le prime costantine

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questa formazione non ci basta

 

È quasi tempo d’estate, in quel 2006, quasi tempo di Taranta. 

Le cittadine citte citte sono aumentate e si sono trasformate.

Innanzitutto, decidono di fare finalmente un Gruppo Udi locale, dandosi un nome, come è giusto che sia. E il nome fu Macare Salento. Perché Macare? Il termine dalle mie parti è ancora usato in senso spregiativo – ma ora vorrei proprio vedere la faccia di chi ieri rideva – per indicare ora le streghe brutte sporche e cattive, ora le donne rompiballe tout court nei secoli dei secoli. Al mio sguardo, solo donne irriducibili. Con buona dose di sense of humor le salentine a metà 2006 lo scelgono come nome per andare a fare cose serissime e importanti.

La prima fu la Scuola Politica Udi, nel settembre dello stesso anno. Poi la Campagna, altre due Scuole, la Staffetta. Tutta roba tosta e impegnativa, mica girare per il cielo a cavallo di una scopa, per sparpagliare il vento.

Di Macare come loro in Italia, anche se non si chiamano così, ne vedo in giro molte nel 2006, ancora alla ricerca di una stanza tutta per sé! 

Alle Macare, e non solo a loro, la formazione così come era stata propinata dai Corsi di politica negli Atenei non basta più. Molte donne lo diranno negli incontri che giovani e meno giovani apriranno dopo i Corsi partiti nel 2004.

Ho partecipato a uno di quegli incontri a Messina. Ci fu un bell’avvio a Pisa. Dopo, molte energie si sono perse. Perché? Forse, un mix di belle parole, qualche vuoto a perdere mentale, qualche mai sopita ansia di protagonismo vanitoso.

Soprattutto, puntuale arriva sempre la voglia di irreggimentare e istituzionalizzare la freschezza di domande, questioni, rabbia perfino che quelle donne provano ad esternare.

Se solo quella Ministra per le Pari Opportunità sapesse il guaio che ha combinato! O forse lo sa, perché Prestigiacomo è persona seria, anche se costretta nelle logiche di schieramento, alla pari di altre sue colleghe del centrosinistra.

La sua successora Pollastrini penserà bene che era arrivata l’ora di abolirli del tutto quei Corsi.

Producevano troppi inauditi?

Il giudizio è mio, lo firmo e sottoscrivo.

Gli Atenei che in solitario tenteranno di farli ugualmente dovranno vedersela con tagli al budget e altre pastoie burocratiche. In qualche città si decise di aprire i Corsi agli uomini sulla base di presupposti vari, di cui condivido solo uno: anche gli uomini hanno bisogno di essere formati alla politica.

Tuttavia, poiché salta il presupposto di origine europea sulle azioni positive verso le donne soggette svantaggiate, alla fine piano piano salteranno gli stessi Corsi, un po’ dappertutto. Almeno come io li avevo conosciuti nell’avvio voluto da Prestigiacomo.

Fine di un’esperienza che però, a macchia di leoparda, aveva dato qualche frutto. Aveva contribuito a far emergere una domanda altra, un po’ ovunque. Domanda ancora indistinta, disordinata, però domanda di politica.

Nei primi passi, fatta ancora di voglia di sapere, di sentirsi raccontare. Cosa? Per esempio, com’era andata la vicenda del Progetto di legge di iniziativa popolare sulla violenza del 1979, di cui non vi era traccia nei tanti Corsi di formazione per donne.

Negli Atenei le parole non potevano venire da donne e uomini dell’accademia, ma da chi quella storia l’aveva conosciuta e magari vissuta in prima persona e che nei Corsi, anni e anni dopo, si era ritrovata in virtù della relazione personale con alcune docenti.

Era esattamente quello che era accaduto a donne come Pina Nuzzo e poche altre inserite nella docenza.

Dagli anni 80 circa, soprattutto in Italia, su ciò che era stato realmente il movimento delle donne c’è stata grande confusione e sovrapposizione di piani tra quello della pratica politica, del racconto, della memoria da trasmettere, della docenza storica, filosofica e sociologica.

Negli ultimi tempi, la distinzione degli ambiti e contemporaneamente la interrelazione dei vari luoghi sta facendo chiarezza: è ciò che accade oggi nell’Archivio centrale Udi, per esempio, nella relazione instaurata con storiche come Patrizia Gabrielli.

Nel 2006 la domanda delle domande era: cosa ne è stato della politica che le donne hanno fatto veramente in Italia? Al di là dei riassunti che qualche storica più o meno accorta sentiva il dovere di fare? Possibile che in Italia dagli anni 80 in poi tutto si fosse ridotto a Commissioni Pari Opportunità?

Queste erano le domande. Né più, né meno. Alle mie Macare, io da sola non volevo né potevo dare tutte le risposte.

Alla fine, avevo accolto di buon grado la loro ferma intenzione di avviare il Gruppo Udi Macare Salento. Allo stesso tempo, volevo lasciarle sole per sperimentare la pratica politica.  Avevo deciso di essere supervisora della trasparenza e del rispetto dei princìpi Udi nel loro agire, questo sì. Solo, provavo a fare il classico passo indietro, per non diventare un tappo!

Questa del tappo proverò a spiegarla meglio in seguito. Nel 2006 decisi di lasciarle sole anche nella preparazione della Scuola Politica Udi fissata per settembre. Per l’estate 2006 ho fatto una vacanza come non ne facevo da una vita: 40 giorni – dico quaranta – in Grecia.

Lascio l’Udi Macare nel Salento alle prese con organizzazione di opere e pensieri. Sarà soprattutto nel 2007 che lascerò molto sole le mie Macare, per via di quello che loro stesse chiameranno il mac tour 50E50.

In ogni caso, decido di fare fin da subito un’operazione che non saprei come chiamare: svezzamento? Forse. Non m’intendo di materno.

Tornando al 2006, sarà da un’esigenza macara che nascerà il progetto della Scuola Politica Udi. Anzi, saranno le Macare a costituirsi come Gruppo proprio per avviare il Progetto.

Questa è una cosa importante da tenere presente, perché in effetti un Gruppo Udi si fa se ha un senso collettivo l’azione sul territorio di 5 o 10 donne singolarmente già iscritte all’Udi.

Erano questi gli intendimenti della nuova Udi uscita dal Congresso del 2003, queste le decisioni Congressuali riversate sinteticamente in uno Statuto dove, come prima cosa, si trova scritto che all’Udi si aderisce individualmente e dopo si trovano le indicazioni sul come organizzarsi a livello territoriale come Gruppi o Sedi.

Dal 2006, nel Salento è come se ogni volta le Macare si sciogliessero e si ricostituissero di nuovo, con un nuovo vestito, rinnovato in persone ed energie, per un progetto nuovo. In questo devo dire che sono state veramente macare, erano maghe e hanno fatto magìe.

La prima edizione della Scuola Leggere una legge vedrà la collaborazione con giovani donne romane, più o meno le stesse dell’Assemblea di maggio 2006, e soprattutto con l’Archivio Centrale e i suoi documenti, in un crescendo di soluzioni originali che non si ripeteranno allo stesso modo, ma restano pur sempre un esempio a cui guardare.29

cp2

[le costantine - settembre 2006]

Una quarantina di donne provenienti da ogni parte d’Italia si ritroveranno con una cartellina zeppa così su tutto, ma proprio tutto quello che c’era da sapere sul percorso che aveva accompagnato prima durante e dopo il Progetto di legge del 1979 per riformare il codice penale su violenza carnale e dintorni.

La Scuola è stata una cosa seria assai, piacevolmente alleggerita dal contesto ineguagliabile della Tenuta della Fondazione Le Costantine, a pochi chilometri da Otranto.

Per sapere di più sulla Scuola organizzata dalle citte citte, per scoprire cose carine anche su quelle Costantine, compresa una ricerca su Steiner e un’altra scuola, su agricoltura biodinamica, telai e tessitura, lavoro coi disabili e su una donna che decide un testamento sui generis, si possono consultare in cartaceo anche i Quaderni prodotti per l’Archivio, mentre sul web si trova uno speciale Costantine in una casaacorte. Dove? Beh, sempre lì, in cittadinanze!

 

vai

 

 

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NOTE

 

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Perfino gli sponsor scelti dalle Macare saranno un caso a parte: negozio per negozio, bottega per bottega, alberghi, piscine, ristoranti, estetiste, commercianti, parrucchiere, fioraie, salumiere, i contributi saranno chiesti solo alle donne imprenditrici della zona di Otranto. Motivo? Testuale, credo che si trovi scritto nel loro resoconto: non chiediamo soldi ad enti e istituzioni, perché non abbiamo molto tempo, non possiamo ritardare l’apertura dei lavori con i saluti delle Autorità. Macare, non c’è che dire! Dagli interrogativi di quella prima Scuola nascerà la seconda Ventanni del 2007.
Nella Cisterna digitale, sulla Scuola politica Udi 2006 leggere una leggere c’è cartella ad hoc in varie snu 2006 [04].

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