a testa, un ombrello e andiamo. 29 novembre 2007: si esce in fila indiana dal portoncino di via Arco di Parma che saremo state una cinquantina, quasi lo stesso numero di quella volta a Piazza Cavour. Fuori, ci attendono altre e altre arriveranno in corsa.
Non ricordo il numero esatto e strada facendo scordai anche altro. Lottavo con un affare verdino, una di quelle cose leggere trasparenti che quando le togli, sotto sei bagnata uguale. Borsa a tracolla, c’è tutto? Sì, tutto. Pronta. 

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Sempre le stesse borse sotto gli occhi, sempre più felici. Facciamo una piccola deviazione, prima della strada maestra, per una foto con la barista a due passi dalle scalette di Lungotevere Tor di Nona. Quante ne ha viste e sentite, quella barista, in quei mesi febbrili. Mescolate nei caffè più dello zucchero. Il mio d’orzo, mi raccomando. 

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Siamo in tante e più quando arriviamo in piazza Fiammetta, sempre in fila indiana. Interromperemo il traffico, ma per poco, in via Zanardelli, dove si trova la sala Olivetti. Quanti ricordi. Diamo uno sguardo da lontano al Palazzaccio, che sarebbe come chiamano i romani la Cassazione vista dal Tevere. Un altro sguardo di striscio a Piazza Navona, sotto una pioggerella sottile. Poi, finalmente il Senato. Dice che dobbiamo entrare dall’ingresso posteriore. Va bene, e così sia. Siamo tante, sì. Alla testa del mini-corteo ci sono Fatou Cristina, la donna rumena che viene ad aiutarci per tenere pulita Via Arco di Parma. Un manico a testa, due Donne in Italia portano la prima cesta. Al loro fianco Pina, col carrello della spesa, dentro non so quanti pacchi. Gli altri sono sparpagliati in perfetto ordine tra le altre. Come si fa alludi a sparpagliare le cose ordinatamente? Non saprei dirlo. Facciamo.

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Li portiamo in braccio quei pacchi, quasi una culla: ci son dentro le firme, quasi le nostre figlie! Le nostre fatiche, i nostri sei mesi di parole, strade, comuni, teatri, timbri, piazze, banchetti, gente su gente, parole su parole. E ancora firme su firme. Quelle che depositeremo al Senato saranno più di 120mila, ma il campanello del portoncino di via Arco di Parma squillerà ancora, per giorni e giorni, fino alla fine dell’anno e oltre. Firme ritardatarie. E sia. All’ennesima squillata, devo dirlo, appena comprendo il tenore  del pacco, mi verrà anche la nausea.
Siamo in tante alla fine, il 29 novembre 2007, più di Piazza Cavour. Perché di 29? La Raccolta non era partita di 2 giugno? E non dura 6 mesi? Questa la ricordo bene, è un po’ da ridere. Ok, la partenza ufficiale s’era decisa per il 2 giugno. Solo che, parole mie testuali: a Bologna si soffre di vidimatio precox, e sia! Avevano preso a prendere firme un po’ prima del previsto. Sarà la solerzia emiliana, le possiamo buttar via?
Siamo in tante, qualche faccia che prima c’era ora non c’è più, ma altre e più si sono aggiunte in quei mesi lunghi e intensi.  Arriviamo al retro-Senato e… solo in quattro si può salire al quarto piano. Pina si guarda in giro. Dov’è Milena? Milena è tornata alludi, perché scordò il portadocumenti. E te pareva, s’è scordata.

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Pochi minuti d’attesa e questi i nomi di chi salirà, alla fine: Pina Nuzzo, Liviana Zagagnoni, Milena Carone e Manuela Gigante, new entry giovane giovane coi capelli lunghi lunghi. Marisa Rodano la troviamo dentro al Senato che ci aspetta. Che emozione, non riesco a fare il conto giusto. Quante generazioni ci saranno state in 5 donne? Marisa è molte cose, non solo senatora. 88
Delle odierne senatrici 2007 non vedrò nessuna ad attenderci né fuori né dentro il Senato. Una Franco la incroceremo al volo, una volta uscite. Chiamate alla compromissione. Nessuna rispose. Lettere e lettere alle Parlamentari fino all’ultimo, vedi Cisterna. Un bel niente di niente. Dice che Udi non ci sa fare con la comunicazione. Dice che dovrebbe farsi un po’ più amica di certi giornali giusti. Dice che bisogna scendere a compromesso. Dice. Sarà pur vero. Ci sarà pure una parte di verità, da qualche parte. So che le scelte di libertà si pagano sempre, perché… la democrazia paritaria come la libertà costa e costerà, per dirla con le parole che chiudono una relazione della prima sala Olivetti di febbraio 2007. So quello che hanno detto a me le donne Udi, dopo il mio ingresso nel 1985. Quello che non mi hanno detto l’ho studiato.89
Insomma, nessun appoggio dalle Stanze a quel Progetto. Nessun articolo come si deve sulla stampa. Incluse femministe più o meno giornaliste. Incluse donne accreditate da uomini al comando di giornali e tv, accolte di buon grado nei salotti a straparlare di femminismo morto o moribondo. Evviva il femminismo! Tutte e tutti prenderanno poi a discettare di silenzio delle donne, su certa stampa. Su quello che le donne veramente stavano a fare in Italia, niente. Silenzio vero. Peggio, reticenza. In qualche caso, onor di maldicenza, come Dominijanni sul Manifesto. Stampa alternativa? Non sono pensieri di oggi, questi. Non sono pensieri freddi. Potrà sembrare strano, ma erano i pensieri che turbinavano nella mia testa il 29 di novembre mentre facevamo cose belle, mentre guardavo e riguardavo le mie Sorelle, mentre correvo alludi a ripescare un portadocumenti scordato. Mentre facevamo tutte quelle cose, comunque felici per il già fatto e per il da fare, come facevo a non pensare? Quando usciremo dalle stanze del Senato, accanto alle nostre donne sotto la pioggia troveremo solo un microfono e una videocamera, quella di Donna.tv impresa web di donne. E ancora una volta, era quasi tutto previsto. No, non stava accadendo per caso. Nel caso fosse sfuggito, è il titolo di uno scritto nella Cisterna, pensieri pubblicati a fine giugno 2007 e che da allora non mi hanno mai abbandonata. Se mai, hanno trovato altri pensieri per compagni. Una compagnia di giro che non ha mai abbandonato la mia mente. La mia testa continua ad essere di irriducibile bimba, forse un po’ monella. Eppure qui lo dico, anche saggia. Continuavano a girare nella testa quei pensieri, anche a fine novembre 2007, sotto la pioggia.

 

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NOTE

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Iniziamo col dire che Marisa Rodano è una delle fondatrici dell’Udi. Negli ultimi tempi, ha scritto una cosa che ci riguarda da vicino. Se una vuol sapere dell’Udi deve leggerla assolutamente: Memorie di una che c’era. E io aggiungo, che c’è ancora. Al Congresso nel 2003 Marisa dirà che l’undicesimo Congresso del 1982 era nel vento della storia. La ricordo come fosse oggi, quella frase. Marisa verrà ad altre Assemblee, inclusa l’ultima in ordine di tempo, mentre scrivo, del 4 di dicembre 2010. Che Donna! Marisa è stata senatrice e altro ancora di parlamentare, in Italia. La prima donna Vicepresidente della Camera, mi pare. Di lei mi piace anche una caratteristica rara, propria delle persone che sanno stare veramente al passo coi tempi: Marisa che sa del web, che naviga. Marisa e le penne colorate, con perfetti ghirigori per appunti durante le riunioni. Ghirigori d’autora. Insomma, Marisa. Non solo senatora.

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Qualche testo si trova anche via web. Mi pare sia del 1998 la riedizione di una pubblicazione 1984, direi basilare per accostarsi a quella storia. UDI: laboratorio di politica delle donne di Michetti, Repetto, Viviani. Uno scritto più recente della storica Patrizia Gabrielli La pace e la mimosa, l’Unione donne italiane e la costruzione politica della memoria scandaglia il periodo storico dell’immediato dopoguerra, con incursioni nella storia più recente, attraverso interviste e spunti vari. Sono personalmente affezionata ad uno scritto Chiurlotto Strani soggetti contenuto nel numero 16 della rivista Dwf 1992. Molto altro si trova nell’Archivio centrale e su qualcosa tornerò più avanti, per indicare info provenienti dalla Sede, relative all’attività Archivio centrale 2009/2010. Ribadisco che non mi sento titolata per suggerire bibliografie. Cosa voglio dire qui? Sempre terra terra: dopo lo strappo Udi/Pci – strappo datato 1982, forse è il caso di rammentarlo in attesa che passi prima o poi anche alla Storia, strappo che precede di 7 anni il crollo di un muro nel 1989, sarà stata una crisi anticipata del settimo anno? – dopo quello strappo è partito un diktat dalle stanze di un Partito e poi da altre, con o senza bottoni dentro. Quel Partito da allora si è trasformato, ha cambiato nome non so più quante volte, infine s’è sciolto per fare con altro una cosa democratica. Tutto o quasi è finito di quel Partito. Per ciò che riguarda Udi, non è mai finito il diktat. Forse, solo aumentato. Del resto, come si fa a perdonare a così tante donne un saluto al Padre? Se quel Padre ha mai compreso un giorno, saranno i Fratelli quelli più arrabbiati. Fratelli intesi come maschi coetanei a capo di uno e più Partiti. Tutti indistintamente incavolati, anche perché si sono sorbiti un po’ di femminismo nelle proprie esistenziali vite, nel frattempo. Fine ennesima digressione.
Per tornare a quel giorno di Senato, ci sono foto in varie ed eventuali mac 2007 [06].

 

 

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N.B. i riferimenti in nota attengono a file contenuti nella Cisterna.

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