le balle di kappa

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Da allora, il gioco delle sigle in codice ha contagiato tutte, anche quelle che all’inizio non erano cittadine citte citte. Tra queste, kappa, conosciuta qualche giorno prima dell’inizio della Campagna, sempre in un Corso di formazione, edizione 2007. Sono andata un po’ in giro per la Campagna, con kappa. Con kappa e la moleskine dentro una fidata Smart. Non è uno scherzo, era una Smart. L’avevo comperata dopo il furto di un’Opel Corsa nuova di zecca. La comprai usata nel giro di 3 giorni di lettura di annunci, incavolata nera per il furto. La comprai perché era l’unica cosa che potevo parcheggiare nel garage della casa dove vivevo nel 2004. Chi poteva immaginare che quella Smart avrebbe fatto tanti chilometri! Non sono andata in giro solo con kappa. A volte anche con em, roc, cli, gam e milo. Una per volta, per via della Smart. Quando dovevamo essere in più di due, si sceglieva l’auto di roc, oppure quella di em. Da luglio a settembre, con l’unica eccezione sarda, nel mac tour 50E50 quasi sempre e solo kappa.

Kappa aveva – e ha ancora, ovviamente – tot anni meno di me. Nel 2007, esattamente la metà dei miei. Normalità vuole che sia io all’occorrenza a far la mamma, in casi del genere. Bene, kappa non era né la mia accompagnatrice, né la mia segretaria. Figuriamoci, la segretaria! Kappa era la mia compagna premurosa e giudiziosa. A volte, mi rimproverava anche. Una volta mi ha regalato una girandola con i colori della pace. Forse per placare Imenea Carlon, una delle mie sette anime, la più arrabbiata. In un altro giro è tornata dall’autogrill con l’originale di Pia come la canto io di Gianna Nannini. Doveva essere un po’ preoccupata di come poteva finire il viaggio, per via che la copia pirata che mi avevano donato non si sentiva manco per nulla. Imenea era un tantinello risentita. A Firenze kappa mi ha tenuto la testa ferma in un bagno a vomitare. Roba unica, non rara. Vomitare con altra accanto, quando mai? Certe cose o le faccio da sola o non le faccio, punto. Kappa aveva – e ha ancora, ovviamente – due occhioni così. Di un colore indefinibile ma spalancato. All’inizio era un poco frastornata. La sua mamma prima di una partenza mise un biglietto tutto per me, nel sacchetto dei panini. Che conservo ancora. Il biglietto, dico.
Quante ne abbiamo passate e viste con kappa, ad Arezzo, Firenze, Brescia, Livorno e Roma. Queste le tappe che ricordo ora. Le chiederò di rinfrescarmi la memoria. Nel primo viaggio, sull’autostrada vediamo una cosa, anzi più cose. E scopriamo di avere questa strana – strana perché poi? – passione che da allora è solo cosa nostra, inconfessata. Già, e ora che sto a fare? Ok, lo confesso: le balle di fieno, ecco. Una passione smisurata e irriducibile. Siamo divenute esperte con l’andar del tempo. Abbiamo scoperto che ogni luogo ne fa di differenti, alcune scalcagnate e alla buona, altre precisine e impettite nel loro involucro di plastica verdino, quelle di traverso, quelle solitarie, quelle in bilico sul versante di una collina, le sfatte e le ammucchiate. Alcune ordinatine sotto una tettoia, quasi una gabbia, poverine! Le balle del centrosud e le balle del nordest. Le balle dell’estate 50E50, che belle! Le ritroverò in altri viaggi ancora, ma non sono più quelle. Qualche volta, anche adesso, quando le rivedo sulla strada e posso farlo perché non sono alla guida oppure mi ricordo di avere un auricolare, la chiamo… kappa, le balle! e ridiamo e piangiamo di gioia e di ricordi. Kappa, all’anagrafe, fa Francesca Ghezzi. 53

 

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NOTE
i riferimenti in nota attengono a file contenuti nella Cisterna.

 

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 Con kappa e la smart, ci dovrebbero essere foto nella Cisterna, sempre nella cartella varie mac 2007 [06].

 

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