La terza via somala

Se avessi voglia o bisogno di vomitare,
non saprei quale tra le opposte reazioni sarebbe più efficace.

Parlo del prevedibile scatenamento italico che segue la liberazione di una cooperante in centro Africa.

Non saprei, veramente.

Forse mi farebbe più effetto la stantia retorica sinistrata terzomondista che come le moniceddhre ogni tanto rispunta, risvegliata dal suo letargo.

Libertà di pensiero e/o conversione?
Come di qualsiasi altra evenienza umana, logico.
Quasi che di libertà si possa parlare – o peggio, pontificare – dopo un anno e mezzo di prigionia. Ma non scherziamo!

Lo ammetto.
Certo paternalismo patriarcale mi fa molto meno effetto.

Perfino truci parole etichettate come ‘di destra’ mi fanno meno effetto. Forse perchè scontate.

A parte che… non stanno mica tutti a destra quelli che…
“ma che ci siamo andati a fare, visto che stava così bene?”
“era in cattività – proprio così, come si dice delle bestie – magari l’avranno anche ingravidata…”
“ma quanti soldi abbiamo pagato per far tornare la convertita? sono soldi nostri dopotutto…”

e ancora e ancora.

A parte questo, qualcuna un giorno mi dirà se esiste ancora una destra e una sinistra.

Nel frattempo, lo so, le due opposte fazioni
– ideologiche o di pensier comune terra terra che siano –
se le canteranno ancora per molto. In lungo e in largo.

Nulla aggiungendo alla verità delle cose.
Limitandosi, come sempre, a dichiarare la pochezza degli autori delle pensate. Primi fra tutti quelli de…. “la libertà…!”

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Ma nel frattempo io penso a Ilaria.
Mi viene in mente lei.
Anzi, a dirla tutta, lei m’è venuta in sogno poco fa.
Lei che era con Miran ventisei anni fa.
E stava a fare il proprio mestiere. In Somalia.
A farlo bene.

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Sono veramente pochi gli italiani che in questa recentissima vicenda hanno fatto bene il proprio mestiere.

Non c’è stato a quanto pare nessun “Callipari” più fortunato di quello vero, con Giuliana. Nessun eroico agente segreto. O fosse anche poco segreto. Italiano.

 

Quando e se si leveranno le nebbie (è ancora presto) scopriremo magari che ha giocato un suo ruolo il coronavirus, anche qui.

 

Per ora quel poco che si sa è che Italia deve e dovrà dire grazie alla Turchia e alla Somalia. Alla gran faccia della sovranità. Che in quanto tale è parola antica e nobile, per nulla parente dei sovranismi da quattro soldi attualmente circolanti. Sovranità è sorella di Signoria. E Italia ha smesso da parecchio di essere Signora di sè.

Pagheremo caro l’interessamento turco-somalo. In un modo che ora è del tutto sconosciuto alle due opposte fazioni guerreggianti su giornali, tv e social. Così come è sconosciuto a me. E a molti altri.

Ma pagheremo. Questa, alla fine dei giochi, la più triste e vera delle verità. Perchè la terza verità trionfa sempre tra le opposte verità guerreggianti. La verità delle cose.

 

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Leggo che fra i tanti che non stanno a fare il proprio mestiere trova posto anche Vanoni, la quale, visto che ha smesso di cantare (bene) da quel di lì, si lancia volentieri allo sbaraglio per dire a tutta Italia opinioni eccelse sulla vicenda di Silvia Romano.

Ma son quisquilie, al cospetto di altro.

 

I nostri leader da operetta hanno fatto e ancora fanno il teatrino del salvataggio e del rientro. Che vergogna.

No, Conte & co. non hanno fatto bene il proprio mestiere.
Anzi, non lo hanno fatto per nulla.

E questo, alla fine, lo so, è quanto più di tutto mi farà vomitare.

 

 

M.A.C. 12.05.2020

 

 

 

 

P.S.:
non scrivevo “a carte scoperte” da molto più di un anno.
Non è per via del sinistro virus informatico dal quale peraltro il blog non è ancora guarito.
La verità è che non avevo voglia di esternare le mie pensatine sui cosiddetti social.
Ma poco fa m’è venuta in sogno Ilaria. E il mio 1994.
Ora torno a dormire. Poi si tratterà di scrivere altrove.
Spero di sognare altro. Giorgiana la sto pensando ora ad occhi aperti, dopo aver scritto la data 12 maggio. Quanto alle pensatine social, si vedrà.

 

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